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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 12222 del 3 marzo 2014 (2177) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Nel segno della memoria
Nel segno della memoria

Occhi e volti che raccontano storie. Storie drammatiche di miseria, solitudine, disperazione, abbandono.
Nel segno della memoria scava negli animi e nelle pieghe della pelle di un’umanità disperata e reclusa. Sono ritratti psicologici quelli che sfileranno nello Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto di Pavia.

Immagini prese dagli archivi fotografici di diversi ospedali psichiatrici d’inizio Novecento, tra cui l’Ospedale Psichiatrico di Novara (1875-1978), che con abilissima maestria Giovanni Sesia ha fatto sue, riscrivendole e traducendo così in segni le membra e i pensieri dei soggetti. L’artista milanese porta alla luce le tracce che eventi e passioni hanno lasciato sul campo e, con le parole scritte e i segni non decifrabili che si intrecciano alle fotografie, ricreate e dipinte, sembra voler restituire voce ai malati.


La mostra, aperta fino al 23 marzo 2014, è organizzata dall’Assessorato alla Cultura, Turismo e Marketing territoriale del Comune di Pavia, e vede i lavori di Giovanni Sesia animarsi grazie alle videoproiezioni create da Stefano Sgarella, che ha curato l’allestimento multimediale.
Un evento che ha a che fare col sociale. L’arte di Giovanni Sesia si sviluppa anche nella sua funzione sociale – dichiara l’Assessore alla Cultura, Turismo e Marketing territoriale Matteo Mognaschi – e si pone al tempo stesso come toccante testimonianza e spietata denuncia della condizione manicomiale

Prima dipingevo quadri astratti, usando gli stessi colori di adesso; i seppia, i marroni, le terre
– spiega Giovanni Sesia –. Un giorno un amico psicologo ritrovò casualmente in uno scantinato delle scatole di negativi provenienti da un manicomio e decise di mostrarmeli, pensando potessero venirmi utili. Al momento non ne vidi l’utilità per la mia attività, però rimasi impressionato non tanto dall’idea che provenissero da un archivio sanitario quanto da un luogo che fu la destinazione di esseri dimenticati in vita e dimenticati in morte, poiché la maggior parte di quei negativi finiti in una cantina sarebbero scomparsi in qualche discarica. Allora incominciai a farli stampare in grandi dimensioni, caricandoli in seguito di quella che era la mia pittura. Per me fu una rivelazione e se ci penso sono portato a credere d’aver dipinto in astratto per usare poi le mie pennellate come carica di emozione complementare a queste immagini. Da quel momento il lavoro è andato per la sua strada, sviluppando anche altre traiettorie.

Segregazione, medicalizzazione ed esclusione totale; letti di contenzione, celle di isolamento, camicie di forza ed elettroshock punitivi: i lavori di Sesia cercano di andar oltre l’indagine superficiale, e inquadrano nell’obiettivo della loro arte i segreti, i misteri, i bisogni, le paure, i dolori e le vergogne dell’anima. Le linee degli occhi e i colori dell’iride suggeriscono il passato nudo e crudo, e (forse anche) il futuro degli uomini e delle donne che campeggiano nelle opere. Ci costringono a non dimenticare e a riflettere sulla follia e sulla sua cura.
Giovanni Sesia, provando ad andare al di là del semplice fare artistico, cerca con i suoi volti sofferenti di restituire umanità alla follia, di ridarle una voce, una memoria, di aiutarla ad approdare in un porto sicuro dove il Passeggero non possa più sentirsi tale, e riesca quindi a riconquistare, un tassello alla volta, la propria identità di essere umano, per troppo tempo relegata a ombra, persa nell’oblio del silenzio e dell’indifferenza.

L’artista abbatte le mura del manicomio e prova a ridurre le distanze, costringendo lo spettatore a confrontarsi con il diverso, con la paura di ciò che è altro, e l’inevitabile pregiudizio che si viene a creare. Il risultato è un cortocircuito emotivo: gli sguardi dei suoi sconosciuti come le pieghe dei suoi lenzuoli smuovono vibrazioni che vanno ben oltre il contenuto dell’opera.

 
 
 Informazioni 
Quando: dal 7 al 23 marzo 2014
Inaugurazione: venerdì 7 marzo, ore 18.00
Dove: presso Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto di Pavia
Orari: 16-19 mar-ven; 10.30-12.30 e 16-19 sab-dom; lunedì chiuso
Ingresso libero

 

 

 

 
 
Pavia, 03/03/2014 (12222)




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