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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 12368 del 3 maggio 2014 (2903) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
José Oubrerie conversa con Remo Dorigati
José Oubrerie conversa con Remo Dorigati

Nuovo appuntamento per le Conversazioni pavesi, organizzate dall'Associazione Pavia Città Internazionale dei Saperi: una serie di incontri durante i quali uno o più personaggi del mondo della cultura, della scienza, dell'arte (declinata nelle sue molteplici forme) e dello sport intrattengono il pubblico con una "conversazione" appassionante e partecipata.

Il mese di maggio si apre con José Oubrerie, architetto di fama internazionale e ultimo collaboratore vivente di Le Corbusier, che dialogherà con Remo Dorigati, architetto, professore ordinario di Progettazione Architettonica Urbana e vicedirettore del DASTU presso la Facoltà di Architettura-Società del Politecnico di Milano, in una conversazione dal titolo: Il "tradimento" dell'idea perfetta. José Oubrerie a Firminy.
 
Francese di nascita e americano d'adozione (docente alla Knowlton School of Architecture di Columbus, in Ohio), José Oubrerie, 82 primavere alle spalle, è l'ultimo grande collaboratore di Le Corbusier, con il quale ha condiviso spazi e forme per più di un decennio - dal 1957 al 1965, anno di morte del Maestro -. Insieme hanno progettato e realizzato, aderendo alle idee del Movimento Moderno, all'utilizzo del calcestruzzo armato e alla fusione dell'architettura con i bisogni sociali dell'uomo medio. Oubrerie ha seguito alla lettera le istruzioni di Le Corbu, e alla morte del Maestro ne ha preso il testimone, portando a termine, dopo molti ripensamenti, il progetto per la chiesa di Saint-Pierre a Firminy-Vert. In essa è idealmente traslata il tema della casa di Le Corbusier: da una parte lo spazio primario di definizione dei rapporti tra l'uomo e il quotidiano, e dall'altra la chiesa, dimora di Dio e degli uomini, luogo intrinsecamente denso di "abitabilità".
Oubrerie realizza il progetto nel 2006, a quarantasei anni di distanza dal primo schizzo su carta, un intervallo esasperante, impegnativo, e Saint-Pierre si identifica così come un racconto lirico che, tra intensi momenti di lavoro e anni bui di attesa, giunge fino a noi come una vera e propria epopea architettonica. La monumentalità monolitica del segno volumetrico è disegnata dall'intuizione della grande scocca-cupola a cono tronco, che svetta senza esitazione verso il cielo, alla conquista di luce. L'interno è il calco della sua forma: un vasto, emozionante vuoto, che fa pensare a quello lasciato dall'impronta di una scarpa. Dentro questa impronta cava, lo spazio diviene luogo abitabile.

Oubrerie non si limita però a tradurre le idee del Maestro. Lui apprende, prosegue, consegna, interpreta e dunque in parte tradisce - dal latino tradere (consegnare) viene tanto tramandare quanto tradire -. Come si addice a un buon allievo, non sacralizza l'architettura moderna, né la smarrisce: la guadagna e la vive, portandola nella nuova generazione.
Ogni passo è una scoperta, ogni componente è il trascendimento di se stessa - chiarisce l'architetto -. Ciò che salva l'architettura è la qualità poetica del progetto, e soltanto in questa prospettiva partecipa a cambiare le persone. A diradare la banalità.
L'architettura di Oubrerie è un flusso, che tiene insieme ascendenti e discendenti.

 
 Informazioni 
Dove: presso la a Sala degli Affreschi dell'Almo Collegio Borromeo - Pavia
Quando: giovedì 8 maggio, alle ore 18.00
Ingresso: libero fino ad esuarimento posti

 
 
Pavia, 03/05/2014 (12368)




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