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Pagina inziale » Tavola » Articolo n. 29 del 5 maggio 2001 (4342) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il vino nei secoli
Il vino nei secoli

La tradizione vinicola dell'Oltrepò risale almeno a tremila anni fa, come testimonia una pietra in arenaria con scolpito un grappolo d'uva, ritrovata nella zona. Nel Medioevo, soprattutto grazie alla presenza di moltissimi conventi, il commercio era particolarmente fiorente: attraverso il Po ed il Ticino, il vino arrivava dall'Oltrepò a Pavia, dove un quantitativo era destinato al consumo cittadino, mentre il resto - la maggior parte - andava a coprire il fabbisogno dei milanesi.

Ma la presenza della vite in Italia risale a più di 4.000 anni fa, e coincide più o meno con l'età del bronzo (2000 a.C.) quando gli Enotri, popolazione del sud, abbandonata la vita nomade, e con lo sviluppo di un linguaggio di comunicazione, iniziarono a coltivarla in modo molto rudimentale. Non a caso l'antico nome della nostra penisola è Enotrià, terra del vino. Furono gli Etruschi ad ampliare la viticoltura stabilendo un ricco commercio con molti paesi del mediterraneo, mentre i Greci, giunti in Italia, portarono numerosi vitigni, come per esempio il Malvasia, ma furono i Romani a diffondere la viticoltura e ad affinare i metodi enologici: durante le campagne di conquiste, i legionari romani, avevano il compito di impiantare vigneti e di insegnare alle popolazioni autoctone le tecniche della viti-enologia, così la coltivazione della vite si diffuse in tutto l'impero romano, Francia, Spagna, Germania, Nord Africa e Gran Bretagna.

Fu la distruzione di Pompei, maggiore mercato vinicolo dell'impero, che segnò l'inizio del periodo buio della viticoltura, per far fronte alla sempre maggiore richiesta di vite Roma decise di rimpiazzare la coltivazione di grano con quella dei vigneti, nel giro di poco tempo la produzione crebbe a dismisura e portò all'inflazione del mercato del vino, al punto che l'imperatore Domiziano si vide costretto ad emanare un editto che, di fatto, proibiva di piantare nuovi vigneti in Italia.

Per tutto il Medioevo, la produzione del vino, notevolmente ridotta, fu praticata nei monasteri, veri e propri centri vitivinicoli, dove il vino era soprattutto prodotto per scopi religiosi e medicali. Ai monaci si deve lo sviluppo di alcune tecniche, ancora oggi impiegate quali: la suddivisione di uve bianche e rosse con tempi di fermentazione differenti ed il rispetto di norme che regolavano i tempi della vendemmia. Tra i più famosi vini del Medioevo ricordiamo quelli veronesi, della Valtellina, delle Cinque Terre.

Con l'inizio delle Crociate e i grandi spostamenti via mare, il commercio del vino decollò nuovamente, tra il XVI ed il XVII secolo, la Toscana ne divenne il centro di massimo sviluppo e promozione, seguita da Piemonte, Friuli e Sicilia.

La fillossera causò la distruzione di numerosi vitigni autoctoni, costringendo i viticoltori a piantarne di nuovi, più resistenti, sani e produttivi, trascurando, però, l'aspetto qualitativo. Solo nel nord Italia, in zone come l'Oltrepò pavese, la Valtellina, la zona di Verona, il Piemonte il Veneto, grazie all'espansione delle colture in collina, la produzione di qualità raddoppiò in poco tempo, e presto decretò l'Italia terra di produzione di grandi vini.

Oggi più che mai il vino è una voce importante per la nostra economia locale, molte case vinicole esportano i loro prodotti nel mondo, da diversi anni è nata, e si sta sviluppando sempre più, una certa cultura del vino, i consumatori sono più attenti ed esigenti... Per questi e tanti altri motivi, MiaPavia ha sviluppato l'idea di raccogliere, direttamente dai produttori, informazioni dettagliate sui vini locali, al fine di poter costituire un database facilmente consultabile, ci auguriamo che i naviganti lo gradiscano!

 
 Informazioni 
 

Davide Mattei

Pavia, 05/05/2001 (29)

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