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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 12043 del 15 novembre 2013 (3060) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Io Non Appartengo Più - Vecchioni a Pavia
Io Non Appartengo Più - Vecchioni a Pavia
È partito il 7 novembre il nuovo attesissimo tour teatrale di Roberto Vecchioni che farà tappa a Pavia il 27 del mese nella splendida cornice del Teatro Fraschini.
 
Lo spettacolo vedrà Vecchioni esibirsi accompagnato dalla sua storica band: Lucio Fabbri (pianoforte, violino, chitarre), Massimo Germini (chitarre), Roberto Gualdi (batteria) e Marco Mangelli (basso), e da un Trio di Archi formato da Costanza Costantino (violino), Riviera Lazzeri (violoncello) e Chiara Scopelliti (viola).
 
Il tour seguirà la pubblicazione del nuovo album Io Non Appartengo Più (Universal Music) uscito l’8 ottobre, in cui il professore della musica italiana, fresco candidato al Premio Nobel per la Letteratura, ci racconta con dodici nuovi brani, “La presa d’atto che l’essere umano più di tanfo non riesce a fare, non riesce a dare: talvolta stringe la mano degli altri perché nel buio non capisce niente o si rivolge al cielo, talvolta si convince che deve farcela da solo.
 
Lo spettacolo sarà, per scelta dell’artista, molto semplice e rigoroso. Al centro di tutto le liriche e la musica.
I nuovi brani si mescoleranno ai classici del suo repertorio per un concerto che sarà, come è sempre stato, coinvolgente e vissuto. 
 
«I pochi amici, i discografici e i familiari che finora hanno ascoltato Io Non Appartengo Più l’hanno definito “Un soliloquio davanti alla fine, una risistemazione di valori, una riclassificazione di speranze e sogni, una professione di pessimismo sociale e di ottimismo individuale, un bel calcio in culo generalizzato a poteri, piagnistei, invidie e politiche sterili, fedi integraliste”, ecc. ecc…
 
Secondo me è un po’ di tutto questo ma, per carità, niente a che vedere con il nichilismo o lo sconforto, la resa. E nemmeno la delusione. Piuttosto la presa d’atto che l’essere umano più di tanto non riesce a fare, non riesce a dare: talvolta stringe la mano degli altri perché nel buio non capisce niente o si
rivolge al cielo, talvolta si convince che deve farcela da solo.
Riascoltandolo, comunque, mi sembra che rispecchi perfettamente il mio stato d’animo di oggi, una specie di illuminismo delle attese, cioè un’indistruttibile fede per l’umanesimo e la grandezza sempre vincente dello spirito umano, senza le quali si è persa e si perde ogni battaglia.
 
Partendo da questa prospettiva si smaschera il tempo e si supera il dolore e con esso, le ingiustizie, le battaglie di pensiero, gli addii, il terrore del vacuo, i compagni interessati le promesse non mantenute, e si accetta che la cultura umana sia un groviglio di insoddisfazioni cicliche, qualsiasi rimedio le si prospetti, in uno stato d’animo di raggiunta serenità. E così tutti quei fantasmi non salgono più sul ring a sfidarmi, li ho già conosciuti e per quanto provi a leggerli in modo differente, sempre quelli restano: gli uomini sono inferiori alle loro idee.
 
A volte lo stazzo è evidente ma anch’essa fa parte di un’armonia conquistata, della trasparenza del traguardo, perché non esiste una vera fine (Si va così), al massimo persiste un debole rimpianto per non aver avuto un po’ più di tempo (Il miracolo segreto).
 
L’amore, ogni amore, in Io non appartengo più resta l’unica eccezione alla regola. Il mio, costruito su ricordi, attimi, sfoghi, distacchi e ritorni indispensabili, contrasti e perdoni, pazienza dei giorni e comunanza delle sere, è stato una tal battaglia su questo ring da uscirne sempre come unica certezza.
 
Io stento ad appartenere a questo tempo, non lo sento più mio e tosi con Esodo ispirato all’Edipo Colono, ho tentato di cantare la vittoria umana sul destino, qualunque esso sia, il premio alla grandezza di essere nati, aver sofferto, aver sognato e capito e da questo infine essere liberi. Sofocle, infatti, per la prima volta, sancisce che l’uomo non è responsabile dei propri peccati involontari (com’è vicino Fabrizio De Andrè).
Edipo si perde nella luce di dio: l’esempio è troppo alto perché io possa confrontarmici, ma è meraviglioso, confortante e batte ai punti "Il male di vivere" incontrato da Montale.
E così dal centro del ring, oltre le corde che delimitano le peripezie quotidiane, le liti senza scopo, i duelli di parole sprecate ed ingannevoli, ecco aprirsi uno sconfinato mare piatto, calmo, sereno, una pianura d’erbe e fiori a perdita d’occhio fino all’orizzonte».
 
Roberto Vecchioni
 
 
 Informazioni 
Dove: Teatro Fraschini, c.so Strada Nuova - Pavia
Quando: 27 novembre 2013, inizio concerto ore 21.00
 

Comunicato Stampa

Pavia, 15/11/2013 (12043)




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