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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 1062 del 15 maggio 2003 (3147) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Punto. A capo
''Punto. A capo''

Un pomeriggio d'estate Giovanni Pallavicini – autore del libro "Punto. A capo" – viene a trovarmi in redazione per aggiornarmi su alcune iniziative dell'AGAL e prima di andare via, salutandomi mi lascia in mano la sua opera prima: ''Punto. A capo''.

E' anche uno scrittore , chiedo io, con la disarmante semplicità che lo contraddistingue (e per la quale è impossibile dirgli di no) mi risponde ''ero partito con lo scrivere una lettera indirizzata ai miei amici, che come me si occupavano di volontariato, per fargli comprendere quanto avevamo costruito, ed ho finito con il pubblicare un libro''.

Ecco spiegato il motivo per cui mi accingo a parlare di ''Punto. A capo'' che ho letto ''tutto di un fiato'' – impossibile interromperne la lettura - un pomeriggio d'estate. Non sono un critico letterario, lungi da me, quindi, recensire un libro attenendomi alla prassi; a mio modesto giudizio è un bel libro a tratti anche divertente, scritto con semplicità che narra di episodi veri e di situazioni quotidiane, che fa riflettere ci insegna a ''dare un senso al nostro tempo''.

''Punto. A capo'' racconta come l'autore ha soddisfatto (in parte) il ''desiderio di attivarmi per essere utile a qualcuno, a qualcosa''; il desiderio di trasmettere a grandi e piccoli i valori dell'uguaglianza, della diversità, del rispetto, della solidarietà non solo a parole ma con fatti concreti. Un cammino, non privo di difficoltà, che ha coinvolto molte persone, ognuna delle quali nominata nel libro: Max, Nicola, Catia, Chiara, Stefano, Rita, Stefania e Fulvio, Luca, i capobranco, la ''banda Bassotti'', Nino, don Malcovati, gli insegnanti delle scuole elementari e medie, ed infine, ma i più importanti, i bambini: ''Dà in mano ad un bambino una matita colorata e lui ti tira fuori tutto il mondo, riesce a dominare tutto ciò che ha intorno: fiori, case, alberi, prati, sole, ed al centro vi mette sempre un essere umano'' (pag. 16)

Concludo con una frase sull'amore che mi ha particolarmente colpito e che ritengo vera in ogni sua parola. ''Devo dirvi un'altra cosa: fin che avrò giorni da vivere, voglio coniugare il verbo amare. Se non si fa un atto d'amore, l'amore resta solo un'astrazione. Amare è un'attività produttiva che implica occuparsi dell'altro, conoscere, rispondere, guardare all'altro uomo per quello che è, con tutta la sua difficoltà che pone agli altri uomini, accettandolo malato, pazzo, ignorante, diverso e, volendo caricandoselo sulle spalle così com'è.'' (pag. 71)

 
 Informazioni 
Presentazione del libro ''Punto. A capo'' presso il Centro Servizi Volontariato della Provincia di Pavia - Sportello decentrato di Vigevano.
Mercoledì 21 maggio, ore 21.00
Via Leonardo da Vinci, 15 - Vigevano
Per informazioni: tel. 0381/903224
 

Valeria Hotellier

Pavia, 15/05/2003 (1062)

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