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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 2776 del 14 marzo 2005 (2294) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
La Karmen di Bregovic assolutamente geniale!!!
La Karmen di Bregovic assolutamente geniale!!!

Sono ancora sotto la forte emozione provata nell'aver assistito, sabato 12 marzo, alla rappresentazione della Karmen di Goran Bregovic al Teatro Fraschini di Pavia.

Scosso non solo per le emozioni che la rappresentazione provoca ma, soprattutto, per la consapevolezza di essermi trovato di fronte all'opera di un "genio assoluto".

Bregovic è bravo, bravissimo... lo sappiamo; ma questa "cosa" è sicuramente uno di quei prodotti "unici" che lasciano il segno.

Rappresenta un momento di transizione importante nell'evoluzione artistica di questo musicista (l'introduzione dell'elettronica, il quasi-rap zingaro...) ma anche uno spartiacque nella storia dell'opera Carmen, così come la conosciamo noi.
Era già successo, in parte, con la versione in balletto di Carmen Saura ma qui il colpo di genio è totale.

Uno zingaro che si riappropria di una Storia Zingara di fantasia, musicata da un autore classico, e la riconverte in una fantasia zingara così reale da apparire una storia possibile.
E' drammatica eppure divertente, diretta, sboccata ma mai volgare o gratuita nell'uso di termini crudi: non è avanspettacolo, è neorealismo.

I protagonisti sono tanto improbabili da apparire, in una realtà come quella odierna fatta di mistificazioni televisive, assolutamente credibili.
Maghe, puttane, spazzini e musicanti sono estremamente vividi nella loro evanescente esistenza e danno vita ad una storia che, come tutte le storie zingare, contiene un lieto fine. Sì, perché spesso è nelle storie più disperate e misere che la speranza riesce a sopravvivere.

E se la prima parte è un po' più tesa, drammatica e didascalica (sorprendenti le citazioni filmiche: Blues Brothers e Commitments, nella ricerca dei singoli musicisti per riformare l'orchestra e l'uso del "pieghevole" con le immagini naif ad illustrare il prologo della vicenda, come nella migliore tradizione dei cantastorie di strada), la seconda è più spumeggiante e ricca di colpi di scena (memorabile il "duello" che invece di svolgersi a coltellate si risolve in una gara di orchestre). Non manca il deus ex-machina finale, con la discesa dell'abito da sposa sorretto dagli angeli con i baffi, e, dopo reiterati applausi, il secondo finale a sorpresa.

E i bis? Incredibili!

Le canzoni "disperse" che all'inizio dell'opera ogni musicista reclutato accenna appena nell'entrata in scena, alla fine vengono eseguite interamente.
E che gioia e che divertimento mostra l'orchestra nel suonare: più vanno avanti e più si divertono e continuerebbero a suonare; non come certi concertisti che "fanno cadere dall'alto" ogni esecuzione come se fosse una concessione divina!

Insomma un'esperienza unica e indimenticabile.

Alla fine Bregovic legge un breve scritto di Tonino Guerra inviatogli da un amico: parla di angeli con i baffi proprio come i suoi e di fantasia che si trasforma in realtà.
"E' incredibile," commenta "non sapevo neanche che esistesse!".

Non credo di essere riuscito a spiegarvela, ma credo che comunque riusciate a percepire l'emozione di trovarsi di fronte ad un'opera "unica" attraverso le mie parole sconnesse.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 14/03/2005 (2776)

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