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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 1719 del 8 marzo 2004 (2710) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Sanremo 2004 Luci ed Ombre
Sanremo 2004 Luci ed Ombre

Io mi sono sempre fatto un punto d'onore di seguire, sempre e comunque, ogni edizione del Festival di Sanremo; e così ho fatto: ME LE SONO VISTE TUTTE !!! (anche quelle della fine degli anni '70, di cui nessuno si ricorda più).

La frase coniata durante l'epoca Baudo "…perché Sanremo è Sanremo..." mai è stata più azzeccata e veritiera. Ogni anno se ne dicono di tutti i colori, ovazioni e critiche si sprecano, ma poi, alla fine, se ne parla sempre. E questo è quello che interessa di più agli organizzatori e alle case discografiche.

E veniamo dunque a quest'anno e all'edizione 2004 curata da Tony Renis.

Dimentichiamoci le polemiche pre-festival sulle discusse frequentazioni del nostro emigrato di lusso e di un contro-festival che, a detta dei più (al di là degli schieramenti politici) era tristissimo, noioso e televisivamente inguardabile, .

Luci ed ombre di una edizione che, alla resa dei conti, ha avuto sicuramente il merito di spazzare via tutti i "soliti noti" che avevano infestato il Festival per anni e anni.

Da qui a dire che ha rappresentato le ultime tendenze della musica giovane... ce ne corre!

I vincitori del Festival

Certo è che, come ogni anno (e non ridete!), ho fatto la mia pagellina dei voti e, per la prima volta, sono riuscito a dare un solo tre e un solo quattro (a chi ? Curiosoni! Il quattro a Picchi -falso dai capelli alla sciarpetta- e il tre a DJ Francesco -no comment) e il resto si è disteso tra il cinque e il sette. In pratica: non c'era il capolavoro ma la media era di buona fattura.

Mingardi lo ammiro da anni ed è stato grintoso e divertente nel riproporre un rock-blues scontato ma onesto.

Linda potrebbe essere una rivelazione; dipende da come verrà gestita nei prossimi mesi.

Ha sicuramente "dei numeri" Danny Losito, così come pure Simone.

Pedrini e Venuti avevano bisogno solo di un po' di visibiltà, non certo di conferme: sono due musicisti seri e preparati.

Bungaro ha imbroccato una buona canzone commerciale anche se assomiglia, nella scrittura e nel canto, in modo quasi imbarazzante al Dalla degli anni '80.

Neffa è bravo (e molto furbo) ma poteva fare di meglio, così come Groff che non riesce ad uscire dal suo clichet di "Oasisiano".

Per la vittoria di Masini sono contento: la canzone non era male, lui canta bene e spero proprio che lo aiuti ad uscire da quell''mbarazzante situazione in cui era stato imprigionato da maldicenze e cattiverie.

Assolutamente patetica la partecipazione di Bill Wyman con i fantomatici DB Boulevard: mai "Pietra" rotolò più in basso!

Tutto il resto è noia.

Serata indovinata, invece, quella dedicata al revival dei vecchi successi sanremesi reinterpretati dai concorrenti di oggi.

Simone canta 'La prima cosa bella' in versione rockkettara. Neffa sceglie una 'Nel blu dipinto di blu' versione swing. Masini fa il verso a Tozzi, Ruggeri e Morandi cantando 'Si può dare di più'. Arrangiamento in chiave di bossanova per 'Vacanze Romane' interpretata da Mario Venuti. Atmosfera da blues per 'Grazie dei fior' versione (da briviso) di Mingardi.

E, sino a qui, siamo negli standard (ora bassi, ora alti) della manifestazione festivaliera.

La conduzione della Ventura era a tratti spigliata, veloce e disinvolta e, a tratti, assolutamente scombinata e sconclusionata. C'erano dei momenti in cui (forse "nel pallone") apriva la bocca e ci dava fiato, dicendo cose sconclusionate e non attinenti.

Però, tutto sommato, è andata bene.

Gene Gnocchi era spaesato e fuori contesto; però, in alcuni momenti, ritrovava smalto e inanellava una serie di gags divertentissime con quelli dell'orchestra.

La Cortellesi era più convincente come cantante (che voce!) che come comica allo sbaraglio.

Dustin Hofman cosa ci faceva sul palco (oltre a dire parolacce)?. E gli ospiti tanto millantati? Ridotti a poca cosa.

Tony Renis & Adriano Celentano

Quello che più mi ha indignato (ed annoiato) è stata la kermesse di Tony Renis che ha trasformato una gag (da poco) per presentare Celentano, in una specie di filippica verso chi gli ha messo (a suo dire) i bastoni tra le ruote, chi l'ha "tradito" o gli ha voltato le spalle, infliggendo ai telespettatori le sue lamentazioni, critiche, accuse e giustificazioni. Credo che, nonostante la presenza di Celentano (a quel punto vanificata), l'audience abbia avuto un tracollo verticale.

Il vero Eroe del Festival è stato Mino Reitano che, nella sua disarmante e ingenua genuinità, ha conquistato tutti.

Non è stata una delle migliori (ma neanche delle peggiori) edizioni del Festival di Sanremo; in più, una volta tanto, è stata pubblicata un'unica compilation … e a prezzo economico.

Ci si rivede l'anno prossimo.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 08/03/2004 (1719)

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