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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 13004 del 24 marzo 2015 (2343) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Naturale, artificiale, coltivato
Naturale, artificiale, coltivato

Alla fine dell’ultima glaciazione, tra 12.000 e 9.000 anni fa, avvenne la più grande rivoluzione della storia della specie umana. In diverse regioni del pianeta – nella Mezzaluna fertile (Vicino Oriente), nelle valli dello Yangtze e del Fiume Giallo in Cina, in Mesoamerica (Messico centro-meridionale) e sulle pendici delle Ande in Sudamerica, nell’Africa sub sahariana - piccoli gruppi di uomini fino ad allora cacciatori-raccoglitori nomadi, indipendentemente gli uni agli altri inventarono l’agricoltura.
Per la prima volta nella storia, l’uomo diventò capace di controllare la fonte del proprio sostentamento.

È l’annuncio di un cambiamento epocale: alcune piante selvatiche vengono domesticate e in breve tempo diventano dipendenti dall'uomo, non essendo più capaci di sopravvivere da sole allo stato naturale. A sua volta l’uomo cambia profondamente: ora dipende per il suo cibo dalla cura con cui alleva le piante, più che dalla sua forza fisica.
I gruppi umani diventano stanziali, aumenta la densità di popolazione, nascono villaggi e città e con essi la storia, la civiltà come noi la conosciamo. È l’inizio di un cammino che non si è più fermato: da allora, nuove specie da coltivare sono state introdotte, sono avvenuti mutamenti imponenti del territorio (i campi coltivati al posto della foresta, i canali per l’irrigazione, ...) e trasformazioni produttive.

È anche l’avvio di un incremento demografico che non si è più arrestato e che oggi ci mette di fronte al compito di produrre cibo per una popolazione in costante aumento e di sconfiggere la fame in tante aree del pianeta. Mentre nuove sfide si affacciano: come e dove trovare una medietas virtuosa tra ultrasfruttamento del territorio ed ecologismo? come essere consapevoli che ogni progresso terno-scientifico comporta anche un contraltare problematico con cui fare i conti?

La mostra Naturale, artificiale, coltivato - L'antico dialogo dell’uomo con la natura, visitabile in questi giorni al Castello di Vigevano, documenta i primi passi e i successivi sviluppi di questa storia, mediante l’esposizione delle specie selvatiche e delle varietà man mano coltivate dall’uomo (frumento, orzo, riso, mais, pomodoro, patata, vite, leguminose), illustrando l’evoluzione - guidata dall’uomo - delle piante che hanno nutrito l’umanità lungo i millenni. In particolare, sono sottolineati quegli interventi dell’uomo che hanno impresso una svolta decisiva nella domesticazione e coltivazione delle varie specie portando, ad esempio, alle spighe che non perdono i semi, alle varietà che germinano poco dopo essere seminate, agli esemplari di taglia bassa, all'efficiente uso dell’acqua e dei fertilizzanti, al miglioramento delle proprietà nutritive delle principali colture, con relative innovazioni nei cibi e loro adattamento alle tradizioni e culture locali.

Il filo conduttore è mostrare gli interventi dell’uomo come testimonianza di un’interazione virtuosa tra uomo e natura; esempio di quella “scienza artigiana” in cui l’uomo si pone in ascolto della realtà e la interpreta cercando di capirla veramente fino in fondo e di usarla per il bene comune. Le piante coltivate non sono “naturali”; non sarebbero mai esistite se l’uomo non le avesse prodotte e si estinguerebbero se l’uomo decidesse di non coltivarle più. E non sono neanche “artificiali”. Sono appunto “coltivate”; in questo c’è tutto lo spessore di una storia millenaria che ha coinvolto i nostri antenati e coinvolge anche noi oggi, in un’opera senza fine.

Un altro tema considerato è come rispondere alla sfida di nutrire una popolazione umana in rapida crescita. Le previsioni demografiche dicono che la popolazione mondiale crescerà dagli attuali 7 a 9 miliardi di uomini nel 2050: il problema è acuto se si tiene conto che già ora più di un miliardo di persone soffre la fame e ancor di più la malnutrizione. È possibile aumentare la produttività agraria? E aumentarla in modo sostenibile? E come si riuscirà a ridurre le disuguaglianze tra le “tavole alimentari” del pianeta e ad abbattere l’impatto devastante dello spreco? Serve un criterio da cui possa derivare un’azione rispondente al vero. occorre riscoprire su cosa fondare un corretto rapporto tra uomo-e-uomo e uomo-e-ambiente.

La mostra, composta da 30 pannelli - formato 100x140 cm verticali - e corredata da una serie di exhibit, è stata pensata con due diversi itinerari per gruppi di alunni di scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado.

Al termine della visita guidata è possibile partecipare, su prenotazione, a laboratori manuali didattici.

 
 Informazioni 
Dove: Prima Scuderia del Castello Sforzesco - Vigevano 
Quando: fino al 6 aprile 2015
Orari mostra fino al 29 marzo: lunedì - venerdì: 9.30-13.00 / 15.00-17.00, sabato - domenica e festivi: 10.00 - 13.00 / 15.00 - 17.30; dal 30 marzo al 6 aprile: lunedì - venerdì: 9.30-13.00 / 15.00-18.00; sabato - domenica e festivi: 10.00-13.00 / 15.00-18.30.
Ingresso: libero
Per informazioni e prenotazioni: Associazione Le Zolle - tel. 0381/692678 - 347/1681958

 

Comunicato Stampa

Pavia, 24/03/2015 (13004)




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