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Pagina inziale » Sport e Benessere » Articolo n. 11242 del 16 ottobre 2012 (4738) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Addio, mitico “Lupo”
Addio, mitico “Lupo”
All’età di 87 anni, dopo una lunga e dolorosa malattia, è morto Piero Rosada, boccista vogherese da tutti conosciuto con il soprannome di Lupo.
 
Non è facile racchiudere in un semplice articolo la vicenda umana e la carriera sportiva di questo straordinario personaggio, divenuto ormai una vera e propria leggenda delle bocce.
Né è facile resistere alla tentazione di cedere a un’impostazione agiografica raccontando la lunga striscia di eventi e di risultati eccezionali che ne hanno caratterizzato la vita.
In ogni caso, non si può rimanere insensibili di fronte alle mirabolanti imprese umane e sportive compiute da un giocatore straordinario per stile, grinta, doti tecnico/tattiche e continuità di rendimento.
 
C’è chi, tra gli appassionati ed esperti di boccismo, considera Rosada il più grande giocatore di tutti i tempi.
Come spesso accade, soprattutto nello sport, i paragoni fra campioni vissuti in epoche diverse sono improponibili.
Una cosa, però, è certa: Pierino, con le sue mille vittorie, ha attraversato da protagonista mezzo secolo di storia delle bocce, contribuendo all’affermazione e allo sviluppo di questo sport.
Lo hanno applaudito migliaia di tifosi sulle corsie dei bocciodromi sparsi in ogni parte d’Italia. Non solo. Capitano della nazionale azzurra per molti anni, il Lupo ha esibito le sue qualità di giocatore completo anche in Europa, soprattutto in Svizzera.
 
Crediamo che Rosada abbia avuto inoltre un grande merito: è stato proprio lui, infatti, il primo giocatore in assoluto a considerarsi un professionista delle bocce e quindi a comportarsi come tale, intuendo quanto fosse importante costruire un continuo e duraturo rapporto con imprenditori/sponsor capaci non solo di organizzare gruppi bocciofili forti, con una razionale ed efficace struttura societaria, ma in grado soprattutto di approntare manifestazioni appetibili sotto il profilo del monte/premi e di sostenere finanziariamente i giocatori più rappresentativi.
Ci sia consentita un’ultima osservazione, se pur “partigiana”, di carattere generale.
Forse non è un caso che Pierino Rosada sia nato proprio a Voghera, in quell’Oltrepò Pavese che da sempre è tradizionale culla di numerosi talenti in questo sport; talenti che ha spesso esportato alla pari degli apprezzati prodotti vitivinicoli.
 
Pierino, il Lupo… delle bocce, alias Piero Rosada (vogherese, classe 1925), è stato insomma un grandissimo campione delle bocce.
Lo dicono i risultati: più di mille vittorie ottenute nell’arco di mezzo secolo, nel corso di una carriera sportiva che non ha eguali.
Dotato di un talento puro per lo sport in genere, da ragazzo corre in bicicletta, addirittura accanto a uno dei Coppi: Serse, il fratello del campionissimo.
Va forte anche il nostro Pierino, ma non ha tempo per allenarsi da ciclista: deve lavorare.
È meccanico specializzato, aggiustatore, presso lo stabilimento vogherese della Snia.
E lì, nel 1947, il suo direttore di produzione gli suggerisce l’idea di approntare, accanto alla fabbrica, dei nuovi campi da bocce per gli operai, molti dei quali hanno già manifestato una viva passione per questo popolare gioco.
Rosada sa che lì vicino, al Dopo Lavoro Ferroviario, c’è un bellissimo impianto, con alcune corsie da gioco riservate alle bocce. S’incuriosisce e chiede informazioni: gli spiegano che per la superficie dei campi bisogna usare la sabbia del torrente Staffora e setacciarne la ghiaietta fine ai bordi delle strade. Il ragazzo impara in fretta e, in men che non si dica, dietro alla Snia, come per incanto, sorgono cinque campi da bocce.
Dopo aver realizzato le corsie (con le assi laterali di legno e i relativi muretti di cemento a delimitarne la regolare lunghezza di 27 metri), Pierino si appassiona a quel gioco e capisce subito di poter acquisirne con facilità le tecniche: l’accosto, il tiro di raffa e, soprattutto, la bocciata di volo. Gli è sufficiente osservare con attenzione come giocano gli altri compagni di lavoro, che si dedicano alle bocce ormai da molto tempo.
 
È il marzo del 1947 quando si svolge il torneo d’inaugurazione. A vincere, tra la sorpresa generale, è proprio il giovane Rosada.
Poco dopo, Pierino primeggia anche in un torneo interaziendale che si svolge a Magenta: è una gara a staffetta, in cui il nostro neofita gioca l’individuale e la terna. Straccia tutti gli avversari. Nella specialità individuale, un giovane meccanico torinese, tal Umberto Granaglia – che diventerà un vero mito delle bocce, conquistando più volte il titolo di campione italiano e campione del mondo nella specialità “punto e volo” – deve soccombere all’astro nascente di Voghera.
 
Da quel momento, Rosada consegue una serie di vittorie in numerose gare, sino all’apoteosi del 1955: a Modena, il boccista iriense riesce addirittura a conquistare la maglia tricolore di campione italiano nella categoria A, in coppia con il concittadino Marco Binda. Una vittoria prestigiosa, la loro, ottenuta al termine di una finale combattuta contro i milanesi Trentani e Zampieri; un’affermazione che proietta Pierino nel firmamento dei grandi campioni di questo sport.
Ha inizio allora la leggenda di Pierino, il Lupo… delle bocce.
 
La parabola, adesso, si è alla fine compiuta: il Lupo, che per ragioni anagrafiche già da qualche anno non riusciva più a spaventare gli avversari sulle corsie di gioco, d’ora in avanti non riuscirà più a mordere neanche la vita.
Ma noi lo immaginiamo lassù in cielo, tra gli eterei campi da bocce disegnati in mezzo alle nuvole, mentre sfoggia con stile impeccabile millimetrici accosti al pallino e precise bocciate che tagliano l’aria rarefatta del Paradiso: accanto a lui, ci sembra di scorgere altre figure familiari come, ad esempio, l’amico/nemico “Pinin” Barilani e Romano Scampoli.
Eccoli, i tre campioni: stanno giocando in terna contro chi sa chi; e sorridono, sornioni, pregustando – non ne dubitiamo – l’ultimo ambito trofeo…
E, come usava dire il grande giornalista “Gionbrerafucarlo”: “Caro Pierino, ti sia lieve la terra”.
 
 Informazioni 
 

Comunicato Stampa
Giorgio Macellari

Pavia, 16/10/2012 (11242)

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