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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 10990 del 29 giugno 2012 (2927) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Estiva 2012: il cuore grande... di una rassegna
Estiva 2012: il cuore grande... di una rassegna
Che succede quando si aprono le porte del Civico Istituto Musicale Vittadini durante queste sere d’estate?
La gente entra, entra, entra, e poi, spesso, si mette in coda, ma, di entrare manco a parlarne: i posti, infatti, sono già esauriti.
È successo all’inaugurazione giovedì 21 con La Chiave di Sara e, dopo un week end più timido, ma comunque soddisfacente con The Rum Diary - Cronache di una passione di Bruce Robinson, ma soprattutto “con” Johnny Depp e Bel Ami - Storia di un seduttore di Declan Donnellan e Nick Ormerod.
 
Si è tornati al “tutto esaurito” martedì 26 con The Artist di Michel Hazanavicius e addirittura (io non me lo aspettavo proprio) ad un buon risultato anche giovedì 28 giugno con Hugo Cabret di Martin Scorsese: “...ci deve proprio essere una partita importante in contemporanea per riuscire ad entrare quest’anno!”. Così venivo apostrofato all’ingresso da un’amica, che si accingeva a salutarmi. E, vi dirò, una certa soddisfazione il mio sorriso la tradiva.
 
Ma adesso che cosa ci aspetta? Sabato 30 chiudere il mese di giugno 2012 tocca a Il cuore grande delle ragazzedi Pupi Avati, con Cesare Cremonini, Micaela Ramazzotti, Gianni Cavina, Andrea Roncato e Erika Blanc.             
Carlino Vigetti è un giovane uomo intraprendente che innamora le donne con sospiri di sambuco. Inaffidabile e analfabeta è il giovanotto a cui nessun padre concederebbe in sposa la propria figlia, a meno che non difetti di bellezza e ingegno. Sisto Osti, ricco e avido proprietario terriero della zona, decide suo malgrado di ricorrere a Carlino per maritare almeno una delle sue due figlie. È il sogno del matrimonio, con la crisi in agguato.
Il “Pupi” nazionale lo aveva già fatto con Gli amici del Bar Margherita: assumereuno sguardo maschile su un mondo altrettanto maschile e maschilista. Questa volta però il suo cinema esce dai bar e dai confini emiliani, ed emigra nella campagna degli anni Trenta, quando l’infedeltà era congenita al matrimonio, indotta dal virile modello sociale dell’ideologia fascista e giustificata con un imperativo bisogno fisiologico di sesso. Avati racconta con sincero afflato un tempo che non possiamo negare. Lo sguardo al passato però fa pensare alla pochezza del presente e ci angustia non poco.
 
Ma ecco che inizia luglio ed il primo spettacolo è proprio per domenica primo del mese.
Sì, lo so che c’è la partita, però se più di 22 omaccioni in mutande vi emozionano la buona commedia e gli ottimi attori, allora non perdetevi in prima visione Marigold Hotel di John Madden, interpreti Judi Dench, Bill Nighy, Penelope Wilton, Dev Patel, Celia Imrie.
Che cosa hanno in comune una vedova sensibile in cerca di indipendenza, una casalinga scontrosa e ‘claudicante’, un giudice benestante sulle orme del passato, un funzionario governativo mite e vessato da una moglie eternamente insoddisfatta, una pluri-divorziata a caccia del successivo consorte e del vero amore, un single impenitente col vizio delle donne e della solitudine?
La risposta l’avrete capito sta in questo film. Lo stesso volo, la stessa destinazione, lo stesso hotel, il Marigold. Ubicato in India e gestito con zelo e passione da Sonny Kapoor, un giovane uomo sospeso tra una madre conservatrice e una fidanzata decisamente moderna. Ma il Marigold Hotel è strutturalmente impreparato a ricevere ospiti. Diversamente dalla brochure, evidentemente ritoccata, che ne decantava stile e servizi, l’albergo ha bisogno di essere rinnovato e riorganizzato. Eppure in quelle camere prive di agi e conforti, tra polvere e rubinetteria gemente, gli eclettici turisti troveranno accoglienza e voglia di ricominciare, di restare e di andare. Di continuare l’avventura oppure di prenderne commiato. Una commedia solo apparentemente “senile” in realtà assolutamente universale, piana e fluida, sentimentale e di amicizia, felpata e piacevole: americana solo nella produzione, in realtà all-british per humor e raffinatezze.
 
E chiudiamo per ora con martedì 3 luglio e Shame del giovane regista nero inglese Steve McQueen.
Interpretato dalla star erotica maschile del momento, Michael Fassbender, il film parla di Brandon, e della sua imbarazzante “dipendenza dal sesso”.
Film scandalo all’ultima Mostra del cinema di Venezia, Shame ha registrato anche a Pavia il tutto esaurito nell’unica proiezione di cui ha potuto godere finora, quella organizzata dagli studenti della nostra Università, nella rassegna di cinema indipendente che mi onoro di co-organizzare ogni anno: INDIE 16.
Sulla trentina, con un appartamento elegante, un buon lavoro, uomo affascinante e che piace alle donne, Brandon è posseduto da un’insoddisfazione brutale, che ne determina i comportamenti.
La sua vita è già abbastanza disastrosa di per sé quando, un bel giorno, non gli capita a casa, la bella, fragile, giovane e totalmente e confusamente autodistruttiva sorellina.
Per Brandon è il tracollo. Un panorama di insicurezza totale dunque, consegnatoci dal regista in una confezione fredda, lucida ed elegante.

Candidato - nelle voci - a mille Oscar Shame non ne vince – ovviamente - nessuno, realizzando tra l’altro un sonoro fiasco commerciale anche negli Stati Uniti. La storia è chiara. Questo folm è troppo vergognoso per le nostre sopite coscienze. Preferiamo il conforto della classicità di The Artist, così consolante nel rassicurarci che: “nulla è davvero cambiato” nelle nostre vite da cent’anni a questa parte. Ci piacerebbe. La realtà è molto, ma molto più nera e crudele.

 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 29/06/2012 (10990)

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