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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 2133 del 28 luglio 2004 (2427) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Chi giudica chi?
Chi giudica chi?

Ricevo spesso e-mail di commento agli articoli che pubblico (la redazione me le passa regolarmente) e, dove occorre, rispondo di persona (in forma privata).

Ci sono mail elogiative ma anche critiche e gli scambi di opinioni tra persone che la pensano diversamente sono quasi sempre costruttivi.

Ebbene, ne ho ricevuta una che non chiedeva risposta (al punto da non mettere neanche l'indirizzo mail del mittente) ma dava solo un giudizio lapidario.

Posso accettare anche questo, ma se le premesse da cui parte la critica sono sbagliate…allora mi sento in dovere di replicare.

Il testo (trattasi di mail firmata con nome e cognome, che non cito) si riferisce ai concerti Jazz tenutisi in Piazza della Vittoria e, in particolare (mi sembra di capire) a quello del Vittadini Jazz Ensamble.

Il soggetto dichiara di Abitare a Pavia da poco ma fortunatamente (?) insegna basso elettrico a Milano. Sfortunatamente (?) in queste serate è rimasto a Pavia per stanchezza; quello che è stato descritto negli articoli in questione non lo hanno per niente entusiasmato: gli è sembrato tutto di nicchia e, di fondo, d'impostazione terribilmente classica. Ritiene che Il jazz sia un'altra cosa e ci invita a cambiare stile.

Posso subito ammettere che l'uso di quei due avverbi (Fortunatamente e Sfortunatamente) nel contesto specifico mi hanno subito irritato: denunciano una preclusione di base verso la città e tutto quello che propone.

In secondo luogo, il personaggio non ha assolutamente capito il contesto.

Per prima cosa sono concerti gratuiti tenuti in una piazza, in calde sere estive, aperti a tutti, anche ai passanti casuali, alle famiglie e a quanti altri vogliamo elencare.

Impensabile quindi proporre un jazz di ricerca sperimentale troppo cervellotico o di contaminazione rock-elettronica (troppo caciarone): si rischierebbe di vuotare la piazza in pochi minuti.

Poi, non va dimenticato, spesso i musicisti erano studenti di un corso di musica jazz e quindi ancora in fase di formazione. Forse alcune ingenuità o la scelta di un repertorio tradizionale era anche dovuta alla metodologia applicata dall'insegnante (e Umberto Petrin non mi sembra certo un musicista tradizionale; anzi!) per permettere agli alunni di avere basi non troppo complicate per imbastire esercizi di improvvisazione.

Tutto ciò ha prodotto comunque uno spettacolo piacevolissimo e di buona qualità.

Certo, se si pretende di ascoltare musicisti come Caine, Fresu o Marsalis (o il defunto Pastorius, visto lo strumento suonato dall'insegnante milanese in questione)…allora si è certamente sbagliata sera, luogo e contesto.

Quanto poi al lapidario giudizio finale "Il jazz è un'altra cosa" , la scelta del univocità del Jazz mi fa capire che "il nostro" è legato ad un settarismo musicale un po' obsoleto: da anni ormai si è capito che il Jazz non è un genere specifico ma l'insieme dei diversi modi di intendere l'improvvisazione su basi sempre più eterogenee.

Ho lasciato per ultima la frase "Vedete di cambiare stile" , che non ho ben capito se è intesa indirizzata a me (e indirettamente a Miapavia) e al mio modo di scrivere, oppure ai musicisti che si sono esibiti in piazza.

In entrambi i casi...mi pare una caduta di tono e non ritengo di doverla commentare oltre.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 28/07/2004 (2133)

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