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Pagina inziale » Università » Articolo n. 10870 del 18 maggio 2012 (2819) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
La mafia non è liquida
La mafia non è liquida
«Le mafie non sono come McDonald o la Fiat, che a tavolino decidono dove aprire una filiale. E anche quando arrivano in un nuovo territorio, non sempre riescono a radicarsi. La visione della “mafia liquida” è insomma analiticamente poco utile e fomenta proprio quell’industria della paura che Zygmunt Bauman critica in Paura liquida. Questa tesi ha un altro effetto: suggerisce che la mafia è una realtà invincibile, che tutto penetra e tutto conquista. Invece i mafiosi e i loro alleati non sono superuomini sempre destinati al successo. È importante riconoscere che possono essere sconfitti». (Intervista a Federico Varese di Paolo Veronesi)
 
Come si studiano le mafie e il crimine organizzato? A tavolino, con metodo, innanzi tutto: Federico Varese si è laureato in Scienza della Politica a Bologna nel 1990, dove ha frequentato le lezioni di Alberto Marradi e di Angelo Panebianco, apprendendo il metodo della comparazione. Si considera un “sociologo empirico”, alieno da una visione postmoderna: «Per quanto i dati siano sempre, in un modo o in un altro, costruiti, e vadano quindi analizzati criticamente, sono convinto che esista una realtà esterna che può essere studiata empiricamente». E questo è il metodo che insegna ora ai suoi studenti della Oxford University, convinto che la comparazione abbia anche un valore morale: quelli che sembrano “casi unici” in realtà sono eventi che si possono ripetere. È il metodo alla base del suo esordio editoriale in Italia, con Einaudi che ha prontamente tradotto l’originale Mafias on the move. How organized crimes conquers new territories (Princeton U. P. 2011).
 
Da un altro tavolino, con altrettanto metodo, immaginiamo l’autore di La Casa Russia alle prese con un nuovo romanzo. Siamo nel 1995, si deve documentare, e cosa fa? Prende carta (intestata John Le Carré) e penna e scrive al giovane studioso Federico Varese, all’epoca in trasferta ai confini della Siberia per ultimare la tesi di dottorato che poi diventerà il suo primo, fortunato, libro The Russian Mafia (Oxford U. P., 2001).
Da lì un’amicizia e una collaborazione che unisce l’accademico italiano di Oxford – non un cervello in fuga, precisa – appassionato di cinema e letteratura a uno scrittore leggendario di romanzi in cui ci sono tanti elementi di realtà sconosciuti al pubblico. In entrambi i casi, sembra fiction, ma non lo è.
 
Lunedì sera Varese verrà al Collegio Nuovo per un incontro pubblico condotto da Sergio Seminara, ordinario di Diritto penale e Diritto penale commerciale dell’Università di Pavia: una nuova occasione per discutere da un punto di vista non “culturalista” ma “economico” l’emergere del fenomeno mafioso laddove si è creato un vuoto di potere dello Stato e laddove, pur in presenza di alti tassi di “capitale sociale” e relazioni di fiducia, si possono creare i paradossi della democrazia.
 
 Informazioni 
Dove: Collegio Nuovo, via Abbiategrasso, 404 - Pavia
Quando: lunedì 21 maggio 2012, ore 21.15
 

Comunicato Stampa

Pavia, 18/05/2012 (10870)




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