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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 13492 del 18 novembre 2015 (2462) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Un ballo in maschera
Un ballo in maschera

Debutta venerdì sera al Teatro Fraschini Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi, opera interamente prodotta dalla Fondazione Fraschini ed in allestimento in questi giorni.

Già intonata da altri musicisti (Auber, Mercadante, Gabussi) negli anni immediatamente precedenti il 1859, la storia di re Gustavo III, assassinato durante un ballo mascherato, trovò nuova linfa sotto la penna verdiana.

Il libretto, adattato per le scene da Antonio Somma, s’ispirava al dramma di Scribe e subì, per ragioni di censura, uno spostamento temporale e spaziale: Gustavo divenne Riccardo, governatore di una Boston secentesca, e suo grande amico, poi assassino, fu un certo Renato, mulatto, così concepito forse per giustificare meglio la sua ferocia nell’ultimo atto.

L’idea centrale di Verdi era quella di puntare a un «soggetto di sentimento» in modo da creare un «dramma quieto, semplice, tenero» nel quale Riccardo potesse apparire appassionato amante, dagli accenti caldi e suadenti e addirittura dotato di senso dell’umorismo nel primo atto; il paggio Oscar, creatore di situazioni ambigue; Amelia calda e passionale; la strega Ulrica permeata di terrore e superstizione; Sam e Tom buffi pupazzi, vere caricature di congiurati. Il coro fu destinato ad interventi numerosi ma relativamente secondari, mentre all’orchestra furono assegnate sezioni di rara e preziosa varietà, confermando la capacità di Verdi di grande strumentatore e orchestratore.

Fin dal Preludio sono presentati in perfetta sintesi tutti sentimenti dell’opera: da un lato il motivo grave, drammatico del primo coro di cortigiani, dall’altro un tema beffardo, ironico, che annuncia il coro dei congiurati; nel mezzo si insinua la struggente melodia di Riccardo per l’amata Amelia. Ed è, infatti, sulla tensione drammatica dell’amore impossibile tra i due innamorati che si svolge l’intera partitura. Se i due protagonisti si muovono sulla base di conflitti e talora di contraddizioni, il paggio Oscar rimane invece immune da alcun loro influsso. Il suo ruolo è primario e sempre interviene per stemperare la tensione. Esemplare ne è la scena finale quando la sua voce argentina e il suo galante invito alle danze (omaggio all’opera francese) interrompono per un attimo l’avanzare della catastrofe. E proprio sul ritmo del Minuetto si compirà il delitto e si udranno le parole di Riccardo morente cantate sullo stesso cromatismo discendente che all’inizio della storia gli aveva permesso di esprimere la sua estasi per la donna amata.

Direttore è Pietro Mianiti, il regista Nicola Berloffa, Sergio Escobar, Angelo Veccia, Daria Masiero, Annamaria Chiuri, Shoushik Barsoumian, Carlo Checchi, Mariano Buccino, Francesco Milanese, Giuseppe Distefano gli attori in scena accompagnati dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano e dal Coro OperaLombardia.

 
 Informazioni 
Dove: Teatro Fraschini, C.so Strada Nuova 136 - Pavia
Quando: venerdì 20, ore 20.30, in replica domenica 22 novembre 2015, ore 15.30.
Diglietti: da 55 euro (platea e palchi centrali) a 14 euro (posti in piedi non numerati).

 

Comunicato Stampa

Pavia, 18/11/2015 (13492)




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