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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 10690 del 30 marzo 2012 (2422) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Biancaneve o The Lady? Sempre donne da favola...
Biancaneve o The Lady? Sempre donne da favola...
Mica sempre è giusto scegliere. Mica sempre ce ne danno l'opportunità poi...
Per esempio chi non vorrebbe assistere alla storia della Biancaneve dei fratelli Grimm raccontata da quel pazzerello di Tarsem Singh, mitico autore di film come Immortals o The Cell- La Cellula e per di più con l'amatissima Julia Roberts, che interpreta la parte della strega cattiva?
 
Dopo la scomparsa dell’amatissimo Re, la di lui perfida moglie assume il controllo del regno e tiene la bellissima figliastra diciottenne, Biancaneve, interpretata da una radiosa Lily Collins, rinchiusa nel palazzo.
Poi però la principessa insidia il cuore di un charming quanto “benestante” principe/Armie Hammer... che ne penserà la nostra Regina?
Nulla. Semplicemente in preda ad una folle gelosia esilierà la ragazza in una foresta vicina, dove Biancaneve, guarda guarda, troverà rifugio presso una simpatica banda di sette nani ribelli sì, ma con un cuore grande così...
Una commedia magica allora e pure avventurosa, che catturerà l'immaginazione e “stregherà” lo sguardo degli spettatori di tutto il mondo (Pavia compresa? Lo sapremo solo da mercoledì 4 aprile in poi, carissimi).
 
Ma altro mito intramontabile rimane, ammettiamolo, quello di Aung San Suu Kyi, altra donna “favolosa” la cui vita è messa in scena dal film di Luc Besson The Lady - L'amore per la libertà.
E' la vicenda della leader democratica birmana interpretata da Michelle Yeoh, ma che vede nel cast primeggiare nomi grandi come quello del mitico David Thewlis (vi ricordate del successo di Naked?) o di William Hope o ancora di Martin John King.
Il film è molto lungo, certo, ben 145 minuti, e sarà duro infilarlo in un'incipiente rassegna estiva, ma risulta davvero imperdibile, quindi vi assicuro già fin d'ora che farò di tutto perché lo vediate.
 
Quella che vi si racconta è la storia vera di Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace 1991 e “orchidea d'acciaio” del movimento per la democrazia in Myanmar. Dopo l'assassinio del padre, il generale Aung San, leader della lotta indipendentista birmana, Suu cresce in Inghilterra e sposa il professore universitario Michael Aris. Quando nel 1988 il suo popolo insorge contro la giunta militare, Suu torna nel paese natale e inizia il suo lungo scontro diretto contro il potere assoluto dei generali.
E davvero la figura di Aung San Suu Kyi, paladina dei diritti democratici, cattura il cuore.
Per oltre vent'anni sacrifica la propria libertà personale e gli affetti familiari. Dopo il ritorno a Yangon nel 1988, Aung San Suu Kyi può rivedere il marito solo cinque volte, a causa di visti negati al consorte e della sua impossibilità di tornare in Gran Bretagna, una volta lasciato il suolo birmano non le sarebbe stato più permesso il ritorno, e così le è impedito di vedere i figli crescere e di assistere Aris durante la crudele malattia, che lo condurrà alla morte nel 1999.
 
il film però non prende una posizione assoluta da questo punto di vista. A metà tra melodramma e film politico Besson dirige bene i suoi attori, lasciando primeggiare e giustamente la Yeoh, e frenando il gigionismo d'autore del grande Thewlis, che naturalmente di lei interpreta il marito straniero.
 
 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 30/03/2012 (10690)

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