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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 12992 del 20 marzo 2015 (2429) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Tokyo 1954 – Le carte giapponesi di Tomaso Buzzi
Tokyo 1954 – Le carte giapponesi di Tomaso Buzzi

In contemporanea con Japan now!, l'importante mostra di arte giapponese allestita nella Sala mostre del Castello Visconteo di Pavia, nello Spazio per le arti contemporanee del Broletto sarà protagonista il Giappone di Tomaso Buzzi: lottatori di sumo e maschere kabuki porteranno lo spettatore a contatto con la parte più tradizionale del Paese del Sol Levante.  

Organizzata da Giorgio Forni, Direttore della Fondazione Sartirana Arte, in collaborazione con il Settore Cultura del Comune di Pavia, Tokyo 1954 – Le carte giapponesi di Tomaso Buzzi presenta fino al 19 aprile 2015 un’accurata selezione di chine e carboncini di Tomaso Buzzi (Sondrio 1900 – Rapallo 1981), artista riservato e geniale, carismatico ed eclettico, tra i più grandi architetti italiani del ventesimo secolo, realizzati durante la sua permanenza in Giappone negli anni cinquanta del Novecento.

Accanto alla carriera, ben più nota, di architetto, Buzzi possedeva anche una particolare predisposizione al disegno: schizzi, matite, acquerelli, chine, carboncini. Fissava di tutto sulla carta, le città più care e le architetture, i cieli, le nature morte, ma anche nudi femminili, ritratti, e poi angeli, strumenti musicali, spaventapasseri, maschere giapponesi, lottatori di sumo e cuochi. Nei disegni ci sono le sue passioni, gli interessi, le manie, le idee, quanto gli rimane impresso negli occhi. Buzzi usava la matita per preservare i ricordi dall’inceneritore istantaneo della memoria, e dipingeva a due mani (sinistra e destra in contemporanea) su qualsiasi superficie: carta da pacco, fogli lucidi e da disegno, papiri… Cancellava e ridisegnava, utilizzava entrambi i lati e spesso corredava gli schizzi con appunti, scritti, pensieri, lampi di genio per futuri sviluppi.

Chiamato a Tokyo nel 1954 per ristrutturare l’edificio dell’ambasciata italiana, Buzzi durante il suo soggiorno traccia su carta immagini ed esperienze del Paese del Sol Levante: decine di fotogrammi, ciascuno a significare un pezzo del percorso, un’idea, un pensiero, una visione fissata nella mente. Sovente ripete un medesimo soggetto, ma con un linguaggio sempre nuovo che risponde alla sua sensibilità incandescente ed aperta. Immortala, col segno vibrante, nervoso, inquieto che lo caratterizza, i lottatori di sumo, lo sport nazionale giapponese, le cui origini risalgono agli inizi del VI secolo. Colti nelle diverse pose plastiche, che li rendono leggeri nonostante il peso specifico dei loro corpi, i lottatori di Buzzi indossano tutti il mawashi e i loro capelli sono acconciati con la particolare crocchia detta oi-cho mage.

Nel percorso espositivo, i lottatori stanno al fianco di un’altra immagine simbolica del Giappone, quella delle maschere teatrali. Buzzi ci consegna una carrellata, intensa e pregnante, delle maschere kabuki della tradizione oriundo-nipponica. E ne sottolinea, con grande efficacia di tratto, il loro aspetto popolare. Il Teatro Kabuki infatti è una forma di drammaturgia giapponese dell’inizio del ‘600 – formata da tre ideogrammi: “ka” (canto), “bu” (paura), e “ki” (identità) – che rappresenta per molti la volgarizzazione del ben più nobile Teatro Nō – dall’ideogramma “nō” (abilità) –, nato nel ‘300 e che presuppone una cultura elevata per essere compreso.          
 
 Informazioni 
Dove: Spazio per le arti contemporanee del Broletto
Quando: 27 marzo – 19 aprile 2015
Orari: da giovedì a domenica 16 – 19. Chiuso domenica 5 aprile, aperto lunedì 6 aprile
Ingresso libero

 
 
Pavia, 20/03/2015 (12992)




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