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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 10500 del 10 febbraio 2012 (2773) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Carnevale nelle Quattro Province
La danza della Povera Donna (foto di Massimo Sorlino)
Nell’Appennino pavese, come nelle valli confinanti in territorio emiliano, piemontese e ligure, si mantengono ancora vive pratiche tradizionali legate alla musica, ai balli e ai riti calendariali.
Anche se è poco conosciuto dal grande pubblico, il valore culturale di quest’area, chiamata appunto delle Quattro Province, è tale da avere ottenuto l’accreditamento a consulente dell'Unesco di Musa, una delle associazioni più attive nel promuoverla e diffonderla.
 
Il periodo di Carnevale è uno dei più importanti del calendario popolare, tanto che qualcuno citava come massime feste dell’anno “Pasqua, Natale e il santissimo Carnevale”, anche se è noto che proprio il carnevale è festa profana, che esalta gli aspetti gaudenti, animaleschi e paradossali della vita, al confine tra il regno invernale delle ombre e quello primaverile della rinascita.
 
Il carnevale modernizzato, fatto di carri e mascherate in costume, ha influenzato anche cittadine appenniniche come Varzi o Bobbio, dove si vedono sfilate che sembrano imitare quelle di Venezia o Rio.
Per partecipare a situazioni ancora legate all’identità specifica del territorio occorre andare in paesi più piccoli: come il comune di Menconico in alta valle Staffora, dove la domenica e il martedì grasso una compagnia di gente si sposta da una frazione all’altra a bordo di trattori, rimorchi e vecchie Panda o Renault 4 trasformati con creatività ingegneristica in “carri” ispirati ai temi della cronaca. Gli abitanti li aspettano in aie, garage o bar pronti a confortarli con ottimi salumi o un bicchiere di vino del territorio.
 
Da queste parti, le compagnie carnevalesche sono spesso accompagnate da una coppia di suonatori tradizionali di piffero e fisarmonica, chiamati dalla gente “i pifferi”. Questo oboe popolare si suona da secoli e viene costruito solo nel nostro Appennino, il che lo rende oggetto dell’interesse di etnomusicologi italiani e stranieri; in precedenza era accompagnato dalla musa, una cornamusa anch’essa di fattura e caratteristiche locali (poco a che vedere con quelle “celtiche” della Scozia o della Bretagna).
 
A poca distanza, per le vie di Cegni nel comune di Santa Margherita di Staffora, dal pomeriggio del sabato grasso i pifferi guidano la rappresentazione della Povera Donna, un personaggio (buffamente interpretato da un uomo, attualmente Giorgio Carraro, con tanto di barba!) che esce da casa sua per andarsi a sposare controvoglia con il Brutto (Luciano Zanocco).
I suonatori - Stefano Valla (Piffero/Voce) e Daniele Scurati (Fisarmonica/Voce) - la incoraggiano cantandole i versi di un antico strambotto usato anche per i matrimoni veri. Al termine del giro delle aie, naturalmente confortato da tortelli, vin brulé e perfino ravioli, si affacciano da un balcone i genitori della sposa (più giovani di lei!) che leggono alla folla un componimento in rima ogni anno differente. Infine il Brutto e la Povera Donna sanciscono la loro unione con la danza detta appunto della Povera Donna, intrisa di simboli sia di corteggiamento che di morte e resurrezione.
 
La povera donna si balla ancora, in una forma più rustica, anche nei paesi dell’adiacente val Curone: se nel pomeriggio di domenica, lunedì o martedì vi trovate in un bar di Fabbrica, Cella, Castellaro, Montecapraro, Salogni, ecc. potreste imbattervi nel nuovo travestimento dell’ineffabile Angelo Lerta e dei suoi ambigui compari; sempre che nel frattempo non vi siate distratti al passaggio di una strana corriera addobbata proveniente dalla val Borbera, che per l’occasione porta il carnevale con i pifferi anche a San Sebastiano e Casanova...
 
 Informazioni 
Dove: Fraz. Cegni - Santa Margherita Staffora
(ritrovo e partenza a “Ca da Povra Dona”, giro del borgo e danze sulle aie, Ballo della Povera Donna al termine del pomeriggio; trasferimento nella Sala delle Feste per cena e serata danzante)
Quando: sabato 18 febbraio 2012, dalle 16.30 fino a notte fonda

 

Claudio Gnoli

Pavia, 10/02/2012 (10500)

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