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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 2751 del 7 marzo 2005 (3755) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Festival di Sanremo 2005
Festival di Sanremo 2005

La serata finale conferma il record di ascolti con il 55,8% di share e 13 milioni 606 mila telespettatori. Questo è il giorno del bilancio; soprattutto alla luce delle difficoltà che si sono presentate lungo il percorso.

Bonolis si è trovato a gestire momenti delicati, la notizia della morte di Alberto Castagna, quella della liberazione di Giuliana Sgrena e la morte di Nicola Calipari.

Ed è sulla vittoria di Renga che il Festival acquista perfino più credibilità, nonostante le quasi inevitabili concessioni all'ultra-popolare, perché questa 55^ edizione ha manifestato la volontà di non restare separata dalla realtà della musica o, perlomeno, ci ha provato.
Non dimentichiamo che il Festival è comunque una gigantesca macchina che macina soldi, artisti e case discografiche. Il Festival ha un genere musicale "suo": la canzone da Festival.
Esiste una esigenza di musica "popolare-commerciale" che miete, di solito, le sue vittime.

Come ogni anno, ho seguito il Festival di Sanremo ma, tenendo presente che da tempo ormai sostengo che le cinque serate massacrerebbero chiunque, ho guardato solo la prima e l'ultima. Sono state sufficienti.

Bravo Bonolis (senza essere eccezionale, come scrivono alcuni giornali), bella la scenografia (anche se, ancora una volta, la tecnonolgia elettronica toglie un po' del fascino dei manufatti effimeri della scenografia tradizionale), inutili (come al solito) le due presenze femminili.

Alcuni ospiti hanno "funzionato" (Bublè e Will Smith), altri meno (Tyson e Grant).

Scontato (e dovuto) l'omaggio a Nicola Arigliano (con il brano "Colpevole" e una voce senza età) che, indifferente ai vulcanici 82 anni, coppola in testa e abito scuro, ha strappato a Bonolis un "è un onore maestro, è un vero onore".

La 55^ edizione del festival segna quindi il ritorno di Toto Cutugno, accompagnato da Annalisa Minetti. Non poteva mancare il duetto uomo-donna. Niente di nuovo?

No, alcune novità ci sono state.

Non certo la vittoria di Nikolai (era già successo con gli Avion Travel) quanto piuttosto la formula delle categorie che ha snellito la procedura delle eliminatorie e ha comunque creato tutta una serie di vincitori "virtuali" per accontentare un po' tutti.

Carina anche la serata con le coppie, un melange di musicisti e personaggi famosi dalle insospettabili doti musicali per offrire una lettura diversa dei brani in gara.

Ma.. e la musica?

Come spesso accade nelle ultime edizioni del Festival (ma anche nella quotidianità della produzione discografica nazionale) le canzoni sono state il punto debole.

Nessuna che "intrigasse", che si rendesse immediatamente cantabile, che strappasse un "apperò, questa non è male". Una omogenea indifferente buona rifinitura per brani che di per sé avevano poco da offrire.

Francesco Renga

Se proprio dovessi segnalarne qualcuna (e qui sono pronto a stupirvi) al di là della canzone di Renga (Angelo) che, oggettivamente, ha vinto il Festival perché era una bella canzone, mi sono piaciute quella di Marcella (Gianni Bella è un grande autore di canzoni orecchiabili) e quella di Toto Cutugno.

Ebbene sì, il grande "marpione" della musica nazional-popolare sa scrivere successi orecchiabili e, pur autocitandosi in maniera palese, ha scritto un motivo azzeccato (Come noi nessuno al mondo) e la Minetti ne ha dato una grande interpretazione (lei sì che sa cantare, non come "l'urlatrice" dei Matia Bazar); se al posto di Toto ci fosse stato Fausto Leali (e niente mi toglie dalla mente che la canzone fosse stata scritta pensando a lui) forse avrebbe vinto.

Ma, comunque, la 55^ edizione del Festival di Sanremo si è conclusa in gloria: soddisfatto Bonolis, soddisfatta la RAI, soddisfatti i discografici... e il pubblico?

Che sia soddisfatto o no conta poco: l'importante è che compri poi i dischi.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 07/03/2005 (2751)

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