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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 10106 del 28 settembre 2011 (3581) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
La musica in Portogallo
La musica in Portogallo
Come sempre, dopo il mio solito viaggetto da “Jumper” (vale a dire “toccata e fuga”), eccomi a riferirvi sullo stato della musica nella nazione che ho appena visitato: il Portogallo.
 
Sorvolando sul fatto che Lisbona e Porto sono due bellissime città (che valgono un viaggio, magari low-cost), che l’atmosfera che vi si respira è estremamente rilassante, il cibo è ottimo (il bachalao va provato in ogni sua variante e i dolci sono un delirio; ogni cinque negozi, tre sono pasticcerie) e il vino anche, veniamo subito alla situazione musicale.
 
Nell’appiattimento universale che governa il business musicale, se accendete la radio in auto vi sembrerà di trovarvi in Italia: le canzoni sono spesso le stesse e, quand’anche sono cantate in portoghese, il genere pop-commerciale è il medesimo: costruito a tavolino, imbellettato di suoni campionati, da ascolto veloce e digestione immediata.
Il rock internazionale (lo dice la parola stessa) è il medesimo, così come (purtroppo) l’immancabile, sempre uguale a sé stessa, un po’ obsoleta, rintronante disco-tecno- dance.
Ma, per fortuna, c’è il Fado.
 
Il Fado non è più solo quello di Amalia Rodriguez (o perlomeno, non solo); non è un genere fossilizzato, che guarda al passato come massima espressione, ma una musica popolare e colta allo stesso tempo, che tra i giovani trova appassionati ed adepti.
Ho avuto la fortuna di essere accompagnato, da un’amica di Lisbona, in un piccolo club esclusivo, frequentato da “cittadini” e non da turisti, in cui, dopo le 23 di sera, il locale chiude le porte e gli artisti che vogliono fare ascoltare i nuovi brani o far conoscere le proprie interpretazioni, si esibiscono in brevi set acustici, accompagnati da un suonatore di chitarra portoghese (strumento difficilissimo da usare).
Uomini, donne, ragazzi vestiti in pelle nera o ragazze poco più che liceali, affrontano un pubblico attento, competente e interessato, giocandosi la credibilità in poche canzoni.
La musica è ironica, allegra, triste o tragica, ma il suono del Fado ti si infila sotto la pelle e ti fa vibrare e, alla fine, comprendi la canzone, anche se non capisci la lingua.
 
C’è qualche cosa di antico e mediterraneo nel Fado (anche se il Portogallo è sull’Atlantico), ci sono la Grecia e la Turchia, Napoli e le sue “sceneggiate”; ma anche il rock di Lou Reed e le ballads di Dylan.
In campo discografico, i nuovi “fermenti” stentano a comparire ma, da qualche anno, una nuova icona giovane e ribelle si è sostituita a quella di Amalia: Mariza.
Un colpo al tradizionale ed uno al nuovo Fado, i capelli corti tinti di bianco sulla pelle ambrata (è “colorata”, provenendo dalle isole), Mariza ha conquistato anche i più scettici tradizionalisti, diventando così la nuova “reginetta “ del Fado.
 
E questo è quanto: alla prossima!
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 28/09/2011 (10106)

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