Pavia e provincia: Pavese, Oltrepò Pavese, Lomellina, eventi, spettacoli e manifestazioni di Pavia e provincia
venerdì, 30 ottobre 2020 (232) Qual Buon Vento, navigante! » Entra


 
Articoli della stessa rubrica
» I tempi, i luoghi, gli uomini della Battaglia di Pavia
» I Re Magi
» Appuntamento in museo
» Tra il 224 e il 220 a.C. - I parte
» Tra il 220 e il 218 a.C.
» Tra il 224 e il 220 a.C. - II parte
» Arriva Gesù
» Una curiosa leggenda
» Tra il 550 e il 225 a.C. - III parte
» Quella Madonna che viene da lontano...
» Il Santo del prosciutto - II parte
» Il Santo del prosciutto
» Tra il 550 e il 225 a.C. - II parte
» Tra il 550 e il 225 a.C. - I parte
» Tra l'800 e il 500 a.C.
» San Siro
» La greenway del saladino
» Natale 1808: aspettando Ugo Foscolo
» I Longobardi e la presa di Pavia
» Il santo delle saette

Vedi archivio

 
Altri articoli attinenti
» Dame e Cavalieri di oggi e di ieri
» Torna a Pavia il Mercatino del Ri-Uso
» Visita gratuita ai luoghi di San Riccardo Pampuri
» Un sabato al Museo per la Storia dell'Università
» Uno:Uno. A tu per tu con l'opera - Sull'onda dello Ukiyo-e
» Natale in museo per bambini
» Leonardo e l'antico Ospedale San Matteo di Pavia
» Torre in Festa
» Museo per la Storia - apertura sabato
» Mortara e Primo Levi
» Pavia in posa, da Hayez a Chiolini
» Al Passo con il Naviglio Pavese
» Lo sguardo di Maria
» A tu per tu con l'opera: Pietro Michis
» Uno:Uno. A tu per tu con l'opera kids
 
Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 1323 del 16 settembre 2003 (5729) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Tra il 224 e il 220 a.C - III parte
Particolare di una mappa della Gallia Cisalpina

La "romanizzazione" a Pavia

C'è chi sostiene che il villaggio che poteva contenere un migliaio di persone, fu occupato dalla truppa, che dispose le capanne in modo da formare quartieri secondo l'uso degli accampamenti militari, divisi da due strade perpendicolari - strada decumana e cardine massimo, oggi come il Corso Mazzini-Corso Cavour e il Corso Strada Nuova (ma gli scavi operati in fianco del Duomo, susseguenti al crollo della torre civica, hanno portato alla luce alla profondità di un paio di metri, un buon selciato romano sicché la teoria della sovrapposizione di un campo romano al villaggio celtico è ancora tutta da dimostrare).

Nel frattempo, nella occupata Mediolanum, i Romani iniziavano invece a costruire, a ricordo, una torre ed un porta assai grande, che verrà appunto chiamata Porta Romana e che resisterà fino ai tempi del Barbarossa. Il territorio occupato si chiamò "Gallia Cisalpina" e costituì la terza Provincia Romana.
La dichiarazione di "Colonia" fu annunciata dal Pretorio alla popolazione ticinese e fu accolta con una certa inquietudine.

Non si sa esattamente ove le forze romane d'occupazione avessero stabilito il Pretorio in Ticinum. Secondo l'ordinamento romano con questo nome si designava lo spazio centrale dell'accampamento romano, riservato al Pretore, in quanto comandante dell'esercito. Ma Tek-im era un villaggio cintato in cui l'accampamento si era sovrapposto unendosi solo parzialmente alle capanne indigene. È opinione, comunque, che fosse nella attuale Piazza del Municipio ove il leggero, ma ben marcato declivio, dava la possibilità "di star sopra gli occupati e dominarne le teste".

L'ordinamento romano prevedeva due tipi di Colonie: quelle "romane" e quelle "latine". Le prime erano comprese nella circoscrizione delle 35 tribù in cui Roma aveva diviso la nazione per lo svolgimento delle elezioni dei Consoli ed i cittadini avevano molti diritti simili a quelli dei cittadini romani. Le seconde invece venivano amministrate da un Proconsole (o da un Propretore), cioè ex Consoli o ex Pretori, i quali rispettavano usi e costumi e religione dei popoli sottomessi, amministravano però la giustizia, esigevano i contributi, comandavano il presidio e sorvegliavano la pubblica amministrazione.

Ticinum fu di questo secondo tipo, ancora lontana dalla romanizzazione, ma che ne accolse di buon grado il governo che prometteva essere giusto e liberale.
Quando si parla di Galli e di Cisalpina, di popoli cioè lontani da Roma e da essa generalmente chiamati "barbari" (forse non tanto per il grado di civiltà quanto dal termine "barbatus" cioè con la barba, anche se i galli disdicevano la barba) ci si fa l'idea di poveri ignoranti pastori che vagano nella vasta pianura, incapaci d'altro ma, parlando dei Cisalpini, Polibio dice di non poter esprimere con poche parole l'eccellenza del territorio ove abbondano vino e frumento (elementi base del vivere romano) che vengono venduti ad un prezzo molto inferiore a quello in corso a Roma. Vi sono immensi querceti e conseguenti allevamenti di porci per uso privato e militare. La popolazione è numerosa, di corpo grande e bello, forte in guerra...
Anche Tito Livio ne fa un lusinghiero commento: "L'arte degli orefici gallici e dei fabbri è ammirevole...".

I Romani arrivarono dunque non in un paese "barbaro" nel senso di disorganizzato o desolato, ma in un paese di civiltà meno evoluta, ma che si imponeva già al loro rispetto. Il farne una nazione amica e forte fu dunque l'arduo compito degli inviati di Roma.

 
 Informazioni 
Articoli correlati:
Tra l'800 e il 500 a.C.
Tra il 550 e il 225 a.C. - I parte
Tra il 550 e il 225 a.C. - II parte
Tra il 550 e il 225 a.C. - III parte
Tra il 224 e il 220 a.C. - I parte
Tra il 224 e il 220 a.C. - II parte
Tra il 224 e il 220 a.C. - III parte
TTra il 220 e il 218 a.C.
 

Virginio Inzaghi
(Tratto da "La storia di Pavia raccontata da Virginio Inzaghi" - Libro I, 1000 a.C.-567 d.C.: periodo celtico romano, gotico e bizantino) di Virginio Inzaghi

Pavia, 16/09/2003 (1323)

RIPRODUZIONE VIETATA
www.miapavia.com è testata giornalistica, il contenuto di queste pagine è protetto dai diritti d'autore.
In caso di citazione o utilizzo, si prega di evidenziare adeguatamente la fonte.



MiaPavia è una testata giornalistica registrata, © 2000- 2020 Buon Vento S.r.l. - P.I. IT01858930181
Tutti i diritti sono riservati - Chi siamo - Contatti - Mining pool