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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 1506 del 26 novembre 2003 (3355) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Ivano Fossati al Fraschini
Ivano Fossati al Fraschini

Ivano Fossati è tornato a cantare dal vivo in un nuovo tour acustico, che ha preso il via il 14 novembre dal Teatro Ponchielli di Cremona, e che l'ha visto, Martedì 25 Novembre, protagonista di uno splendiso concerto al Teatro Fraschini di Pavia.

è tornato con una nuova band (Pietro Cantarelli: pianoforte, Hammond, fisarmonica e Wurlitzer, Claudio Fossati: batteria e percussioni, Riccardo Galardini: chitarre, Mirko Guerrini:sax tenore, fiati, organetto, Daniele Mencarelli: contrabbasso e basso acustico, Saverio Tasca: vibrafono, marimba e percussioni) e un nuovo modo di affrontare la musica in palcoscenico basata non tanto sull'abbandono della tecnologia (computer, campionatori ecc.) a favore di una soluzione basata sul suono naturale degli strumenti, quanto sulla riscoperta del nocciolo originale delle canzoni, quella forma primordiale in cui sono state concepite.

Ci si rifà alle forme primordiali di teatro in cui al di là della presenza fisica dell'attore tutto il resto era lasciato all'immaginazione del pubblico. Canzoni trasparenti, le definisce Fossati, attraverso cui la gente possa scrutare ed astrarne le proprie verità.

Il ''nuovo'' Fossati mi lascia stupefatto, senza parole. Lui invece le ritrova e ne ritrova molte: parla, racconta e si racconta attraverso memorie e aneddoti. Lui. Così solitamente schivo e restio anche solo a presentare le canzoni, adesso è rilassato e felice, si apre e si dona al pubblico. Abbraccia i musicisti, presenta il figlio (che suona la batteria), arriva a ridere e scherzare.

I più maligni arriverebbero a vederci un inizio di senilità (nel senso deteriore del termine). Io credo invece che si stia finalmente liberando di tutti quei muri mentali che la sua timidezza gli imponeva per continuare a sostenere il ruolo di ''cantautorè' di peso.

Ora il ''peso'' (ove ce ne fosse stato) si è fatto lieve e la musica (e le parole) accarezza, emoziona, commuove senza incontrare ostacoli di comprensione.

Per me, il classico esempio è C'è Tempo. è una canzone allo stesso tempo triste per le mancate occasioni e felice per la speranza che comunque, nel momento più inaspettato, ritorneranno realizzate.

Mi ha commosso la prima volta che l'ho ascoltata su disco e, anche questa volta mi ha fatto venire gli occhi lucidi. Sono quelle strane occasioni di ''simpatià' per cui si ''sentè' in sintonia con l'autore.

Fossati ha pescato a piene mani nel suo repertorio recuperando canzoni come Pane e coraggio, La barca di legno di rosa, Smisurata preghiera, C'è tempo, Oh che sarà, L'uomo coi capelli da ragazzo, Una notte in Italia, Buontempo, La pianta del tè, Cartolina (in cui il figlio Claudio suona alcuni bicchieri posati su un vassoio), Discanto, Mio fratello che guardi il mondo, Terra dove andare e altre ancora.

Nei bis (tre, per la cronaca) spiccano I treni a vapore, Vola e Il ragazzo della via Gluck, grande successo di Celentano, riproposto ''alla Fossatì' come esempio di canzone semplicissima che mai, in trentacinque anni di vita, ha perso incisività.

Il terzo bis, poi, ci ripropone, a sorpresa, un Fossati che torna ad imbracciare la chitarra acustica in La musica che gira intorno.

Marti Jane Robertson

Per chi, come me, gli ha fatto da spalla quando suonava con i Delirium o lo ha visto imbracciare una telecaster accompagnando Loredana Bertè (in uno storico concerto in Piazza della Vittoria), rivederlo così è un vero shock.
A rendere tutto ancora più bello e perfetto, la presenza al mixer di quella che io considero il vero genio dell'amplificazione, l'unica che riesca a non far ''sentire l'impianto'' (vale a dire un suono così naturale da sembrare non amplificato): Marti Jane Robertson

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 26/11/2003 (1506)

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