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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 2628 del 31 gennaio 2005 (3727) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Un sogno chiamato Abbey Road
Un sogno chiamato Abbey Road

"Non ci posso credere", "E' stato il giorno più bello della mia vita", "E' tutto come in un sogno".

Sono solo alcuni dei commenti (molti erano in dialetto Sardo, Lombardo, Ligure, Veneto, Barese, Napoletano ecc.) raccolti negli Studi Abbey Road della EMI a Londra durante le sedute di registrazione del CD collettivo che i Beatlesiani D'Italia Associati pubblicheranno quest'anno per celebrare i 40 anni della Tournè che i Beatles fecero in Italia nel 1965. Da Pavia, alla volta di Londra, erano partiti amche gli Abbey Band e i Back To The Beatles: ecco perché vi posso raccontare l'esperienza in prima persona.

Ma cominciamo dall'inizio.

Ore 7 e 30 di mattina di Sabato 29 Gennaio: ci ritroviamo noi quattro ( i Back To The Beatles -Io, Paolo Buccelli, Turi Calogero e Aldo Tagliaferri-) più Chicco Falerni e Guido Mariani (di PassaParola, accreditati presso gli Studi come reporter) e si parte per Orio al Serio (BG) da dove, con un volo Ryan Air, si decolla verso l'Inghilterra.

Furio Sollazzi

All'aeroporto di Luton (atrrivati alle 11. Ora locale) e, stipati nel taxi nero di Jussef (taxista Afgano), con un riscaldamento da sauna finlandese, ci dirigiamo verso gli studi Abbey Road. Scendiamo proprio accanto al famoso attraversamento pedonale (quello ritratto nella copertina dell'omonimo disco Abbey Road); tutta l'attenzione è rivolta verso la palazzina bianca che ospita gli Studi. Quante volte l'abbiamo vista nei filmati e nelle foto dei Beatles, mentre loro escono od entrano per una seduta di registrazione.

Ci vediamo venire incontro Marco (degli Abbey Band); è due giorni che bazzica gli Studi e ormai ci fa da padrone di casa.

Ci accompagna attraverso corridoi con il pavimento in moquette rossa con le pareti tappezzate di foto e copertine di artisti che hanno inciso lì (da Peter Sellers ai Pink Floyd, dagli Shadows ai Beatles, da McCartney agli Stereophonics).

In silenzio ci fa entrare prima nella regia, dove i tecnici sono al lavoro. Sono gli stessi che, sino a quattro giorni prima, stavano lavorando con Paul McCartney al suo nuovo album)) e poi, dopo aver sceso un piano di scale, nello storico Studio 2, proprio quello in cui i Beatles hanno inciso tutti i loro albums.

E' tutto rimasto come era un tempo: i pannelli fono-assorbenti sono ancora quelli di allora, così come le pareti mobili e molti dei microfoni. Si respira aria di storia e l'emozione fa sì che tutti si resti senza fiato.

Dentro, stanno registrando gli Apple Pie di Roma. Ma perché tra di loro parlano in inglese? Forse la loro propensione all'imitazione li ha portati ad immedesimarsi troppo!

I Back to the Beatles

Rolando Giambelli (Presidente dei Beatlesiani e motore primo dell'iniziativa) ci viene incontro raggiante e mi abbraccia. E' emozionato e felice; Il nostro turno inizia alle 15.00, così ce ne andiamo nel salottino-bar che si affaccia sul giardino interno.

Lì troviamo, oltre agli Abbey Band, i Covers (di Belluno), i Vaghi (sardi), Giovanni (dei Beatalks) e tanti altri musicisti e amici che ci fanno festa. Arriva anche Alberto Marsico, un bravissimo jazzista che ha accettato di suonare con noi in due brani l'organo Hammond. Sarà anche un musicista famoso…ma è emozionato come noi!

Quando mancano 10 minuti alle 15 la tensione si fa palpabile, spariscono i sorrisi e si accordano per l'ultima volta gli strumenti.

Alle 15 in punto si spalancano le porte dello Studio 2, escono gli Apple Pie ed entriamo noi. Ci sistemiamo dietro i paraventi, indossiamo le cuffie e, dopo un breve sound-check, iniziamo a registrare.

Io suono, ma non posso fare a meno di guardarmi in giro e pensare "E' incredibile! Sono proprio qui, come Ringo Starr, a registrare dove lo facevano Loro".

Dopo tre brani (Tell Me Why, Misery e Baby's in Black), Rolando si unisce a noi con l'armonica per l'incisione di Thank You Girl…..ed entra la troupe di RAI 1.

Un'ennesima picconata alla nostra capacità di dominare le emozioni. Comincio a sudare.

Attacchiamo i due brani con l'Hammond e Alberto fa meraviglie in Something e Oh Darling. In questo secondo brano anche il nostro Aldo ce la mette tutta, perché è una canzone con una serie di note molto alte e difficili da prendere.

Quando mancano 9 minuti alla fine dell'ora (ma è già passata? Come vola il tempo!), lasciamo che Alberto Marsico incida due brani solo strumentali con l'Hammond.

Siamo ligi alle consegne e, alle 16 in punto lasciamo lo Studio.

Fuori ci aspettano gli altri: sorrisi e pacche sulle spalle e via, a bere qualche cosa al bar.

Si fanno alcune foto nel giardinetto e poi ci si prepara a ripartire. Molti ci guardano increduli: ma come, non vi fermate? Fate tutto in giornata?

Sì, siamo pazzi!

I Back to the Beatles

Alle 17 e 30 in punto il muso nero del taxi di Jussef (che in quanto a puntualità dimostra di essere meglio di uno svizzero) compare davanti ad Abbey Road. Attraversiamo un'ultima volta le strisce pedonali, ci voltiamo a guardare la palazzina da cui siamo appena usciti, increduli di essere stati proprio lì, saliamo sul taxi e ripartiamo alla volta dell'aeroporto.

Alle 23 atterriamo ad Orio al Serio e, dopo mezzanotte, siamo di nuovo a casa.

E' stato un sogno?

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 31/01/2005 (2628)

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