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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 11248 del 18 ottobre 2012 (5550) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il matrimonio che vorrei: da oggi a Pavia
Il matrimonio che vorrei: da oggi a Pavia
È un’altra delle novità cui dobbiamo abituarci. Da quest’anno alcune uscite cinematografiche - le cosiddette “prime”- saranno di giovedì anziché di venerdì come al solito. E sarebbe questo il colpo di genio delle distribuzioni nazionali per convincerci a tornare in sala? Sembra di sì. E non fatemi aggiungere altro.
 
Ecco allora giungere puntuale questo giovedì in città un film di David Frankel con Meryl Streep, Steve Carell, ma soprattutto Tommy Lee Jones nel cast... ed è subito commedia.
 
Hope Springs, questo il titolo in originale del film, ha per trama un pre-testo piuttosto comune: Kay e Arnold sono una coppia collaudata da più di trent’anni di matrimonio. Si conoscono, sono abituati a stare insieme. Più che di felicità però si può parlare di “serenità”, di apparente pace nella convivenza.
Quando, infatti, anche i figli, grandi, abbandonano la casa, Kay si scopre profondamente triste e priva di scopo. Eccola allora, anziché deprimersi in silenzio, prendere in mano la situazione e tentare di dare una nuova scintilla a questa unione.
Chiedere aiuto ad un noto specialista sembra la tattica giusta, e la settimana intensiva di “terapia di coppia”, che il famoso dottor Feld tiene ogni anno nel Maine, la prassi più consona per rivitalizzare un fuoco che, forse, un tempo, è esistito veramente.
 
Anche negli Usa il cinema non è un affare solo per “adolescenti sbafatori di fiocchi di mais” e la grande Meryl Streep sembra confermarlo sempre più ad ogni ruolo, che le viene affidato.
 
Programmaticamente indirizzato ad un pubblico di “media età”, sapientemente in mano a due interpreti genialmente navigati, Il matrimonio che vorrei sfida senso comune e sicurezze generiche prendendo in giro manualistica, sette e filosofia applicata tipicamente americane, finendo col dire qualcosa di interessante anche per noi nel vecchio continente. E se Kay “mette in moto la macchina” è tuttavia Arnold, con le sue credibili reticenze a farci sorridere di più scatenando la nostra immedesimazione.
 
Il merito di tutto il ritmo va a Vanessa Taylor, la sceneggiatrice del film, la cui penna - per iperbole - ci sembra di scorgere anche durante la visione, mentre per Frankel, il regista, il merito è lo stesso che daremmo ad un guru impegnato in uno di quegli incontri “matrimoniali”: svolge la sua missione con perizia, credibilità e senza una sbavatura. E coi tempi che corrono...
 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 18/10/2012 (11248)

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