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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 1762 del 22 marzo 2004 (4253) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Mario Mantovani: Riso Amaro
Mario Mantovani: Riso Amaro

Sembra il classico quesito dell'uovo e della gallina ma, in realtà, basta chiederlo e vi sentirete rispondere da Mario che "il cantautore" (nel suo caso) ha avuto la precedenza come forma di espressione artistica.

Sabato 20 marzo, in Santa Maria Gualtieri (a Pavia), Mauro Albera ha presentato il libro di racconti di Mario Mantovani Riso Amaro (Stampalternativa, settembre 2003), volume che raccoglie nove dei dodici racconti contenuti nel primo libro della 'trilogia' di Mario, originariamente pubblicati con il titolo d'insieme L'uomo delle bambole (1998, ed. Vallecanonica). Tra il pubblico presente, amici cantautori (Lorenzo Riccardi, Oliviero Malaspina), musicisti ed artisti (Betty Verri, Francesco Mastrandrea, Alberto Barbieri).

Si tratta di storie di pianura, tra Brescia e Cremona, dove Mario vive; terre che, negli ultimi cinquant'anni, hanno subito profondi cambiamenti, come tutta l'Italia: dalla ricostruzione del dopo guerra al boom economico all'arido appiattimento culturale e sociale del presente.

Il racconto che dà il titolo alla raccolta è quello in cui una bambina, figlia di una mondina, narra quello che vede e sente mentre nella sua cascina si svolgono le riprese di uno dei più importanti film italiani del dopoguerra: Riso amaro di Giuseppe De Santis.

L'attrice americana Doris Dowling, i suoi patner Raf Vallone, Silvana Mangano e Vittorio Gassman vengono descritti atrraverso gli occhi estasiati e ingenui di una piccola testimone.

Mario Mantovani e Oliviero Malaspina

Mantovani ha pubblicato, inoltre, Voci d'Acqua (2001, ed. Del Vascello) in cui i protagonisti dei quattro racconti che compongono la raccolta ripercorrono, in periodi storici diversi, gli stessi luoghi della pianura padana: la medesima strada sterrata, la via Convento Aguzzano, quella che Mantovani percorreva da bambino, aggrappato al grembiule della madre (Angelina, la sarta) quando il giovedì andava per cascine a consegnare i vestiti.

Con identica attenzione Mantovani (presente, ovviamente, alla presentazione) ha parlato anche di quello che, in realtà (visto che Riso Amaro è una ristampa) è il suo ultimo libro I treni sbuffavano sulle loro vite (Ed. I libri della biblioteca del vascello) 3° episodio della "trilogia della pianura".

Come dicevo all'inizio, Mario Mantovani inizia il suo percorso artistico come cantautore.
In altri tempi si sarebbe potuto chiamarlo "cantastorie" perché, in realtà, la musica è solo un mezzo per poter narrare i suoi racconti fatti di ricordi, di vicende umili (ma non per questo, a volte, meno eroiche di altre) che affondano le proprie radici nella tradizione orale delle campagne, ma anche nello stato di malessere della vita cittadina.

Con il passare del tempo il vestito "canzone" comincia a stargli troppo stretto, i tempi sono estremamente ridotti; non si può raccontare una bella storia in poche righe e una canzone troppo lunga rischia di diventare noiosa a scapito della struttura musicale che ne risulta appiattita.
Ecco così il passaggio alla forma "racconto" e alla raccolta su carta stampata.

Mantovani è nato nel 1948 e, come me e tutti quelli che sono nati a cavallo tra il dopoguerra e i primi anni '50, appartiene alla categoria degli "ultimi uomini dell'800".

Mario Mantovani e Mauro Albera

Più che un piacere è un dovere morale rendere testimonianza di fatti, ambienti, atmosfere e situazioni di cui siamo stati testimoni diretti. Quelli nati prima di noi sono rimasti troppo coinvolti dai fatti per poterne parlare con distacco ed hanno subìto le trasformazioni in modo traumatico, senza realmente capirle; quelli nati dopo, ne vedono solo il lato storico o favolistico ma non riescono a cogliere l'essenza delle cose, non avendole vissute.

L'aria che si respira nei racconti di Mantovani, in bilico tra campi, risaie, fiere, osterie, cascinali, le rive dei fiumi (Adda e Po) e le sirene delle fabbriche, è quella di un'Italia che sta cambiando pelle, gli ultimi bagliori di una civiltà contadina destinata a soccombere di fronte al progresso e al nuovo consumismo capitalistico.

Queste storie di pianura sono paragonabili (nello stile) alla corrente cinematografica del Neorealismo; illustrazioni di un mondo sospeso tra tradizione e modernità, tra l'attaccamento ad un ambiente e la voglia di evasione, tra la realtà e il sogno.
Sono le stesse tematiche delle canzoni di Mantovani e il risultato è il medesimo: l'incontro-scontro tra l'individuo e la storia.

 
 Informazioni 
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Furio Sollazzi

Pavia, 22/03/2004 (1762)

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