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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 11736 del 28 maggio 2013 (3025) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Wagneriana, la mostra di Martinotti
Wagneriana, la mostra di Martinotti
“Il bisogno più urgente e più forte dell'uomo perfetto e artista è di comunicare se stesso - in tutta la pienezza della sua natura - all'intera comunità. E non può arrivare a tanto se non nel dramma”.  (Richard Wagner, L’arte e la rivoluzione)
 
La Città di Pavia inaugura venerdì una mostra per celebrare il bicentenario della nascita di Wilhelm Richard Wagner (Lipsia, 22 maggio 1813 – Venezia, 13 febbraio 1883): alle 18.00, lo Spazio per le arti contemporanee del Broletto, di piazza Vittoria, aprirà le porte al pubblico per  WAGNERIANA. Mito ed epica della Tetralogia nell’arte di Cesare Martinotti.
 
La mostra, organizzata e promossa dal Settore Cultura del Comune di Pavia in collaborazione con l’Istituto superiore di studi musicali Franco Vittadin, è la seconda (dopo Addio Mr Walkman del 2007) dedicata all’artista pavese prematuramente scomparso a 29 anni.
 
Una cinquantina di opere, realizzate da Martinotti a partire dal 1999, di forte impronta wagneriana. L’artista infatti, da grande amante del compositore tedesco quale era, elabora sulla tela un’interpretazione straordinaria dei vari episodi che compongono la tetralogia lirica intitolata L’anello del Nibelungo (Der Ring des Nibelungen), e ispirata alla mitologia germanica.
 
Per questo nucleo tematico Martinotti crea una particolare cromia fatta di colori primari accesi e potenti, arginati ed esaltati da contorni neri sempre più decisi; come si può notare ne L’uccisone del drago Fafner, in Il liberissimo eroe, ne Il bacio di Sigfrido o in Sigmund e Hunding, l’unico quadro che non sarà presente all’appello, perché esposto nella retrospettiva dedicata all’artista dalla Galerie Pascal Bello di Lussemburgo. In questi oli, l’artista pavese mostra di essere un narratore eccezionale (oltre che conoscere alla perfezione l’opera wagneriana), e costruisce per i propri personaggi scenografie essenziali e atmosfere cariche di pathos. Sigfrido, figura di eroe puro e ingenuo, diventa una sorta di alter ego dell’artista, e l’immaginazione di colui che osserva è continuamente sollecitata dalla creatività visionaria di Martinotti che, attraverso le sue opere, cerca di raccontare se stesso.
 
Cesare Martinotti nasce a Pavia il 30 maggio 1973. Fin da bambino emerge la sua naturale predisposizione al disegno e alla fantasia: precocemente geniale e ribelle, si diverte ad alterare la fisionomia e i colori di qualsiasi soggetto per dare libero sfogo alla propria sensibilità. La sua stanza e poi il garage di casa si trasformano in atelier di pittura, così come la casa di villeggiatura in Versilia, dove trascorre lunghi periodi lavorando sotto la tettoia in giardino.
La voglia di dare forma al proprio immaginario lo spinge ad utilizzare i supporti più vari (dipinge non solo su tela, ma anche su tavola e cartone), preferendo in genere colori a olio, stesi non soltanto in larghe pennellate, ma anche utilizzando una tecnica espressiva più diretta, con il dito avvolto in uno straccio.
A Pavia è noto come il “vagabondo” (termine a lui molto caro perché evoca il personaggio di Charlie Chaplin); accompagnato dal fedele walkman, si aggira per le vie cittadine e nella campagna circostante immerso nelle note dei suoi compositori preferiti, da Beethoven a Mahler, da Tchaikovskij a Bach, da Wagner a Verdi a Puccini. L’artista è anche un appassionato lettore: tra gli autori più apprezzati ci sono Shakespeare, Kafka, Pirandello, Buzzati, Hemingway, di cui si registrano numerosi echi nelle opere pittoriche. Nella sua biblioteca anche la poesia ha un posto di rilievo. Ispirato dal movimento ermetico, scrive egli stesso una raccolta di pensieri e poesie - che non vorrà mai pubblicare - alla quale seguiranno romanzi inediti di contenuto complesso, tra cui Planetarium, Addio Mr. Walkman, Romanzo a cucù.
Verso la fine del 1999 si avvertono le prime avvisaglie della malattia e Cesare viene sottoposto, suo malgrado, a terapie e periodi di ricovero in ospedale. Tornato a casa, passa la maggior parte del tempo nel suo laboratorio di pittura, dando forma nei quadri alle proprie sensazioni. L’11 febbraio 2002 decide di porre fine alla sua vita, lasciando una commovente lettera d’addio ai genitori e alle due sorelle, con la certezza di continuare a vivere attraverso la propria opera pittorica.
 
 Informazioni 
Dove: Spazio per le arti contemporanee del Broletto, piazza Vittoria Pavia.
Quando: dal 1° (inaugurazione ore 18.00) al 16 giugno 2013, dal martedì al venerdì: 16.30- 9.30; sabato e domenica: 10.30-13 / 16.30-19.30; lunedì chiuso.
Per informazioni: tel. 0382/399343
 
 
Pavia, 28/05/2013 (11736)

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