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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 11229 del 12 ottobre 2012 (3769) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Gli equilibristi: sono anche tra noi...
Gli equilibristi: sono anche tra noi...
Ancora un'uscita nazionale dai film visti quest'anno a Venezia.
Ancora un film che Pavia DOVRA' assolutamente recuperare almeno in rassegna.
Gli equilibristi di Ivano De Matteo, con Valerio Mastandrea e Barbora Bobulova tra i protagonisti.
Esce oggi venerdì 14 settembre in tutta Italia, e sarebbe davvero bello prima o poi presentarlo in questa città, proprio in un periodo come questo, in cui tanti sono gli “equilibristi” che si aggirano, magari misconosciuti, anche tra di noi.
 
Ma di cosa parla Gli equilibristi? Beh, già l'amplesso clandestino sui titoli di testa sembra precipitarci nel tema. Vissuto in un archivio, consumato senza gioia o trasporto particolare, l'atto che apre il film ne costituisce la trama.
A causa di quel tradimento infatti si spacca una famiglia, ma non se ne costituisce subito un'altra. Mastandrea infatti, impiegato del comune con poco più di mille euro al mese, deve cominciare a correre su di un filo troppo teso e stretto per le sue forze.
Mantenere se stesso fuori casa, contribuire al sostenimento della moglie, dei due figli pre- e adolescenti non gli da tregua.

Che angoscia. Nulla da eccepire. Questo film ti fa tremare senza essere un horror. Sono uscito tristissimo dal Palabiennale alla Mostra, pensando ad una tragedia così ridicola. Ad un destino così comune. Ad un'esito, quello finale, non così scontato.
La situazione che si fa di mese in mese sempre più difficile. Dignità e orgoglio che si intaccano. I mancati pagamenti condizionano la vita degli onesti. Ed il limite della tolleranza si avvicina paurosamente.
Che cosa separa il cosiddetto “benessere piccolo, piccolo, piccolo (sì, l'ho proprio scritto tre volte!) borghese” dalla povertà?
Che cosa definisce la stessa indigenza? Solo la mancanza di denaro o una vera e propria perdita di umanità?
Dove stiamo andando? Che cosa ci porterà questa endemica, tragicomica, perenne tristezza? Questa insanabile perdita di entusiasmo, di passione. Di gioia.
 
Il finale di questo film lo dice meno convincentemente di tutto il resto.
Mi sa che è proprio a noi, come pubblico, che toccherà davvero rispondere.
 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 12/10/2012 (11229)

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