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Pagina inziale » Oggi si parla di... » Articolo n. 1667 del 16 febbraio 2004 (1765) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il risparmio tradito
Il risparmio tradito

L’articolo 47 della nostra Costituzione incoraggia e tutela il risparmio. In funzione di tale compito i mercati sono organizzati secondo precise disposizioni di legge e oggetto di pubblica vigilanza e controllo.
In un quadro di riferimento come questo appare ovvio che i risparmiatori debbono poter fare affidamento sulla efficacia dei meccanismi di controllo ed operare in sicurezza, sia quando decidono di rivolgersi alla Borsa che negli altri acquisti di prodotti finanziari.

Se questi affidamenti vengono meno e il meccanismo dei controlli fallisce non è corretto che i danni patrimoniali vengano messi per intero a carico dei risparmiatori obbligandoli o ad accettare supinamente le perdite o ad aprire lunghi contenziosi legali con gli autori degli illeciti. C’è un principio civile (che vale ancora prima di quello giurisprudenziale) che prevede l’obbligo di chiamare in responsabilità chi non ha effettuato un adeguato esercizio di controllo e di vigilanza.
Se queste mancate funzioni di vigilanza e controllo sono poi di competenza di soggetti pubblici risulta chiara la loro responsabilità ed è utile richiamare a proposito una storica sentenza delle sezioni unite della Cassazione (la n.500/99) che prevede la risarcibilità dei danni arrecati ai cittadini dalla pubblica amministrazione.
E’ inoltre da ricordare un commento giuridico molto autorevole che richiama l’applicabilità, a fronte di alcuni mancati compiti di vigilanza e controllo, dei principi contenuti in una sentenza della Cassazione del 2001 che ha riconosciuto la configurabilità, se pur generica, della violazione di alcuni articoli del codice civile e l’attribuzione delle responsabilità per danni, in caso di omessa attivazione o di superficialità dell’intervento accertatore sulla veridicità delle informazioni riguardanti una operazione di pubblica sottoscrizione di titoli.

Questa lunga premessa è assolutamente necessaria per capire l’attuale dibattito sui temi dei crak riguardanti i bond Parmalat, Cirio, Giacomelli ecc ecc. e le ragioni del coinvolgimento e delle polemiche riservate da molti alle autorità di vigilanza, CONSOB, Banca D’Italia e Ministero della Finanze.
E’ chiaro quindi che una volta esplorate le responsabilità delle proprietà e delle dirigenze industriali e una volta decisi i percorsi penali a cui sottoporre i responsabili, andranno anche valutate le mancanze delle Autorità di vigilanza nonché modificate le storture sin qui emerse e rafforzati i poteri di controllo per garantire i risparmiatori Italiani.

Quello che non può succedere è che le colpe ricadano sul risparmiatore e il sistema di vigilanza e bancario venga assolto dalla cospicue responsabilità che sono ormai chiaramente emerse nel corso delle indagini già effettuate su Parmalat e Cirio.
Lasciamo ora da parte il terreno scivoloso delle autorità di controllo e guardiamo agli intermediari, ovvero a coloro che operano, che consigliano, che invitano e spesso allettano all’acquisto con professionalità.
Parliamo invece anche un po' delle Banche e della loro trasparente organizzazione che si è recentemente dotata di un codice pomposamente denominato ‘’Pattichiari’’.
L’Abi—associazione bancaria italiana– non perde occasione di difenderne i comportamenti spiegando che il sistema Italiano è tra i migliori e che la Banche hanno agito al meglio per difendere i risparmiatori.

Già perché ci sono anche le Banche. La verità è che loro tendono a scaricare le loro responsabilità sul risparmiatore “consapevole” dipingendolo come persona vorace di guadagni facili. Dicono che sono loro i colpevoli perché hanno acquistato prodotti a rischio e che erano informati di quanto poteva accadere.Nel pieno di una bufera come quella che sta investendo il nostro sistema si trincerano dietro una omertà insostenibile, spiegano ai clienti che purtroppo le cose sono andate così, che non è colpa loro ma non spiegano i meccanismi di vendita adottati il perché ci sono stati ordini di vendere questo o quel titolo in mo privilegiato e le ragioni degli incentivi legati alla specificità del bond venduto.

Soprattutto non spiegano per quale ragione, è il caso della Cirio, dei Bond riservati agli investitori Istituzionale siano stati venduti rapidamente e senza le informative di legge, ai clienti, trasferendo su di loro i rischi di quella operazione.

A scanso di ogni fraintendimento, chiederemo alle banche di stampigliare in grassetto sui prospetti informativi, che sono già complicati per se, la dizione “IL RISPARMIO PUO’ SERIAMENTE DANNEGGIARE LA VOSTRA SALUTE, FATE ATTENZIONE” oppure di dotare il risparmiatore di un computer portatile per conoscere esattamente l’andamento dei bilanci delle aziende che emettono bond.
Per ora non si sa, ma qualche altro caso verrà fuori e sorgono domande legittime a cui la politica, quella con la P maiuscola dovrà dare rapidamente una risposta: dopo l’Argentina, la Banca 121, Cirio, Giacomelli e Parmalat cosa altro ci aspetterà? Bisognerà mettere i soldi sotto il materasso o investire nel mattone ? Ci sarà ancora da fidarci?
La risposta è sì, se gli interventi saranno chiari e trasparenti, se la Banche cambieranno le loro procedure e soprattutto se i risparmiatori si organizzeranno in strutture associative per tutelare i loro interessi.

 
 Informazioni 
 

Mario Spadini

Pavia, 16/02/2004 (1667)

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