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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 11062 del 27 luglio 2012 (3204) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Passioni ed età della vita
Passioni ed età della vita
Ragazze, paradisi, magiche notti e adolescenti ribelli: è la rassegna di Cinema Sotto Le Stelle 012 a Pavia!
“Passioni ed età della vita” potrebbe essere il sottotema di questa settimana.
 
Giovedì 2 agosto, infatti, il mese si inaugura con 17 Ragazze delle registe francesi Delphine e Muriel Coulin. Mentre alcune delle giovani interpreti si chiamano Louise Grinberg, Juliette Darche, Roxane Duran, Esther Garrel, Yara Pilartz, Solène Rigot, Noémie Lvovsky e Florence Thomassin.
In un piccolo centro della Bretagna la liceale Camille Fourier, rimasta incinta, diventa in breve e inaspettatamente per le amiche di scuola esempio e modello. Autarchicamente orientate a fare a meno di chiunque, sia dei partner che dei genitori, diciassette ragazze dello stesso liceo decidono di avere un figlio e di crescerlo aiutandosi fra loro. Cercando una maniera differente per orientare una vita. E mentre la loro gravidanza procede, la comunità, insieme all'autorità scolastica, si interroga su questo strano fenomeno.
Diciamo subito che dietro a questo film c'è Denis Freyd, storico produttore dei fratelli Dardenne, con i quali conosce il successo internazionale con opere come Rosetta o Lenfant. Ma questa volta con la mdp in mano ci sono le sorelle, Delphine e Muriel Coulin, che portano in scena un fatto vero, accaduto nel 2008 nel Massachusetts, ambientandolo però su questa riva dell’Atlantico. Ideali e freschezza sociale. Senso comunitario della vita e bellezza della natura. 17 Filles parla di un “miracolo folle”.
Della vittoria del coraggio sulla prudenza. Dello scacco che la realtà subisce da parte del sogno. Perché come si dice nel film “On peut rien contre une fille qui rêve”, non si può nulla su una ragazza che sogna.
 
Sabato 4 agosto si riprende uno dei grandi successi intelligenti dell'annata cinematografica appena trascorsa con Midnight in Paris di Woody Allen con Owen Wilson, Rachel McAdams, Michael Sheen, Nina Arianda, Adrien Brody, Marion Cotillard, Kathy Bates e Carla Bruni.
L’americano Gil, che scrive sceneggiature, ma ambisce al romanzo, e la sua promessa Inez sono in vacanza a Parigi con gli insopportabili genitori di lei. Da sempre affascinato della città Gil lo diventerà ancora di più una sera a mezzanotte, quando si troverà “magicamente” trasportato nella fantastica capitale mondiale della cultura degli anni venti. Hemingway, Scott Fitzgerald, Picasso, Man Ray, Dalì, Buñuel.
Chi non vorrebbe incontrare nella vita almeno uno di questi mostri sacri della nostra cultura, ma che succede se tutti quanti fanno a gara per conoscere voi? Owen Wilson che si muove come Woody è straniante, ma d'altronde soltanto lui può farci percepire l’enorme imbarazzante verità, che sottende a tutto il film: “Nessuno è felice per il tempo e lo spazio che gli è toccato di condividere”. Insoddisfatti per natura, tristi per vocazione, disperati per le contingenze, viviamo la forbice insanabile del dover scegliere tra una vita animale inconsapevole e ferina ed una consapevolezza tanto cattiva quanto ingiustamente nostalgica. La vera rivoluzione siamo noi allora, come recita l'artista Beuys, nel momento in cui testardamente, pervicacemente, ci adoperiamo nello sforzo diuturno di trovare nel tempo presente, l’unico che ci è dato DAVVERO di vivere, le forze e l’ispirazione per esercitare la nostra sacrosanta creatività.
 
