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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 10179 del 21 ottobre 2011 (3285) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Dalle mummie a Caravaggio
Dalle mummie a Caravaggio
L’Associazione Archeologica Lomellina dà il via ad un nuovo ciclo di conferenze presso il Museo di Gambolò.
 
Il primo dei tre appuntamenti in programma è fissato per venerdì 28 ottobre con il prof. Massimo Vidale del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova che proporrà l’intervento “Jiroft, Iran sudorientale: alla scoperta di una civiltà sconosciuta”.
 
Nel 2001, una disastrosa alluvione del fiume Halil ha casualmente esposto presso la cittadina iraniana di Jiroft (Provincia di Kerman) una serie di ricche tombe risalenti alla seconda metà del 3° millennio a.C.. È stato l’inizio di un saccheggio generalizzato durato per mesi, terminato solamente quando le forze di sicurezza di Tehran hanno fermato gli scavi clandestini e sequestrato migliaia di preziosi manufatti destinati a finire all’estero.
Oggi molti di quegli oggetti, esposti nei musei di Tehran, Kerman e Jiroft ci parlano di una civiltà remota e dimenticata ma estremamente raffinata. Dieci anni di scavi regolari, praticati sia sui tell (colline archeologiche) della regione, sia sui cimiteri ormai distrutti dai clandestini, hanno fornito le prime affidabili informazioni scientifiche. Sono venuti in luce i resti di possenti murature in mattone crudo, di case private, di quartieri abitati da artigiani delle pietre semipreziose e del metallo, statue in argilla cruda dipinta a colori vivaci, centinaia di impronte di sigillo con immagini e simbologie sconosciute. Sono state scoperte tavolette con un’enigmatica e ancora intraducibile scrittura geometrica. I vasi in clorite di questa nuova civiltà mostrano complesse scene mitologiche che potrebbero essere legate a patrimoni mitologici confluiti in seguito nelle narrazioni bibliche e nelle successive tradizioni zoroastriane. Secondo i filologi potrebbe trattarsi dell’antico paese di Marhashi, che nei contemporanei testi cuneiformi della Mesopotamia è descritto come il più ricco partner politico e commerciale, e in potenza come un pericoloso avversario, dei re della Terra tra i due Fiumi.
 
L’Antico Egitto e l’Ankhpakhered Mummy Project: il mistero delle mummie che parlano” è il titolo della serata di sabato 5 novembre, che vedrà come relatrice la dott.ssa Sabina Malgora.

La conferenza ha come argomento la ricerca, ancora in corso, condotta da un’equipe multidisciplinare diretta dalla relatrice. Si tratta delle analisi mediche effettuate su una mummia conservata con il sarcofago, presso il museo Museo Civico Archeologico e Paleontologico di Asti.
I reperti sono stati esposti in occasione della mostra Ur Sunu, Grandi Dottori dell’Antico Egitto, organizzata a Casale Monferrato (dal 27 settembre 2008 al 10 gennaio 2009), di cui l’egittologa Sabina Malgora è stata il curatore. Fin dalle prime analisi radiologiche, la mummia è risultata lontana da come si dovrebbe presentare un corpo mummificato!
Chi era Ankhpakhered? Era un sacerdote del dio Min, divinità legata alla sessualità, ed è vissuto tra la XXII-XXIII dinastia. Così almeno dicono le iscrizioni sul sarcofago…
Ulteriori analisi mediche, in particolare la tomografia assiale computerizzata, TAC, sono state effettuate presso la struttura ospedaliera Fatebenefratelli di Milano, con un intervento attivo da parte di un’équipe di medici specializzati, guidata dal prof. Luca Bernardo, direttore del reparto di Pediatria.
La mummia e le ricerche effettuate hanno avuto un clamoroso successo: non si contano le testate giornalistiche che hanno pubblicato foto e articoli che raccontano della sua vicenda.
Per svelare il mistero, la mummia è stata sottoposta a nuovi esami lo scorso marzo per permettere ad un’èquipe multidisciplinare di studiarlo. E lo scorso settembre SuperQuark ha dedicato un documentario a questa ricerca. Questo corpo enigmatico parlerà durante la conferenza, con il supporto di immagini, ricostruzioni in 3D, filmati e le parole della ricercatrice che lo sta indagando.
 
