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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 14319 del 11 novembre 2016 (2421) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Barbotti sostituisce Molteni e Hayez
Barbotti sostituisce Molteni e Hayez

A sostituire provvisoriamente, nella Quadreria dell’800 dei Musei Civici di Pavia, i dipinti La signora di Monza di Giuseppe Molteni (allestita fino al 19 febbraio 2017 nelle sale del Serrone Reale della Reggia di Monza), e l’Accusa segretadi Francesco Hayez (allestita fino al 12 febbraio 2017 negli spazi del Belvedere inferiore di Vienna per la mostra Ist das Biedermeier? Amerling, Waldmüller und mehr), sono due imponenti oli su tela di Paolo Barbotti (Pavia, 1821-1867): Cicerone scopre la tomba di Archimede e Cicerone e Catilina, e insieme, il disegno preparatore (delle medesime dimensioni della tela) di Cicerone scopre la tomba di Archimede, frutto della recente donazione dei collezionisti Salvatore Tringali e Robertina Melotti ai Musei Civici.


Le opere furono commissionate a Barbotti da Giuseppe Del Chiappa, medico, appassionato d’arte, studioso e appassionato di Cicerone, a tal punto da arredare la sua casa, in via Alboino, con affreschi e statuaria ispirata allo stesso Cicerone. Del Chiappa voleva essere il pigmalione di Barbotti – così come Marozzi era stato il mecenate di Pasquale Massara – e aveva individuato in lui l’artista di talento erede di Massacra, continuatore di una pittura dal forte valore morale, espressa con un linguaggio preciso nel disegno e armonico nei colori, cui affidare la trasposizione in pittura di episodi storici edificanti, tra cui i due dipinti sulla vita di Cicerone: Cicerone che, divenuto questore della Sicilia, scopre la tomba di Archimede (la tela era stata esposta a Brera nel 1853), e il grande oratore e l’accusa che fa a Catilina. Del Chiappa donò le due opere alla Civica Scuola di Pittura di Pavia nel 1862.
 
Paolo Barbotti frequentò, dal 1842 al 1855, la Civica Scuola di Pittura di Pavia sotto la guida di Giacomo Trecourt, insieme al compagno di studi e amico Federico Faruffini. Per due volte fu vincitore del prestigioso premio Frank, assegnato agli allievi più meritevoli alla fine del loro corso di studi: nel 1855 con il dipinto “Cristoforo colombo al convento di S. Maria di Rabida” e nel 1861 con un episodio pavese della seconda guerra di indipendenza, “La morte di Giuseppe Pedotti”.
Nel 1860 eseguì a Pavia gli affreschi per la chiesa dei SS. Primo e Feliciano e nel 1866 la decorazione di una volta in S. Michele con gli stemmi e i Santi di Casa Savoia.
La sua produzione è bene testimoniata dalle collezioni dei Musei Civici, che ne conservano una cinquantina di opere, tra olii e disegni, soprattutto improntati a tematiche storiche e letterarie, oltre che soggetti religiosi, cui pure si dedicò con pale e affreschi destinati alle chiese pavesi.
 
 Informazioni 
Dove: Pavia - Musei Civici del Castello Visconteo
Quando: da giovedì 10 novembre 2016 a domenica 12 febbraio 2017
 
 
Pavia, 11/11/2016 (14319)




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