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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 10404 del 4 gennaio 2012 (3208) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
George Harrison - Living in the material world
George Harrison - Living in the material world
Mi perdonerà il “buon” Figazzolo, se per una volta invado il suo campo d’azione ma, in questo caso, è un campo comune trattandosi sì di un film, ma di un film su un musicista.
 
Ultima frontiera, discorso parallelo di Scorsese alla sua attività filmica, il documentario musicale si conferma come una delle sue migliori espressioni artistiche, a cominciare da The Last Waltz (The Band), Feel like going home (Bob Dylan in No Direction Home) e Shine a Light (Rolling Stones), per finire con questo capolavoro su uno dei Beatles: George Harrison.
 
208’ minuti su due dvd per far comprendere la sfaccettata personalità di un musicista raffinato, mistico e poco appariscente.
Harrison è stato sempre considerato come personaggio di “secondo piano” nella vicenda artistica dei Beatles ma Scorsese, subito nella prima parte del film, dimostra, attraverso le parole di Klaus Voorman e le immagini di Astrid Kirchherr (la fotografa che inventò la pettinatura alla Beatles, ne fotografò i primi concerti ad Amburgo e divenne la compagna di Stu Sutcliff, primo bassista dei Beatles, morto prematuramente) quanto in realtà fosse proprio George il vero collante del gruppo, il mediatore tra gli eccessi di Paul e John, il tessuto connettivo musicale che avvolgeva le composizioni dei due (era così anche nelle parti vocali in cui, la voce di Harrison, è sempre stata quella che completa e lega, con armonie spesso difficilissime, quelle dei suoi due compagni).
Scopritore “ante litteram” della World Music insieme a Brian Jones (lui si avvicinò, in tempi non sospetti, alla musica indiana e Brian a quella Marocchina) si è sempre dimostrato artista curioso e desideroso di sperimentare e trovare nuove soluzioni.
 
Un’intervista ad Eric Clapton svela l’autentica amicizia che li legava (nonostante le note vicende sentimentali legate alla prima moglie di George, Patty Boyd) e la grande stima che Eric provava nei confronti di George come chitarrista e di quanto fosse rimasto sorpreso e lusingato quando venne invitato a partecipare ad un disco dei Beatles (While My Guitar Gently Weeps).
 
Amante del mondo delle corse di Formula 1, George aveva stretto amicizie importanti con grandi piloti come Jackie Stewart, così come il suo amore per il cinema lo portò a diventare produttore, con la sua Hand Made Films, di pellicole come Brian di Nazareth, i Banditi del Tempo, ecc.
 
Il Concerto per il Bangla Desh e i Travelling Wilburys sono solo alcune delle tappe della sua carriera artistica che lo ha portato, comunque, a capire che la sua vita come uomo (anche in senso spirituale) doveva assolutamente ritagliarsi uno spazio autonomo ed importante, ben separato da quello pubblico.
 
Tra gli extra, un breve spezzone in cui George Martin (lo storico produttore dei Beatles) e Dhani Harrison (figlio di George; impressionante come gli somigli) scoprono una parte di chitarra in Here Comes The Sun, incisa e mai utilizzata, rimasta assolutamente inedita, nascosta tra le centinaia di tracce incise durante la lavorazione dei dischi.
 
Con un buon 60% di filmati assolutamente inediti, questo nuovo lavoro di Scorsese, montato magistralmente, fa scorrere le sue quasi quattro ore (compresi gli extra) in un attimo magico, affascinando e commuovendo nel raccontare la storia di un uomo sostanzialmente semplice che è stato un grande artista.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 04/01/2012 (10404)

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