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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 2807 del 21 marzo 2005 (2184) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Maurizio Vandelli a Vigevano
Maurizio Vandelli a Vigevano

Maurizio Vandelli è stato uno dei "motori" principali della musica pop in Italia. Artista originale e creativo, ottimo musicista e cantante personalissimo e unico nel suo genere, ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo della musica italiana.

Prima con l'Equipe 84 (in realtà, in sala d'incisione, era praticamente lui che spesso sovrapponeva le voci, le chitarre e si inventava gli arrangiamenti) e poi come solista e come produttore discografico ha sempre tenuto un profilo "alto" nelle sue produzioni.
Lo stesso Lucio Battisti deve parte del suo successo alle versioni dei suoi brani che Vandelli elaborò per l'Equipe.
Dopo un periodo di "latitanza" ritorna in video partecipando a trasmissioni di successo e incide "29 Settembre '89", un disco di rivisitazioni dei suoi brani più famosi che rivela una freschezza di intenti convincente.
Nel '93, insieme a Zucchero, forma Adelmo e i suoi Sorapis e un disco, inciso quasi per gioco, scala immediatamente le clasifiche.
Da qulche anno è tornato a calcare i palcoscenici italiani con il suo "New Millenium Tour".

Venerdì 18 marzo sono andato a sentirlo al Teatro Cagnoni di Vigevano e... mi sono divertito moltissimo!
Maurizio è in grande forma e il fatto che quella sera fosse afflitto da una fastidiosa laringite non gli ha minimamente impedito di dare il meglio di sé.

Lo spettacolo è diviso in due tempi distinti: il primo è rigorosamente acustico e il gruppo che lo accompagna, I Miranda (Stefano Volta alle tastiere, Stefano Addis alla batteria, Marco Melloni al basso, Antonio Martino alla chitarra e Alessio Saglia alle tatiere), se la cava benissimo e non è mai invasivo. In particolare il tastierista usa molto bene un Vocoder dosatissimo per "arrotondare i cori" e il batterista (Addis) è uno dei pochi che ho sentito usare sezioni di d-drum senza che l'elettronica inficiasse lo spirito acustico delle esecuzioni.

Il primo tempo, dicevo, si apre con Unchained Melody (colonna sonora di Ghost) e si va avanti con i primi successi dell'Equipe 84. Moltissimi erano cover di brani che Vandelli ascoltava a Radio Lussemburgo e, questa volta, ne cita i titoli, gli autori e gli esecutori originali. Come dire: "Diamo a Cesare quel che è di Cesare". Echeggiano così i nomi dei Moody Blues, dei Beach Boys, dei Rolling Stones ma anche dei Beatles che, in questa parte dello show, diventano co-protagonisti grazie ad alcune belle versioni di And I Love Her, Nowhere Man, Michelle, Let It Be, Hey Jude.

Pochi minuti di intervallo e inizia il secondo tempo "elettrico"; qui si da spazio ai successi più amati dal pubblico: Io Ho in Mente Te, 29 Settembre, Bang Bang, Un Angelo Blu, Tutta Mia La Città, Casa Mia, 4 Marzo '43 e tante altre.
Non mancano numerosi omaggi a Lucio Battisti; credo che Vandelli sia l'unico "autorizzato" a riproporre i brani di Battisti senza che si adombri opportunismo o piaggeria.
La gente canta a squarciagola; lui fa altrettanto e si diverte ed è questo suo genuino divertimento a creare un legame forte con il pubblico. Si capisce che qui lui sta dando al pubblico quello che il pubblico vuole, e non lo fa con malizia ma con ironica condiscendenza... e questo lo rende grande.
Esecuzioni impeccabili per una tra le più belle e interessanti voci del panorama musicale italiano.
Anche su i bis scherza e non si prende sul serio: "La prossima sembrerà essere l'ultima canzone dello spettacolo, ma basta che voi battiate un po' le mani e noi torniamo fuori subito e andiamo avanti a suonare". Niente mistificazioni o concessioni ai riti abusati dello spettacolo.

Maurizio Vandelli e Furio Sollazzi

Alla fine lo raggiungo in camerino per una breve chiacchierata. Lì scopro che il tour manager è il pavese Lotito... ed è tutta una rimpatriata.
Non amo fare interviste tradizionali e le cose che gli chiedo sono informazioni sulle sue chitarre (ne ha sempre avute di splendide, sin dagli anni '60 e, questa volta, mi mostra una splendida acustica Martin) e sul perché non incida più dischi.
Mi guarda con aria malinconica e mi spiega che oggi l'industria discografica e il mercato sono "malati" e che economicamente sarebbe un massacro fare un disco come piacerebbe a lui (visto i bassi numeri di vendite anche per i successi da hit-parade) e poi non ha più voglia di affrontare le lunghe promozioni, i falsi sorrisi e i compromessi con i "poteri" che gestiscono questo tipo di business "anche se..." mi confessa "da qualche anno un progetto con i miei amici cantautori mi frulla per la testa; ma forse non vedrà mai la luce".
Si chiacchiera ancora un po' e poi, mentre sto per lasciare il camerino, mi volto e gli dico "Lasciami fare una cosa da vecchio fan: ti chiedo un autografo da mettere insieme a tutti i miei 45 giri dell'Equipe 84". Scoppia a ridere, prende una cartolina e me la firma. "Ma non ti faccio la dedica" aggiunge "perché tra amici è imbarazzante".
Grande Vandelli.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 21/03/2005 (2807)

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