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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 12008 del 25 ottobre 2013 (4785) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Psiche d’Eros
Psiche d’Eros
Psiche d’Eros, ovvero donne. Corpi. Carni. Figure femminili contorte e pallide, dalle trasparenze quasi lunari. Chiome rigonfie o scarmigliate, occhi duri, labbra increspate da un sorriso ironico, espressione enigmatica, talora allucinante e stravolta. Corpi allungati, scarniti, dalla morbidezza quasi impercettibile. Donne sole o in compagnia di un amante.
 
È incentrata sull’universo femminile la retrospettiva dedicata al pittore Michele Mainoli (Sannazzaro de’ Burgondi, 1927 – Castelnuovo Scrivia, 1991), che verrà inaugura nel tardo pomeriggio di mercoledì 30 ottobre 2013 presso lo Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto di Pavia.
 
Psiche d’Eros, questo il titolo scelto per la mostra, è organizzata dall’Associazione Michele Mainoli in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, Turismo e Marketing territoriale del Comune di Pavia, e curata da Marilisa Di Giovanni e Valeria Ferrari, e presenta una ricca selezione di opere grafiche dell’artista di origine pavese.
Sono circa una sessantina tra litografie e incisioni, molte delle quali inedite al grande pubblico, e sono accomunate da un unico tema: quello della figura femminile, nuda se possibile, ritratta in tutte le sue pose, in compagnia di un amante ma più frequentemente da sola: unica vera protagonista dell’opera.  
 
Le donne di Mainoli, giovani prostitute, concubine, ragazze delle case chiuse sono nude, come mamma le ha fatte, e sprigionano eros da tutti i pori. Ma in silenzio assoluto. Non c’è, infatti, aggressività, è svanito il potere seduttivo e la sensualità sfrontata. È qualcosa di raccolto, intimo, ben lontano dall’essere spettacolare. Si tratta di scene di calda intimità: una sensualità intima mai ostentata, quasi pudica. Le figure hanno un sex appeal semplice e spontaneo, sono corpi nudi che si offrono quasi timidamente alla vista, un po’ vergognosi, un po’ dolcemente seducenti. Il nero e il buio dello sfondo le avvolgono e nascondono.
 
L’artista accarezza le sue modelle, le coccola, le consola le vede e conosce come nessun altro, a parte un amante potrebbe essere in grado di fare. E non rimane nell’aria una sola parola. Non c’è bisogno di parole. Qualunque inquadratura, soggetto e luce appaiono sulla tela, è ovvio che non ci sono stati rumori a interromperli. L’intesa tra chi raffigura e chi è raffigurato, tra chi si mostra e chi osserva è silente, sottintesa.
Mainoli non rappresenta il corpo, ma col gioco delle velature, del chiaroscuro, dei gesti e delle posture cerca di rappresentare uno stato d’animo, un atteggiamento. La vera forza espressiva della composizione è, infatti, il sentimento che la sorregge, che sta dietro a quelle membra così scoperte, indifese ed esposte.
 
Tutto è tranquillo, senza esagerazioni, e anche la scelta della tavolozza (che predilige i toni bassi ma vibranti e modulati con finezza) concorre a dare vita a quel mondo sensuale senza eccessi che già il silenzio era andato a costruire. Nelle incisioni i colori sono il bianco e il nero, con delicatissimi passaggi tonali di grigio; nelle litografie il bruno, l’arancione, il giallo, il blu inteso su fondi di rosso focato.
 
Mainoli è un grande pittore padano, e della civiltà padana ha quelle caratteristiche che trovate proprio nel primo poeta padano, che è Ludovico Ariosto. E cioè il sogno, la visione, la dimensione onirica, che è legata però anche alla concretezza della realtà – scrive di lui lo storico dell’arte Vittorio Sgarbi –. Fatte queste considerazioni, elementi fondamentali della pittura di Mainoli sono: la donna, l’ossessione della donna, l’ossessione di un erotismo che produce quadri come “Il passeggio delle sei di sera in Corso Roma ad Alessandria”, in cui Mainoli immagina il passeggio come un’occasione in cui le persone si ritrovano in qualche modo per ammiccare, avere incontri affettuosi, e quindi si vedono nude. Voi vedete persone che camminano senza vestiti. In altri punti addirittura stanno insieme in amplessi erotici misti. Ora, questo cosa sarà? E’ pornografia? No, è l’amore fisico, l’amore pagano - contro quello celeste, cristiano - che prevale nella Valle Padana, pagano – padano, un collegamento strano che parte non da Firenze, ma da Ferrara: ecco da dove viene Mainoli, ecco l’ossessione erotica come libertà, come desiderio, come una cosa assolutamente spontanea che si sogna, che è un’ossessione, che ritorna poi in un altro grande padano che è Fellini. Ho fatto queste considerazioni per dire che l’arte non è mai pornografica. Pensate che Mainoli ha fatto un meraviglioso Ecce Homo, un Cristo che sta sulla tomba di famiglia, che è un capolavoro di misticismo, di passione, di dolore.
 
Michele Mainoli per mezzo del colore trasfigura e persino crea la realtà –scrive di lui Roberto Carlo Delconte, Presidente dell’Associazione Michele Mainoli –; nel colore egli ricerca la più compiuta espressione pittorica del proprio mondo interiore, per comunicare la variegata gamma delle più intime e sottili emozioni. Lui stesso ebbe a dire (in un’intervista del 1952) di aver lentamente imparato ad usare, per giungere ad una buona espressione pittorica, colori che prima giudicava ostili o comunque inadatti, ma poi scoperti così docili e necessari. Nello stupore e nell’incanto del colore egli riesce a scorgere l’anima delle cose. Se è vero (come è stato detto) che il colore è lo sforzo della materia per divenire luce; il colore mainoliano è lo sforzo della materia per lasciar trasparire l’invisibile. Di conseguenza il colore non è mai fuori posto, ma armonico e funzionale al suo messaggio interiore.
 
Linea e colore sono le componenti dell’arte di Michele Mainoli, artista difficile da catalogare, cui tutte le etichette con le quali si è tentati di definire la sua arte stanno strette – scrive di lui Marilisa Di Giovanni, storica dell’arte e docente presso l’Università degli Studi di Pavia –; le sue opere danno al critico un senso di inadeguatezza, d’incapacità di arrivare a una completa adesione e comprensione della sua concezione dell’arte così personale. La sua linea utilizza e delimita uno spazio silenzioso da cui emergono figure consunte, ed emerge forte il richiamo a una dimensione metafisica: quello dello spazio senza tempo e senza connotazione precise, con riferimento a situazioni di straniamento dalla realtà, ma che in questa trovano la loro ispirazione. Mainoli comunica attraverso le sue figure così essenziali, così immateriali eppure presenze forti, tanto da divenire cifra e simboli di un suo mondo personale capace di trasmettere allo spettatore il suo senso di angoscia.

In occasione della mostra verrà presentato un catalogo con testi di: Vittorio Sgarbi, Marilisa Di Giovanni, Valeria Ferrari, Roberto Carlo Delconte.

 
 Informazioni 
Dove: Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto, piazza della Vittoria - Pavia
Quando: dal 30 ottobre (inaugurazione ore 18.00), al 24 novembre 2013; dal martedì al venerdì: 16.30-19.30; sabato e domenica: 10.30-13 / 16.30-19.30; lunedì chiuso.
Per informazioni:Associazione Michele Mainoli, tel. 0131/826893, e-mail: mainoli@mainoli.it
 

Comunicato Stampa

Pavia, 25/10/2013 (12008)




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