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Pagina inziale » Sport e Benessere » Articolo n. 10277 del 18 novembre 2011 (4131) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Corsi di nuoto per adulti principianti
Corsi di nuoto per adulti principianti
Il bacino e le ossa degli arti inferiori indicano che l’Australopithecus Africanus camminava in posizione eretta...” (John Eccles, conferenze Gifford, Università di Edimburgo, 1978).

Cinque milioni di anni fa la conquista che permise al nostro antenato di utilizzare gli arti superiori non più per la deambulazione, ma per altri compiti, come ad esempio cacciare.
Più recentemente l’uomo inventò la sedia, la utilizzò sempre più e divenne “sedentario”. Oggi sono tantissime le persone che trascorrono la maggior parte della loro vita sedute passando dalla sedia al sedile, dal sedile alla poltroncina, per tornare al sedile e alla sedia, e infine alla poltrona. A parte il gioco di parole che definirebbe “poltroni” anche chi ci rappresenta politicamente, molti problemi fisici che interferiscono con il nostro benessere, che spesso ci impediscono di lavorare come dovremmo e di divertirci come vorremmo, derivano da posizioni scorrette assunte durante la giornata, e dalla tendenza ipocinetica dei nostri comportamenti.

Gli atleti esprimono al massimo la potenzialità dell’essere umano legata al movimento, e lo fanno con fatica (in greco athlon). L’uomo moderno sembra invece impegnato ad escogitare sistemi per muoversi il meno possibile, e per non faticare. Chi opera nel nostro settore sa bene che una regolare attività fisica, anche se con allenamenti di durata limitata, aumenta il benessere individuale in modo rapido, evidente e piacevole. Invece, l’uomo moderno tende a sedersi. E spesso anche in modo scorretto. Magari guardando un monitor ad un’altezza inadeguata, o senza utilizzare braccioli e schienale. Talvolta assume posizioni sbagliate al volante, guidando a braccia tese; o adagiato sopra un confortevole sedile che però è fuori asse rispetto ai pedali, anche se l’auto è di recente progettazione.
Le conseguenti posture scorrette senza che ci si accorga determinano una precoce usura delle cartilagini delle articolazioni, ad esempio; oppure dolorose contratture muscolari; o altre volte eccessivo rilassamento in altri distretti muscolari.
Solitamente tendono a contrarsi oltre il necessario i muscoli della colonna vertebrale e del dorso; perdono forza soprattutto addominali e glutei, ma anche arti inferiori e arti superiori.
Spesso anche i lavori meno sedentari sono svolti con movimenti scorretti: pesi eccessivi trasportati in modo asimmetrico, o sollevati da terra non con la forza delle gambe, flettendole per raccogliere il peso, ma impegnando i muscoli del dorso e facendo leva sulla nostra splendida ma non invulnerabile colonna vertebrale.
 
Volutamente gli esempi citati sono generici: ogni occupazione ha le sue controindicazioni, i suoi rischi e le sue misure preventive. In alcuni paesi dell’Europa settentrionale il costo sociale legato alla cura di questo tipo di problemi ha raggiunto livelli così elevati da rendere necessari interventi istituzionali volti alla prevenzione. Per esempio la Svezia ha favorito studi orientati all’ottimizzazione di posizioni ergonomiche per le postazioni di lavoro all’interno delle fabbriche. Non dimentichiamo inoltre che molti disturbi fisici derivano anche da stress psicologico.
Una sana attività sportiva, se svolta in modo corretto e regolare, può senza dubbio prevenire i disturbi di cui abbiamo parlato, o almeno ridurre la portata delle conseguenze.