Domenica 5 agosto passa invece sempre al Vittadini Paradiso amaro, The Descendants in originale, di Alexander Payne con George Clooney, Shailene Woodley, Beau Bridges, Robert Forster e Judy Greer.
Matt King è troppo impegnato. È talmente assorbito dal suo lavoro, che non si accorge di una moglie ormai lontana, di due figlie che quasi non riconosce più. Poi l’incidente di Elisabeth, il coma, la decisione di staccare le macchine che la tengono in vita, e ancora la scoperta di una relazione extraconiugale di lei, la sorpresa di una sua più che probabile e imminente richiesta di divorzio. Ecco allora che il nostro parte alla ricerca dell'amante, per capire, per sapere qualcosa di più di lei, di se stesso, della sua stessa vita.
Sideways, Election, A proposito di Schmidt: film scolpiti con una maestria “che non si gloria”, non si da delle arie. Film rifiniti a cesello e che aderiscono così tanto alle nostre vite da far male, da urtare e allontanare chi non è propenso alla minima e pur scherzosa autocritica.
Acido, severo, a volte sopra le righe, più comunemente semplicemente scomodo, Payne continua la sua personale crociata cinematografica che, con le armi dell’ironia, del sarcasmo, dell’assurdo fino allo straniamento, lavora per cambiare da dentro l’uomo comune.
 
E mi piace chiudere questo articolo con il film programmato martedì 7 agosto e dal titolo ... E ora parliamo di Kevin di Lynne Ramsaycon Tilda Swinton, Ezra Miller, John C. Reilly e Jasper Newell. Naturalmente in prima assoluta in città. Eva mette da parte le sue ambizioni professionali e il suo amore per New York per crescere il piccolo Kevin in provincia e in tranquillità, ma il rapporto tra madre e figlio nasce complicato, fin dal principio. Da neonato non smette mai di piangere, da bambino non parla, poi disobbedisce regolarmente. Tutto contro la madre. Per provocarla o attirare il suo amore? A 16 anni, infine, Kevin premedita e commette il peggio.
Lionel Shriver, una donna a dispetto del nome, è l’autrice del romanzo da cui Lynne Ramsay, un’altra donna, trae questo film.
Se aggiungiamo che a interpretarlo c’è Tilda Swinton, una delle più intelligenti e radicalmente rivoluzionarie attrici del panorama internazionale, già musa ed amica del grande e compianto Derek Jarman, affrontiamo We Need to Talk About Kevin da un punto di vista privilegiato.
Dolore, paura, rabbia e lampi di gioia. Questa è la vita.
Chissà perché mi viene in mente il termine inglese “grimace”. Una brutta espressione sul viso che segna disgusto, pena, dolore o una sensazione spiacevole. Ma partiamo dal titolo, che ci fa rimpiangere quelli orrendi, ma almeno così differenti dal loro originale, da risultare meno nefasti. We Need to Talk About Kevin infatti riecheggia madri che cercano di attirare l’attenzione di un marito distratto sulle evidenti richieste d'attenzione del figlio, tutto il contrario dell'assurda traduzione di ...E ora parliamo di Kevin.
Come gestire la responsabilità della maternità? Come amare qualcuno che si è “fatto”, ma che ora bisogna lasciare libero di essere se stesso? Al centro del film la storia damore-odio-legame indissolubile tra madre e figlio.
Un rapporto fatto di non detti, di remissione, di resistenza, di destino. Di “un Edipo” grande e pesante come un macigno. Ce lo racconta la Swinton, rigida e corazzata come non mai, che esprime rabbia e sconcerto nelle pieghe degli occhi, nei movimenti del corpo e nei ricorrenti incubi sanguinosi. Ce ne convince la smagliante fotografia, che distribuisce rosso sangue in ogni inquadratura e fin dall'inizio. Ce lo conferma il montaggio e l’uso del commento sonoro: così studiati dall'arrivare a far male. Un film del quale diremmo: “...così bello da risultare eccessivo”. Ma di certi eccessi abbiamo bisogno in tempi così incerti, non è vero?
 
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Roberto Figazzolo

Pavia, 27/07/2012 (11062)

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