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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 12346 del 22 aprile 2014 (2078) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
A tu per tu con La Sacra Famiglia
A tu per tu con La Sacra Famiglia

Un’opera d’arte al mese, per un anno ricco di cultura. Si intitola Uno:Uno. A tu per tu con l’opera, l’iniziativa organizzata dai Musei Civici del Castello Visconteo, Settore Cultura del Comune di Pavia, in collaborazione con l’Associazione Amici dei Musei Pavesi, che fino a novembre, ogni quarta domenica del mese, proporrà all’interno dei Musei civici una visita guidata ad hoc, alla scoperta dei capolavori delle collezioni pavesi. Un capolavoro alla volta.

L’appuntamento è fissato per domenica con La Sacra Famiglia, di Antonio Allegri, detto il Correggio. Per l’occasione, Il Direttore dei Musei Civici, Susanna Zatti, converserà con Francesca Stroppa, cui si deve l'ultima analisi critica del dipinto, in occasione della nuova pubblicazione del Catalogo della Pinacoteca Malaspina.

La preziosa opera del Correggio sarà esposta fino al 23 maggio 2014 in una sala pensata appositamente per ospitare un capolavoro alla volta, in modo da privilegiare il contatto diretto con l'opera e una fruizione "slow".
Un video focus e alcuni documenti scelti accompagneranno l'esposizione e consentiranno di approfondire la storia del dipinto, l'iconografia e la sua collocazione della produzione dell'artista.

"Fu di eccellente e bellissimo ingegno dotato Antonio da Correggio, pittore singularissimo, il quale attese alla maniera moderna tanto perfettamente, che in pochi anni, dotato dalla natura ed esercitato dall'arte, divenne raro e meraviglioso artefice". Con queste parole Giorgio Vasari inizia la trattazione della vita di Antonio Allegri, nato a Correggio nel 1489 e qui morto nel 1535. Inserendolo tra i pittori attivi nel Settentrione subito dopo Leonardo e Giorgione, fornisce dell’artista un preciso profilo che ne ha favorito la successiva fortuna critica.

Il piccolo dipinto dei Musei Civici raffigurante la Sacra Famiglia con san Giovannino e santa Elisabetta proviene dalla collezione del marchese Luigi Malaspina di Sannazzaro, dove era però attribuito al bolognese Francesco Francia. La paternità del Correggio fu riconosciuta da Giovanni Morelli nel 1880 e da allora è universalmente accettata dalla critica, che ha ricondotto l’opera alla produzione giovanile dell’artista.
La tavola è stata anche oggetto di un clamoroso furto, in seguito al quale le sue tracce si sono perse per cinque anni: l’opera è stata infatti trafugata nella notte tra il 10 e l’11 maggio del 1970, insieme al Ritratto d’uomo di Antonello da Messina e alla Madonna con Bambino di Giovanni Bellini, per essere poi recuperata il 23 gennaio del 1975.

Le piccole dimensioni avvicinano il dipinto a un ristretto gruppo di opere giovanili di Correggio nate per la devozione privata, come le due versioni della Madonna col Bambino e san Giovannino conservate pressol’Art Institute di Chicago e il Los Angeles county museum, o la Madonna col Bambino, san Giovannino e santa Elisabetta del Museo di Philadelphia. Nell’opera pavese la scena è ripresa in un interno, uno spazio ristretto fra un davanzale che definisce il primo piano e una colonna collocata sullo sfondo.
Le cinque figure attivano un particolare gioco di corrispondenze all’interno del quadro: la Madonna domina la scena, perché è colei che ha concepito e dato alla luce Gesù, mentre San Giuseppe e santa Elisabetta, strumenti di un imperscrutabile progetto divino, sono collocati in posizione marginale. La scena illustra un racconto complesso che mette in parallelo le figure di san Giovannino e di Gesù: due nascite e due madri.

Fonte di riferimento per la composizione dell’opera sembrerebbe essere un testo dell’inizio del XIV secolo del francescano Giovanni de’ Cauli, le Meditaciones vite Christi, in cui sono rielaborate alcune vicende tratte dai vangeli apocrifi. Quisi narra che Maria, levatasi durante la notte poco prima della nascita di Gesù, si appoggiò ad una colonna. Nello stesso testo è evocato anche l’incontro tra Gesù e san Giovannino, durante la fuga in Egitto, e il ritrovo dei cinque personaggi qui raffigurati nella casa di Elisabetta.

La critica recente colloca la realizzazione del dipinto intorno al 1515, sulla base dell’analisi formale e del confronto stilistico con altre opere di Correggio.
Nel volto di santa Elisabetta, i lineamenti appaiono più morbidi e meno marcati rispetto alla stessa figura di santa presente nell’opera della Johnson Collection di Philadelphia (realizzata tra 1508 e 1510), in cui sono più forti gli echi dello stile mantegnesco. Nella tavola pavese si riscontrano inoltre citazioni del modo espressivo leonardesco, specie nella figura del bambino.

La composizione del dipinto inizia ad allontanarsi anche da quella presentata nel tondo con la Sacra Famiglia, san Giovannino e santa Elisabetta, realizzata prima del 1514, un tempo collocata nella basilica di Sant’Andrea di Mantova e ora al Museo Diocesano della città lombarda.
Evidenti, invece, appaiono le relazioni con la Pala di san Francesco della Gemäldegalerie di Dresda, unica opera documentata della fase giovanile di Correggio, commissionata il 30 agosto 1514. Simili risultano infatti la modalità con la quale sono resi i fusti delle colonne, lisci e velatamente chiaroscurati, e la definizione della Madonna col Bambino. 

 
 Informazioni 
Quando: domenica 27 aprile 2014, ore 16.30
Dove: riitrovo presso la biglietteria Musei civici del Castello Visconteo, Pavia  

Le visite e l’ingresso ai musei sono gratuiti e senza prenotazione.
 

 
 
Pavia, 22/04/2014 (12346)




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