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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 280 del 27 gennaio 2003 (4060) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Gangs of New York
Gangs of New York

All'inizio il buio, il rumore di una lama sulla pelle, un uomo si sta radendo, si taglia, suo figlio vuol pulire il sangue dal rasoio ma il padre glielo impedisce, porta male, però il suo stesso sangue sarà prestissimo versato, per l'ultima volta, sulla piazza innevata davanti alla vecchia birreria.

New york non è una città ma una fornace, un crogiuolo di razze, tipi eccentrici, brutti ceffi, che forse un giorno sarà una città.

Razzismo, povertà, violenza, soppruso e tante bande che si dividono il territorio.

Il film è la storia di una vendetta covata per tutta una vita.

Sulla neve candida è una strage come quando si uccidono i piccoli di foca a randellate.

Il buio è ovunque, la fotografia è cupa, calda, piuttosto morbida, molte volte i personaggi in silhouette e controluce escono dallo sfondo, come generati dalla scenografia stessa.

Nella bettola quartiere ufficiale del macellaio i preliminari per la lotta, tra Amsterdam e l'irlandese sono divertenti: una questione terminologica...

Poi il pugilato che diventa lotta libera e poi peggio ancora, lotta senza regole del tutto... è la vita di New York.

Gangs of New York

Sangue, sputo, paura, buone maniere miste a violenza bestiale, bar, bordelli e puttane, la vita che ribolle dentro, fede, buchi nella pancia, costole fracassate sguardi negli occhi, vite nella vergogna, impiccagioni come spettacolo (e già lo sapevamo) ma qui c'è di più: l'impiccato, colui che sta per esserlo insomma, chiama il figlio quando già ha la corda al collo, la madre risponde, e fa guardare al figlio la faccia del padre, questi ammette le sue colpe ma dice anche che non è mai stato falso o traditore e si raccomanda a Dio mentre scende nel pozzetto... questa è la "nascita di una nazione", questo è il cinema consapevole di Martin Scorsese...

Dopo tanto tempo di racconto piano e lineare ecco all'inizio del secondo tempo l'esplosione della violenza più cieca rappresentata col ritmo più coinvolgente (e sconvolgente), volano coltelli, mannaie, e grandi minacce, urla e lamenti

Anche i dialoghi urlano non poco: "...quell'uomo è un politico nato, ha ucciso quarantaquattro persone e ferite più di duecento - ah... dovevo proporlo come sindaco!"

Ecco perché agli americani non è piaciuto... si dipinge questo paese come nato nel sangue, sviluppatosi col sangue che finirà (probabilmente) nel sangue.

L'incendio all'uffico di reclutamento e le sue vittime ricordano l'11 settembre, soprattutto l'uomo insanguinato sulla soglia della porta in fiamme.

Gangs of New York

Ottimo il montaggio alternato dei due capi gang che si preparano entrambi nell'oscurità, l'uno coi coltelli (sulla bandiera americana, e che già si era coperto con una bandiera americana usata come scialle) l'altro con l'arma rituale irlandese (ma non somiglia stranamente ad un'ascia pellerossa?), entrambi pregano Dio e credono di essere nel giusto, entrambi alla fine sono dei perdenti, gente che nonostante il coraggio, la forza, l'ostinazione non lascerà traccia nella storia di questo paese, l'uno contro l'altro armati, e i ricchi, intorno al tavolo riccamente imbandito, nella bella luce dei loro palazzi, attorniati dai quadri, dall'argenteria, dalle belle cose, anche loro che parlano di Dio saranno alla fine ancora divisi?

Fortunati gli uni condannati gli altri?

No, non più ormai, tra breve ecco i rivoltosi entrare nella casa del ricco, la violenza coinvolge tutti quanti.

"Si può sempre usare una metà dei poveri per uccidere l'altra metà" così si credeva fino ad ora, ma d'ora in poi non sarà più così.

Noi (americani) siamo tutti nati nel sangue e nella tribolazione.

Che l'11 settembre sia il suggello estremo e terribile di Gangs of New York?

Gangs of New York

Da "ascoltare" assolutamente i titoli di coda fino alla fine, la musica lascia il posto a rumori di strada della new york d'oggi, sirene, motori, voci e grida, è l'esatto contrappunto della ripresa precedente i titoli, con il cimitero che rimane intatto e Di Caprio che scompare contemporaneamente al cambiamento della città sullo sfondo, i grattacieli e gli uffici che crescono, le immagini di ieri che si sommano a quelle di oggi, e la morale si staglia evidente: è la città d'oggi quella che nasce sulle ceneri di quella raccontata nel film.

E se dalla violenza nasce violenza non c'è colpa che non si paghi prima o poi.

 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 27/01/2003 (280)

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