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Pagina inziale » Tavola » Articolo n. 735 del 31 luglio 2001 (3357) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Piemonte: le Doc
Piemonte: le Doc

Le doc piemontesi, che non andremo certo ad elencare per non tediare alcuno con un lunghissimo elenco, rivestono un'importanza enorme poiché sono di assoluto valore qualitativo.

Patria, come abbiamo detto del Nebbiolo, regala anche delle Doc di tutto rispetto, come il Nebbiolo d'Alba, ma sicuramente le espressioni più interessanti provengono dal Barbera, che dalla provincia di Cuneo e da quelle di Asti ed Alessandria, offre vini di grande complessità e di grande struttura: chi conosce un po' il mondo del vino certo avrà sentito parlare del famoso "Bricco dell'Uccellone", forse la più altisonante espressione del barbera d'Asti, opera di quel Giacomo Bologna che ha dettato con questo prodotto le basi per la fortuna del barbera piemontese.

Come si può evitare di menzionare un'altra tipologia che si identifica con il territorio piemontese?

Il dolcetto, vitigno le cui origini si presume siano proprio piemontesi, con le sue sette zone di provenienza ben determinate e che danno sfumature davvero interessanti, è spesso richiesto dalla clientela come il vino che identifica un preciso territorio.

Non sempre è possibile (per questioni non solo di danaro, ma anche legate alla stagionalità delle preparazioni culinarie) gustare barolo o barbaresco, ed ecco che il Piemonte ci offre vini molto tipici e caratteristici che ben esprimono le potenzialità e la volontà di questa gente, pronta a produrre vini secondo l'andamento del gusto e delle richieste internazionali, ma che tengono un piede ben legato al proprio passato, tanto che è di notevole spessore anche la produzione di vini provenienti proprio da vitigni storicamente tipici del territorio, come arnesi, pelaverga, ruché, malvasie ed erbaluce.

Una panoramica quindi molto variegata, ma con il legame costante della produzione qualitativa.

 
 Informazioni 
 

Maurizio Villa

Pavia, 31/07/2001 (735)

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