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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 11037 del 17 luglio 2012 (2879) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Cesare, Edgar, Pina e Albert: 4 personaggi in cerca... d’Estiva
Cesare, Edgar, Pina e Albert: 4 personaggi in cerca... d’Estiva
Settimana di grandi nomi quella che sta per iniziare. A partire da Cesare deve morire giovedì 19 luglio per la regia di Paolo e Vittorio Taviani, film vincitore dell’Orso d’Oro all’ultima Berlinale, ma purtroppo mai visto, o almeno non di sera, a Pavia.
 
Nel teatro all’interno del carcere romano di Rebibbia si conclude la rappresentazione del “Giulio Cesare” di Shakespeare. I detenuti/attori fanno rientro nelle loro celle. Sei mesi prima il direttore del carcere esponeva il progetto teatrale dell’anno ai detenuti che intendono partecipare. Seguono i provini nel corso dei quali si chiede ad ogni aspirante attore di declinare le proprie generalità con due modalità emotive diverse. Completata la selezione si procede con l’assegnazione dei ruoli chiedendo ad ognuno di imparare la parte nel proprio dialetto di origine. Progressivamente il “Giulio Cesare” shakespeariano prende corpo.
Il film parte dalle testimonianze documentaristiche, in cui il teatro è strumento principe per il percorso di reinserimento del detenuto. Poi attraversa la fusione di fiction e documentario, e pensiamo al recente Tutta colpa di Giuda di Davide Ferrario (che ci ha onorato venendo a Pavia a presentarlo in Sguardi Puri un paio di anni fa), infine approda al work-in-progress, utilizzando coraggiosamente una fotografia in bianco e nero, più che anti-naturalistica anti-televisiva, ammettiamolo pure. L’assunto è chiaro: mettere in crisi la realtà attraverso lo svelante filtro della rappresentazione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
 
Sabato 21 luglio si proietta J. Edgar, il più recente film di Clint Eastwood, interpretato da Leonardo DiCaprio, Naomi Watts, Armie Hammer, Josh Lucas e Judi Dench.
Nominato capo dell’FBI dal presidente Calvin Coolidge, J. Edgar Hoover è un giovane uomo ambizioso nell’America proibizionista. Figlio di un padre debole e di una madre autoritaria, Edgar è ossessionato dalla sicurezza del Paese e dai criminali che la minacciano a suon di bombe e volantini. Avviata una lotta senza esclusione di colpi contro bolscevichi, radicali, gangster e delinquenti di ogni risma, il direttore federale attraversa la storia americana costruendosi una reputazione irreprensibile e inattaccabile. A farne le spese sono i suoi nemici, reali o supposti, tutti ugualmente ricattabili dai dossier confidenziali raccolti, archiviati e custoditi da Helen Gandy, fedele segretaria che rifiutò il suo corteggiamento e ne sposò la causa. Da John Dillinger alle Pantere Nere o al Movimento per i Diritti Civili di Martin Luther King. Una vita da romanzo o il romanzo di una vita?
Il mondo è imperfetto e Clint Eastwood ce lo ribadisce ogni volta che prende in mano la mdp.
 
Domenica 22 luglio lo schermo si illumina di “teatrodanza” con Pina di Wim Wenders, interpreti Pina Bausch, Regina Advento, Malou Airaudo, Ruth Amarante, Rainer Behr.
Nel 1985 Wim Wenders vede per la prima volta Café Müller, nel quale la coreografa tedesca capofila del teatrodanza, Pina Bausch, danza per 40 minuti insieme ai suoi ballerini sulla musica di Henry Purcell. Ne nasce un’amicizia lunga vent’anni e il progetto di un film insieme, che comincia a concretizzarsi nel 2008, con la scelta del repertorio da filmare: Café Müller, Le Sacre du Printemps, Vollmond and Kontakthof, ma s’interrompe un anno dopo, con la morte di cancro della stessa Bausch. Ora il dovere morale di Wenders è girare il film, il tassello mancante per completare l’opera.
Tra la genesi del Tanztheater negli anni Settanta, e la nascita, negli stessi anni, del NeuesDeutschesKino il passo non è così lungo. In entrambi i casi c’è un momento di forte messa in discussione della cultura precedente, di reinvenzione necessaria e di assoluta libertà creativa non vissute come costrizioni, ma piuttosto come necessità vitali. Come esiti naturali di un percorso. Come “la cosa giusta da farsi”. La cosa giusta: proiettare questo film a Pavia anche di sera. E speriamo che qualcuno se ne accorga.
 
Sono già 20 i film mostrati in UNSAFE/insicuri questa rassegna estiva 2012 e quello di martedì 24 luglio è Albert Nobbs. Il quarto nome di battesimo-titolo di film di questa settimana.
Per la regia di Rodrigo García, interpretato da Glenn Close, Mia Wasikowska, Aaron Johnson e Janet McTeer, Albert Nobbs parla di Irlanda alla fine del diciannovesimo secolo.
Il protagonista è, infatti, il migliore dei camerieri che lavorano al Morrison’s Hotel di Dublino. La sua vita è totalmente dedicata a svolgere la sua professione il meglio possibile, in modo da poter guadagnare il denaro necessario per aprire in futuro una sua attività commerciale. Albert Nobbs ha però un segreto: è in realtà una donna. Dopo averlo interpretato a teatro nel 1982 Glenn Close è finalmente riuscita, superati quasi trent’anni di ripetuti tentativi andati a vuoto, a portare al cinema questa figura controversa e drammatica. Lo ha fatto grazie al suo amico e regista fidato Rodrigo García, con cui negli ultimi anni aveva già girato due lungometraggi.
Ottima la ricostruzione storica, precisa la messa in scena elegante. E il soggetto, che contiene più di un elemento drammatico, lavora a dovere. Il risultato: un Quel che resta del giorno di James Ivory al femminile, più ironico, molto raffinato, gentile e pieno di trovate. Che c’è? Avete ancora intenzione di perdervelo?
 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 17/07/2012 (11037)

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