La mia esperienza è soprattutto legata al nuoto. Il nuotare può essere adatto a chi soffre di disturbi posturali o da ipocinesi per vari motivi. Innanzitutto interessa la persona in modo completo e richiede movimenti simmetrici. Si svolge in acqua, e proprio l’acqua ha effetto miorilassante, favorisce la decontrazione muscolare ed anche il rilassamento psicologico. Il nuoto si effettua sdraiati: la colonna vertebrale si trova orizzontale e scarica. Le articolazioni, grazie alla spinta idrostatica descritta dal principio di Archimede, ricevono minori sollecitazioni rispetto qualsiasi attività fuori vasca. Le persone sovrappeso possono quindi nuotare senza danno per le articolazioni.
Nuotando su lunga distanza si sviluppa la resistenza aerobica, con una migliore capillarizzazione periferica. Per questo il nuoto è indicato anche per chi soffre di ipertensione. La costante pressione favorisce la circolazione sanguigna. Ne consegue un rapido smaltimento dell’acido lattico prodotto dai processi energetici dei muscoli, con allontanamento da questi delle sensazioni di dolore e stanchezza successive ad un’attività fisica intensa.
Conseguenze benefiche dell’aumentata circolazione ematica sono anche l’aumento di diuresi e la diminuzione di gonfiori agli arti inferiori. Il diaframma aumenta il suo lavoro dell’ottanta per cento rispetto un’attività di pari intensità all’asciutto, a vantaggio dell’efficienza dell’apparato respiratorio. Teniamo conto che soggetti asmatici possono nuotare tranquillamente, in quanto l’ambiente umido tipico negli impianti natatori evita il verificarsi di crisi acute.

Nuotando a dorso si rinforzano addominali e glutei, a vantaggio di un migliore controllo posturale del bacino e del tratto lombare della colonna. Il nostro cervello durante lo sforzo fisico produce sostanze chiamate endorfine, che determinano in chi sta faticando una piacevole sensazione di benessere. Se poi l’attività non è svolta in modo solitario ecco che al rilassamento muscolare ed alla sensazione di gradevole fatica si aggiunge la possibilità di incontrare nuove persone e di scambiare due parole lontano dal posto di lavoro.

E chi non sa nuotare?
Gli educatori sportivi sanno che la diffusa opinione secondo cui “...o impari da piccolo, o non impari più...” non ha fondamento nella realtà. Infatti, è vero che esiste un periodo della crescita, tra i nove ed i dodici anni, nel quale l’apprendimento motorio è particolarmente favorito; ma è anche vero che l’apprendimento, compreso quello di gesti anche complessi, non ha età. Naturalmente non bisogna sottovalutare i limiti fisiologici individuali e bisogna tenere conto che con l’avanzare dell’età degli allievi acquistano sempre più importanza il metodo utilizzato ed il contesto nel quale si imparano cose nuove.
Non è certamente superfluo sottolineare come un ambiente pulito ed accogliente renda ulteriormente efficace l’ insegnamento dell’attività natatoria.
Nell’insegnare a nuotare il “maestro” non solo deve preparare l’allievo alla piena autonomia in acqua, ma anche deve accompagnarlo nel superamento della paura dell’acqua, qualunque ne sia l’origine. Inoltre spesso l’adulto che non nuota e prova disagio in acqua pensa di essere il solo in tale difficoltà e questa cosa lo imbarazza. Per questo motivo consiglio vivamente i corsi collettivi, con gruppi limitati ad una decina di persone: prima si condividono i timori, naturalmente in modo assolutamente spontaneo, poi si notano i progressi propri e degli altri. Infine si gode pienamente della nuova abilità appresa: alleviando i disturbi fisici prima elencati, dedicando regolarmente un poco di tempo al benessere personale, utilizzando il tempo libero in attività prima “vietate” dal non saper nuotare.
 
L’insegnante deve essere competente, tranquillo e paziente, ma soprattutto rispettoso di chi con difficoltà cerca di superare una sua incapacità avendo con coraggio deciso di cambiare in meglio il suo stile di vita.
 
 Informazioni 
Dove: Piscina Idea Blu, via Solferino, 70 - Pavia
Per informazioni: tel. 0382/461172

 

Luigi Vecchio
Piscina Idea Blu

Pavia, 18/11/2011 (10277)

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