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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 1219 del 14 luglio 2003 (1877) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
''Cinema sotto le stelle'' che passione!
''Cinema sotto le stelle'' che passione!

Ci risiamo, la stessa sensazione ogni anno all'inizio dell'estate...
Arrivano i primi caldi, le vacanze sono ancora lontanocce e allora che cosa di meglio che ritrovarsi all'aperto, in un bel cortile storico di Pavia a guardare tutt'insieme un bel film che la stanchezza, la distrazione, gli impegni diuturni di quest'inverno ci avevano inibito?

Poco o nulla davvero.
O almeno questo sembrerebbe trapelare dai primi risultati dell'affluenza di pubblico di VITA VITAE Un'altra vita è possibile, questa rassegna estiva del 2003 da poco iniziata nel cortile del chiostro del civico istituto Vittadini a Pavia.

Più di centoventi paganti a Il Pianista, sentito e tragicissimo racconto della Shoah di Roman Polanski, trionfatore di Cannes dell'anno scorso, quasi cento al raffinato musical-commedia Otto donne ed un mistero di François Ozon, giovane e trasgressivo metteur en scene francese, sono soltanto due esempi e che tuttavia fanno riflettere sulle sorti del cinema oggi nel nostro paese.

Si fa infatti tanto parlare della crisi del cinema, inteso come calo degli spettatori nelle nostre sale, e di tentativi per superare questa crisi quando, probabilmente, le soluzioni sono sotto gli occhi di tutti.
E, ovviamente non sono soltanto io a dirlo, ma è l'ANEC stessa, l'Associazione Nazionale Esercenti Cinema a richiedere da tempo ed a gran voce una più regolare distribuzione durante l'anno del cosiddetto "prodotto".
Che si direbbe infatti in qualsiasi altro campo o genere di commercio se ad esempio soltanto in alcuni mesi arrivassero frutta ed ortaggi freschi sui nostri mercati? Ci si lamenterebbe ad esempio se nei mesi in cui le mele ci arrivassero marce o non proprio perfette, la gente non le comprasse?!

E' quello che da sempre avviene col cinema nell'alternanza dei periodi invernale ed estivo.

In inverno le sale traboccano di proposte "allettanti", e non parliamo delle ammucchiate di natale/primo dell'anno /la befana quando, a quanto pare, la famiglia italiana tipo esce di casa per affollare le sale.
Ecco, lì le proposte si sprecano, ed i distributori fanno a botte per mostrare il "loro" film.

Poi però, passato quel breve momento, tutto si calma. Si contano gli incassi e si pensa già al prossimo Natale... E vi sembra una politica commerciale seria questa?!
Ma, dicevo, è l'Anec stessa a lamentarsi, proponendo ad esempio, pochi giorni fa a Milano e ovunque gli esercenti si aggregassero un ingresso al cinema, con spettacoli di prima visione, a soli due euro!

Vuota demagogia? Campagna promozionale buona solo a far parlare per una volta i giornali? O piuttosto un timido ma sentito tentativo di far ragionare anche in Italia tutti quanti produttori, distributori, ed esercenti intorno ad un tavolo e su problemi reali?!
Perchè ogni politica di riduzione del costo del biglietto, si badi bene non di sabato e/o di domenica ma infrasettimanale e in periodi di affluenza ora minima di pubblico, è visto da qualcuno come il fumo negli occhi?

Forse che in tutto il resto d'Europa non si applicano già da tempo tariffe differenziate, anche del cinquanta, sessanta per cento, se lo stesso film si decide di vederlo di pomeriggio e durante la settimana piuttosto che di sera e durante il week end?
Forse che le stesse rassegne estive che propongono seconde visioni di film più o meno visti e più o meno intelligenti, ma a cinque euro anzichè a sette, anche se all'aperto e non così comodamente come in sala, non sono una prova che, ebbene sì, anche il costo del biglietto oltre alla programmazione più variata e ad una proposta più omogenea durante l'anno, è un fattore importante per spingerci ad uscire di casa e ad entrare in un cinema?

Finché non si deciderà che gli stessi incassi oggi con un pubblico più vasto significano un pubblico ancora più vasto domani e quindi incassi più alti per il futuro, il nostro cinema subirà nelle frequenze una contrazione sempre più evidente, riproducendo quell'ambito, che tuttavia non gli è proprio, della rappresentazione teatrale.

Chiudersi a riccio, dedicarsi alle elites, non è caratteristica di un arte che da sempre si è definita per il suo carattere "popolare".

 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 14/07/2003 (1219)

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