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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 12844 del 14 gennaio 2015 (2432) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Madama Butterfly
Madama Butterfly

Madama Butterfly, definita da Giacomo Puccini e dai librettisti “tragedia giapponese”, è un'opera in tre atti, anche se la prima versione del 1904 al Teatro alla Scala ne prevedeva solo due.

Essa risultò al debutto un clamoroso insuccesso che l'Autore stesso, e anche il suo editore Giulio Ricordi, attribuirono, non a torto, a un generalizzato clima di ostilità venutosi a creare in quei giorni a Milano nei confronti di Puccini. L'accoglienza del pubblico fu aggressiva, tanto che molti spettatori, compresa la sorella dell'Autore, non riuscirono letteralmente a “sentire” la musica, coperta dai fischi, dalle ironiche richieste di bis, dai frastuoni appositamente sollevati dalla claque.
Puccini, che invece credeva fermamente nel lavoro, sottopose l'opera a una revisione non convintissima ma efficace e veloce, tanto che, solo tre mesi dopo, trionfò al Teatro Grande di Brescia, nell'interpretazione di Solomiya Krushelnitska e Giovanni Zenatello, per la direzione di Cleofonte Campanini, lo stesso che aveva diretto anche il debutto scaligero del 17 febbraio.

In realtà Puccini non smise mai di lavorare a Butterfly, aggiustandola progressivamente: lo fece per il debutto londinese alla Royal Opera House – Covent Garden del 1905 e per i debutti del 1906 al Regio di Torino, con la direzione di Arturo Toscanini, e a  Parigi, all'Opera Comique; infine per il debutto newyorkese al Metropolitan del 1907, con Enrico Caruso nelle vesti di Pinkerton.

Valerio Galli
, viareggino, che dirige questa versione dell'opera del 2011, è uno dei più affermati giovani Direttori italiani e ha debuttato proprio al Festival Pucciniano di Torre del Lago con Tosca. E anche con questa Madama Butterfly “gioca in casa”.
Takao Okamura, il regista, tende a dare connotati originali giapponesi al dramma che Illica e Giacosa avevano in realtà adattato alle loro esigenze, malgrado lo stesso Puccini avesse provveduto alla ricerca di una veridicità culturale nipponica grazie a lunghe discussioni con persone esperte di quelle tradizioni e di quella storia. La regia, molto filologica, utilizza addirittura un corteo fatto da vere geishe per la  cerimonia di nozze, nel riuscito tentativo di rompere la stereotipata visione occidentale di quel Paese.
Sakiko Ninomiya dà corpo minuto e voce progressiva a Cio-Cio-San, costruendola lentamente ma in maniera assolutamente convincente.
Massimiliano Pisapia impersona Pinkerton, che non a caso fu il ruolo che ricoprì in occasione del suo debutto sulle scene, per poi reinterpretarlo in numerose circostanze nazionali (Teatro Massimo di Palermo, Carlo Felice di Genova, Fenice di Venezia) e internazionali (Tokio, Parigi Opera Bastille, Valencia, Amburgo), mostrando una confidenza con il ruolo assolutamente di primissimo piano: un vero “cavallo di battaglia” del tenore.
Mariella Guarnera veste splendidamente i panni della fedele Suzuki.
I costumi di Yasushiro Chiji e le scenografie di Naoji Kawaguci completano in maniera brillante la ricostruzione filologica di un angolo di Giappone non connotato in maniera scontatamente esotica ma ricostruito con fedeltà e amore d'altri tempi.

L'opera sarà introdotto dalla prof.ssa Laura Nicora, Docente di Storia della Musica al Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano – Bicocca, che ne commenterà gli esiti col pubblico nell’intervallo e al termine.

 
 Informazioni 
Dove: Teatro Carbonetti, via Leonardo da Vinci, Broni
Quando: venerdì 16 gennaio, ore 20.30

 
 
Pavia, 14/01/2015 (12844)




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