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Pagina inziale » Sport e Benessere » Articolo n. 10350 del 6 dicembre 2011 (2514) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Nell’acqua e nel buio
Nell’acqua e nel buio
Sono dell’Unione Italiana Ciechi... alcuni nostri associati sarebbero interessati ad un corso di nuoto... forse una ventina... non vedenti”... “Piacere... incontriamoci... ho già un paio di idee, e se rispondono alle vostre esigenze questo corso è cosa fatta”.  Così è nata una delle più belle iniziative del Centro Idea Blu di Pavia.
 
Personalmente avevo già lavorato in acqua con bambini non vedenti, ma sempre individualmente; questa volta invece si trattava di un intero gruppo di ragazzi e di adulti. Racconto molto volentieri questa mia esperienza perché mi è rimasta nel cuore.
In un primo momento, quando si ha a che fare con persone che si trovano in uno stato di “limitazione”, di qualsiasi natura e origine, la propria individualità viene per così dire “disturbata” dall’incontro con qualcuno che vive il rapporto con il mondo che lo circonda in modo profondamente diverso dal nostro. E mai per libera scelta. Così nella persona che non ritiene se stessa limitata si scatenano forti sentimenti di attrazione e di rifiuto, di tristezza e di compassione, di giudizio e di impotenza; sentimenti in genere accompagnati da atteggiamenti iperprotettivi, o di fuga, o di commiserazione, o di gratificazione nei confronti di chi ha limiti evidenti.
A seconda delle situazioni la limitazione viene ora sottolineata, ora ignorata. Troppo spesso però la disabilità passa in primo piano rispetto la persona, il soggetto portatore di quella disabilità.
Stando semplicemente insieme a chi si trova in forte svantaggio a causa di un limite fisico, psichico o sensoriale che sia, ci si accorge dell’emergere nitido della soggettività della persona, a tal punto che l’handicap non sta più né in primo piano, né in secondo piano, ma diventa caratteristica originale della personalità del singolo individuo.
Se poi ti trovi in piscina con quindici non vedenti, il diverso sei solo tu.
 
Ma quali caratteristiche deve avere un corso di nuoto frequentato esclusivamente da non vedenti?
Semplicemente quelle di un corso di nuoto ben condotto: innanzitutto la guida di un insegnante competente, che abbia chiari gli obiettivi da perseguire, che conosca e sappia applicare la metodologia e che partecipi con interesse personale all’insegnamento; poi la giusta gradualità nella progressione didattica; un favorevole rapporto numerico tacnico-allievi; la disponibilità di una struttura sportiva idonea. A tutto ciò vanno aggiunte scelte finalizzate a rendere la mancanza della vista quanto più possibile secondaria rispetto lo scopo del corso.

Personalmente per ridurre la difficoltà di orientamento ho ad esempio attivato un’unica sorgente sonora, ad indicare la direzione da seguire, prima in avvicinamento e poi in allontanamento; ho anche inclinato le bocchette di immissione dell’acqua per avere flussi paralleli e longitudinali.
Molto importante sia per l’orientamento che per la giusta accoglienza nella piscina è stata la descrizione minuziosa dell’ambiente mentre questo veniva lentamente ed attentamente esplorato all’inizio della prima lezione: abbondanza di particolari, risposte esaurienti alle molte domande, tranquillità nell’anticipare i contenuti del corso hanno sicuramente contribuito a creare un sereno clima di lavoro.
 
Il corso iniziava subito in acqua, ed il riscaldamento avveniva con esercizi di acquagym, inizialmente utilizzati anche per favorire l’ambientamento. Poi seguivano gli esercizi didattici per l’apprendimento degli stili, come nei classici corsi di nuoto.
Unica grande differenza l’incessante verbalizzazione del compito da eseguire: sia degli esercizi generali, sia dei movimenti segmentari. Nell’educazione motoria l’insegnante utilizza normalmente tutti i canali a sua disposizione, e l’esempio visivo è sicuramente molto efficace. Ma se chi ti ascolta non ti vede, le tue parole acquistano maggiore importanza; e vedere la perfetta esecuzione di un gesto da te solo “raccontato” spesso stupisce.
Lo stupore diventa poi emozione se si pensa che questi gesti sono eseguiti “al buio”, senza vedere e senza respirare, ma in piena fiducia, sebbene ci si trovi nell’acqua che, così come il buio, è spessissimo origine di paura.
 
Non dobbiamo dimenticare che i nostri propriocettori, che ci permettono di capire la posizione del nostro corpo anche senza vederlo, vengono inibiti dall’ingresso in acqua (per questo ad esempio crediamo di avere le gambe tese mentre le stiamo flettendo), e ciò aumenta le difficoltà.

La buona volontà, l’entusiasmo e la simpatia dei partecipanti hanno favorito il raggiungimento degli obiettivi, indipendentemente dall’età e dalle doti atletiche individuali.
E superando le paure hanno imparato a “volare”. Perché in questo caso nuotare... è un po’ come volare!
 
 Informazioni 
Dove: Piscina Idea Blu, via Solferino, 70 - Pavia
Per informazioni: tel. 0382/461172

 

Luigi Vecchio
Piscina Idea Blu

Pavia, 06/12/2011 (10350)

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