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Pagina inziale » Ambiente » Articolo n. 1423 del 23 ottobre 2003 (13169) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il muto dall'accia al collo
Il muto dall'accia al collo

C'era una volta... - ogni favola o leggenda che si rispetti deve iniziare così - molti secoli fa, un giovane pescatore, che possedeva una rete magica.
La sua rete, ricevuta in dono dal padre, era infatti in grado di pietrificare tutti i pesci che la toccavano: quando la recuperava era piena di sassi ma, una volta tirata a riva e liberati i sassi dalle sue maglie, questi si ritrasformavano in pesci.
Il ragazzo conduceva una vita tranquilla: ogni notte (affinché nessuno scoprisse il suo segreto) usciva in Ticino con la sua barca e di buon'ora rientrava a casa con un ricco bottino di pesce, suscitando l'attenzione di molti pavesi che lo guardavano ammirati dalla sponda del fiume.
Tra i presenti un giorno il pescatore vide la bella figlia di un Centurione romano... Tra i due giovani fu amore a prima vista, ma, come le fiabe anche le grandi storie d'amore sembra debbano avere un denominatore comune affinché vengano ricordate come tali: qualcuno deve opporsi.

A rifiutare l'idea che la figlia di un centurione potesse amare un semplice pescatore fu la superba e perfida matrigna della fanciulla che, venuta a conoscenza della relazione, le proibì di vedere l'innamorato.
I due giovani iniziarono così a vedersi di nascosto ed ogni sera, prima di andare a pesca, il ragazzo incontrava la fidanzata sulla riva del fiume, finché un giorno... la matrigna, in preda al sospetto, decise di indagare.

Indossata la toga del marito, uscì di casa per scoprire se i suoi sospetti fossero fondati e, qualora lo fossero, scoraggiare definitivamente i due giovani. La donna si nascose vicino al luogo dell'appuntamento e, mentre i due si scambiavano tenere effusioni, balzò fuori dal suo nascondiglio...

La fanciulla, riconobbe subito la toga del padre e lanciò un urlo, al quale il ragazzo rispose prontamente gettando addosso alla figura la sua rete da pesca. La donna, tramutata istantaneamente in pietra, cadde a terra e rotolò dalla riva nelle acque del fiume, avvolgendosi la rete attorno al collo a mo' di matassa.

I due innamorati fuggirono insieme sulla barca alla luce della luna, mentre il Ticino - che la leggenda narra essere il padre del giovane pescatore - nascose la statua ed iniziò a corroderne le sembianze, così che la perfida donna rimanesse sconosciuta e muta per sempre...

Secoli dopo la statua venne ripescata dalle acque, ma nessuno capì di chi si trattasse.. l'abito maschile, le labbra corrose e la matassa (o accia) al collo fecero sì che venisse nominata "il muto dall'accia al collo".

A questa statua (e alla sua leggenda) venne intitolata la quarta via che, partendo da piazza della Minerva si apre sulla sinistra di Corso Cavour... a ricordare a tutte le matrigne della città quanto sia pericoloso voler scoprire cosa fanno le loro figliuole lungo le rive del Ticino.

 
 Informazioni 
 

Sara Pezzati

Pavia, 23/10/2003 (1423)

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