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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 11798 del 28 giugno 2013 (4749) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il leone nell’Arena
Il leone nell’Arena
Arrivo a Verona alle 17.30 a bordo di una mini-cooper con la bandiera inglese sul tetto e sugli specchietti laterali (per quello, era anche sulle mie scarpe da tennis). Ho 63 anni, ma me ne sento 20 mentre mi dirigo a passo spedito verso l’Arena; il vecchio Paul fa anche di questi miracoli.
 
Dopo poco mi passa davanti un corteo di auto con i lampeggianti blu: è lui, lo sento!
Le urla che si levano a lato dell’antico monumento mi confermano che Paul è arrivato per il sound-check. Si sofferma un attimo a salutare i fan, sorridendo, e poi entra.
 
Da fuori i cancelli sbarrati arrivano confuse le note del basso e di qualche altro strumento.
Piove! Stiamo lì tutti in fila, sotto gli ombrelli (chi ce l’ha) e gli impermeabili sottilissimi e colorati, comperati dall’extracomunitario di turno (che quel giorno il pranzo se lo è assicurato).
 
Alle 19 circa, si aprono i cancelli e corriamo sugli spalti; tira un vento traditore e l’aria si fa decisamente fresca. Il pubblico è tranquillo: è lì per godersi un mito, non per far casino.
 
Verso le 21, sui mega-schermi al lato del palco, iniziano a scorrere immagini: un collage di dipinti di Paul, foto sue e dei Beatles, dall’infanzia ad oggi. Il montaggio è decisamente ben fatto e suggestivo. Peccato sia ammorbato da un DJ che violenta le canzoni con modalità disco.
 
Come termina il filmato (sono ormai le 21.30) Paul appare sul palco e l’Arena esplode in un boato.
Giacca lunga nera (molto anni ‘60), stivaletti di camoscio con il tacco, calzoni “a sigaretta”, sembra un ragazzo; e invece di anni ne ha 72 e li dimostra solo alla fine del concerto (dopo due ore e mezzo di musica e tre bis), quando la stanchezza comincia a segnargli il viso e le rughe si fanno più evidenti.
Il concerto è uno dei migliori dei sette suoi che ho ascoltato nella mia vita!
In grande forma lui e tutta la band.
 
Lui è contento di essere lì (era da un po’ che voleva suonare all’Arena), ride e si diverte, scherza con i suoi musicisti (durante Maybe I’m Amazed Wick gli fa un cenno con la mano sulla gola, come dire “non ce la fai”) e canta come un angelo.
Eight Days A Week mi lascia senza fiato e All My Lovin’ rincara la dose. La scaletta di questa tournée contiene una grande quantità di canzoni dei Beatles.
Certo che non mi sarei mai aspettato di ascoltare un brano come Benefit of Mr.Kite!
 
E se And I Love Her è dolcissima e ancora più ammaliante del solito, Here Today commuove lo stesso Paul mentre la presenta, My Valentine risulta una perfetta dichiarazione d’amore per la nuova moglie di Paul, è sicuramente Live and Let Die che raggiunge il più alto punto di spettacolarità perché i cannoni a fiamma e i fuochi d’artificio (già visti in altre occasioni) nella splendida cornice dell’Arena di Verona assumono un fascino mai visto prima.
 
Dopo tre bis Paul, visibilmente stanco ma felice, chiude il concerto scusandosi per dover andare via, ma la tournée continua e bisogna anche riposare (e mangiare, come fa notare Wiks con un gesto eloquente).
Lascio l’Arena e me ne torno a Pavia.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 28/06/2013 (11798)

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