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Pagina inziale » Tavola » Articolo n. 737 del 15 luglio 2001 (3451) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Lombardia
Lombardia

La nostra amata regione, buona produttrice di vino per un totale che sfora il tetto del milione e mezzo di ettolitri, vanta una percentuale di vini Doc e Docg di poco superiore alla metà.

I riconoscimenti più ambiti, cioè le Docg, sono prerogativa di due zone che hanno profuso grandi sforzi comuni per la rivalutazione del territorio, cioè la Franciacorta e la Valtellina.

Primo e finora unico esempio di Docg relativa al metodo classico la troviamo in Franciacorta, con il Franciacorta Docg spumante: non mi sto ripetendo con le dizioni, la denominazione è proprio esatta. Usciti dalla lunghissima ed inesauribile "querelle" su che nome dare al prodotto nostrano una volta proibita, ogni dicitura che facesse riferimento alla Francia (intendo "metodo champenois"), gli uomini del bresciano hanno dato segno di voler scrivere la loro strada in maniera autonoma dissociandosi dai termini che si sono susseguiti nel corso degli anni (classese, classimo, talento...).

Così facendo danno al consumatore un segno preciso: se chiederete un "Franciacorta Docg" vi devono servire uno spumante classico con rifermentazione in bottiglia, quindi una denominazione che è garante anche di una metodologia di produzione.

Lombardia

La strada è risultato essere quella vincente, forse per premiare chi ha il coraggio di osare, oltre alla certezza di avere un prodotto di grande qualità.

La seconda ed ultima Docg lombarda, ultima nata nel panorama nazionale, premia i vini della Valtellina con la dizione "superiore", quindi quelli delle sottozone Sassella, Inferno, Grumello e Valgella.

Se nella Valtellina troviamo l'ultimo regno del Nebbiolo, detto Chiavennasca, il panorama lombardo è molto variegato: la Franciacorta punta ovviamente su pinot bianco e chardonnay prediligendo la spumantizzazione, l'Oltrepo' pavese sul pinot nero da spumante o da vino tranquillo, il barbera e la croatina per la bonarda , il Sangue di Giuda ed il Buttafuoco, oltre a tutti gli altri vini bianchi che godono del riconoscimento Doc (cortese, riesling sia italico che renano, pinot grigio, moscato, malvasia, chardonnay...).

Nella parte sud-ovest inizia il grande regno del sangiovese, del lambrusco e del trebbiano, che ci accompagneranno nel nostro viaggi per quasi tutto il resto della penisola.

Merita una segnalazione una rarità enologica (ma veramente di rarità si tratta!!) coltivata in Valcalepio, ed esattamente il moscato rosso di Scanzo, prodotto nella tipologia passita.

 
 Informazioni 
 

Maurizio Villa

Pavia, 15/07/2001 (737)

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