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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 1631 del 29 gennaio 2004 (1910) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Rotterdam: nono giorno
Last Train

Ebbene sì! Anche questo festival sta per finire. E qui a Rotterdam nevica ghiaccio misto ad acqua con un bel vento di bufera...

Un po' come in Last Train il film dal quale sono appena uscito opera prima del figlio di un grande del cinema russo Alexej German Jr.
E Last Train è proprio come te lo aspetti: in B/N, cinemascope, lento e ieratico con una fotografia naturalmente da urlo.
Un medico di mezza età è inviato di corsa sul fronte russo nell'inverno del'44 proprio mentre i russi stanno per sfondare. Appena arrivato sul campo viene attaccato da un tenente giovane e ormai assolutamente convinto di morire in guerra che lo caccia per salvarlo.
Poi i russi arrivano davvero e, questo è notevole, il film non ce lo mostra. Ci mostra invece, originale war movie le peregrinazioni del tenente medico nella No men's land tra i due fronti tra barbarità e macerie in un mondo non più fatto di uomini ma di bestie impazzite per il dolore.
I partigiani uccidono i tedeschi, i tedeschi uccidono i civili, e bruciando, sterminando, battendo, sparando la storia degli uomini archivia un'altra guerra.
Quando finirà?
L'epilogo è pessimista nella risposta: del protagonista, un soldato, un ufficiale, un medico, un uomo, non rimane oggi più nessun ricordo: soltanto una foto ingiallita che fa sorridere i bambini perché mostra un uomo grasso dalla faccia buffa...

Buena Vida Delivery

Ottimo anche Buena Vida Delivery argentino di un naturalizzato italiano Leonardo Di Cesare. Ad Herman, un pony express di Buenos Aires capita in casa la famiglia in bancarotta della ragazza bellissima che lui ha ospitato e che è diventata la sua donna.
Pato, che sta per Patrizia, ha pure una figlia poi, Lumi, di cui non gli ha mai parlato.
Per Herman il sogno è finito. La casa diventa una fabbrica fallimentare anche questa di churros da vendere per la strada...
E lui non riesce più nemmeno ad andare in bagno!
Un paese allo sbando vuol dire allora famiglie allo sbando, affetti allo sbando, lavori che si perdono e non si ritrovano più.
Ma quando tutto sembra perduto, quando Herman arriva a pagare un balordo perchè gli liberi la casa colla violenza ecco che la violenza gli si ritorce contro e, per pagare il balordo è costretto a rinunciare persino alla sua magra liquidazione!
Senza lavoro, senza ragazza (Pato ha trovato un altro pollo da spennare!) senza più soldi, ne una famiglia, la sua è partita per la Spagna in cerca di fortuna, si chiama emigrazione di ritorno ed è un fenomeno diffuso ormai in tutta l'america centrale, Herman guarda la pasta dei churros uscire dai fori della macchina che gli è rimasta in pegno, si accende una sigaretta... il suo destino è sicuro, inventerà pur qualcosa per sopravvivere...
Ma è il personaggio di Pato quello che si guadagna l'ultima inquadratura: all'alba esce di casa con la bambina ed un grosso zaino. I genitori sono sistemati per qualche giorno a casa del nuovo fidanzato, una bella luce calda le accompagna anche se la banchina sulla quale si allontanano è sterrata ed i camion sulla carretera nacional le sfiorano pericolosamente...

Il futuro non sarà roseo ma sperare non ci costa nulla.
Almeno dopo questo film i risparmiatori italiani che hanno comprato titoli argentini hanno qualcosa in cui credere...

 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 29/01/2004 (1631)

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