L’ultimo incontro, in calendario per sabato 12 novembre, vedrà il prof. Giorgio Gruppioni, dell’Università degli Studi di Bologna, muoversi “Sulle tracce dei resti di personaggi del passato fra indizi storici e ricerche scientifiche: Caravaggio, Dante, Pico della Mirandola e altri ancora”.
 
Giorgio Gruppioni è titolare della cattedra di Antropologia nella Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Bologna e Ravenna, sede presso la quale tiene i corsi di Antropologia, Paleontologia umana, Ecologia e dinamiche delle popolazioni umane e Laboratorio di Antropologia archeologica.
Laureatosi in Scienze Biologiche, a partire dal 1973 inizia a svolgere attività didattica e scientifica dedicandosi a ricerche sulla distribuzione dei sistemi gruppoematici eritrocitari e dei polimorfismi enzimatici in popolazioni umane.
Assunto nel 1975 nel ruolo di Assistente ordinario alla cattedra di Antropologia presso l’Università di Bologna, continua a dedicarsi a ricerche sui marcatori genetici oltre che dal punto di vista popolazionistico, nelle loro relazioni con malattie genetiche e polifattoriali e nelle loro applicazioni in campo medico-forense finalizzate alle indagini sui rapporti di genitura ed alla identificazione personale. Allestisce, presso l’allora Istituto di Antropologia dell’Università di Bologna, un laboratorio specializzato nelle analisi immunoematologiche ed elettroforetiche. Si dedica altresì a studi di auxometria e di antropologia di popolazioni attuali nonché a ricerche di biologia scheletrica su reperti di interesse archeologico.
Nel 1980, viene assunto nel ruolo di professore. Nello stesso periodo svolge attività didattica presso l’Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF) di Bologna tenendo corsi di Antropologia e Antropometria e presso l’Istituto Petroniano Studi Sociali Emilia Romagna (IPSSER) di Bologna svolgendo il corso di Biologia umana con elementi di Igiene nella Scuola per Assistenti Sociali.
Nel 1986 all’Università degli Studi dell’Aquila ricopre la cattedra di Ecologia umana nella Facoltà di Scienze. Presso la stessa sede tiene gli insegnamenti di Laboratorio di Biologia sperimentale, nonché di Laboratorio di Biologia ambientale e di Principi di valutazione dell’impatto ambientale.
Presso l’Ateneo aquilano costituisce una unità di ricerca che si dedica a studi di genetica di popolazioni umane attraverso l’analisi dei marcatori genetici, ad indagini di antropometria e fisiometria dell’accrescimento in gruppi di bambini e adolescenti, a ricerche di biodemografia ed ecologia di popolazioni umane, nonché all’antropologia di popolazioni del passato basata sull’analisi dei resti scheletrici recuperati nel corso di scavi archeologici, allestendo, per lo svolgimento di queste ricerche, un laboratorio specializzato nell’analisi dei polimorfismi elettroforetici e del DNA e un laboratorio di osteoarcheologia.
Questa attività scientifica viene svolta attraverso la partecipazione a numerosi progetti di ricerca locali e nazionali fra cui due Programmi di Ricerca Scientifica di Rilevante Interesse Nazionale, dei quali ha svolto anche il ruolo di Coordinatore nazionale, e il Progetto Finalizzato Beni Culturali del CNR, in qualità di Responsabile di una unità operativa, su un programma dal titolo “Popolazioni e ambiente in aree campione dell’Italia olocenica: studio integrato e modelli di sviluppo in base a dati paleodemografici, biologici e storico archeologici”.
Insegna poi Antropologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, poi Conservazione dei Beni Culturali, dell’Università di Ravenna e di Bologna, allestisce un Laboratorio di Antropologia che si occupa di studi di biologia scheletrica, di archeoantropologia e di antropologia virtuale e molecolare.

In questa occasione Gruppioni presenterà una serie di ricerche dedicate a personaggi storici particolarmente importanti.
 
 
 Informazioni 
Dove: Sala conferenze del Museo Archeologico Lomellino, Piazza Castello – Gambolò
Quando: nelle date indicate, alle ore 21.15
 
 
Pavia, 21/10/2011 (10179)




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