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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 1455 del 7 novembre 2003 (1776) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Bob Dylan a Milano
Bob Dylan a Milano

Bolzano, Roma e Milano: le tre date del minitour italiano di Bob Dylan hanno spiazzato la stampa e i fans, o perlomeno, una parte dei fans; chi lo conosce bene, chi sa del suo voler essere sempre diverso e imprevedibile,ha accettato anche quest'ultimo vezzo, questo suo abbandonare la chitarra (ma non l'armonica) a favore del pianoforte che ha suonato dando la schiena al pubblico.

Niente mi stupisce più in Dylan e, per fortuna, l'ho ascoltato in un concerto in cui era "in stato di grazia" qualche anno fa a Verona.
Questa sua ultima discesa in Italia non mi ha visto tra il suo pubblico ma ve ne voglio portare testimonianza grazie al contributo del mio amico Matteo Callegari (che invece era presente a Milano) e che mi ha inviato questa sua ''testimonianza''.

''Bob Dylan si è esibito in Italia pochi giorni fa, le ultime recensioni dei concerti europei lo davano stanco e svogliato, con la voce a pezzi, forse al termine della sua grande carriera di performer.
Al Filaforum di Assago, davanti a un pubblico gremito oltre le più rosee previsioni, invece, Dylan non solo ha sfoderato la classe del consumato entartainer ma ha anche cantato con passione e inarrivabile ''charme''.
Con il suo Neverending Tour , partito nel 1988, Bob Dylan ha ridefinito i canoni del concerto di R&R, esibendosi con piccole band, in piccoli teatri o sale da concerto in quattro continenti, tenendo una media di un centinaio di concerti annui egli ha vinto anche questa ennesima sfida della sua 40ennale carriera.
Alcuni capolavori del passato sono stati "sgretolati", ricomposti e soprattutto cantati al fine di sembrare quasi mascherati… un gioco a cui Dylan ha ormai abituato i suoi fans, il concerto di Milano mi ha però fatto temere che si sia stancato anche di questo.
Bob Dylan Le versioni di The Lonesome Death Of Hattie Carroll della stupenda It's All Over Now Baby Blue e di un paio di altri classici non mi sono sembrate del tutto convincenti, come se fossero diverse per il gusto della diversità… al contrario, il ''giovanotto'' ha sparato fuori Desolation Row ''il mattone simbolista degli anni '60'' per eccellenza, cantandolo come se fosse la prima volta, spiazzando anche la sua stessa band rientrando in anticipo durante un giro strumentale non ancora conclusosi.

I pezzi più recenti, da Love + Theft (2001) sono quelli in cui più facilmente il ''Maestro'' (da un anno quasi sempre al pianoforte) lascia spazio alla band; il chitarrista Freddy Koella ,con lui solo da pochi mesi, se l'è cavata egregiamente; ho notato inoltre la grande crescita del batterista George Receli che l'anno scorso, appena arrivato, sembrava decisamente ''tagliato fuori'' ora invece ha trovato spazio e guida la band con notevole autorità anche se il bandleader rimane ovviamente il bassista Tony Garnier, nella band dal 1989; rispetto ai concerti degli ultimi anni mi è purtroppo sembrato sacrificato Larry Campbell , chitarrista e polistrumentista di gran livello.

Il concerto si è concluso con 3 bis fra i quali le immortali Like A Rolling Stone e All Along The Watchtower un finale tutt'altro che rassicurante se pensiamo ai testi , un finale degno della figura leggendaria e misteriosa del loro autore, quindi , mai essere tranquilli con Bob Dylan, l'unica previsione possibile è la sua imprevedibilità!''.

Sono giudizi, questi, e opinioni che vengono da un musicista e cantante di comprovata bravura e quindi degni di fiducia.
Forse avrei fatto meglio ad andare al concerto.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 07/11/2003 (1455)

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