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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 382 del 8 luglio 2002 (3105) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Fabrizio Poggi - Turututéla
Fabrizio Poggi - Turututéla

Ci eravamo abituati a vedere Fabrizio Poggi nel ruolo di "più americano di un americano" per il suo amore spassionato per la musica d'oltremanica; il country, il folk, il blues, la musica cajun sono scritti naturalmente nel suo DNA e la sua dedizione sincera e sentita a questo genere di musica l'ha portato, dopo anni di gavetta, a guadagnarsi la stima e l'amicizia degli stessi artisti americani che spesso si sono offerti di partecipare (come ospiti) ai dischi prodotti con i suoi Chicken Mambo.

Dischi ben suonati, arrangiati ed incisi al punto da sfuggire alle costrizioni "locali" e affacciarsi ben accolti al mercato nazionale ed anche internazionale.

Ecco che all'improvviso ci spiazza con questo nuovo "Turututéla": un disco di canzoni popolari lombarde!

Il primo a rimanere spiazzato era stato proprio lui quando, circa due anni fa, dopo aver rincorso a lungo le radici della musica americana si era ritrovato ad aver riscoperto le proprie di radici: quella canzone folk popolare tipica della valle padana, affidata alle mondine ed ai cantastorie (i Turututéla, appunto), che aveva accompagnato la sua infanzia. Il fascino di questa musica, recepita ora con la sensibilità del musicista maturo, l'ha colpito all'improvviso ed è stato subito amore. Insieme alla moglie Angelina si è buttato a capofitto alla ricerca di questi vecchi motivi.

Fabrizio Poggi

Quello che piace in questo disco è che, senza volere, intriso com'è di musica d'oltre oceano, Fabrizio Poggi ha interpretato queste canzoni filtrandole ed equiparandole alla musica che è solito suonare, finendo per dimostrare che le due matrici non sono poi molto lontane e nel farlo ha spogliato le canzoni di tutti gli orpelli e le aggiunte che, negli anni, si erano sovrapposti sino a travisare, a volte, il senso stesso della canzone (come nel caso de La Pesca dell'Anello).

E' un disco molto, molto bello proprio per questa sua diversità. Non c'è il rispetto un po' bigotto dello studioso, ma l'entusiasmo ingenuo del musicista che trova nuova ispirazione proprio dove non avrebbe mai creduto di trovarla: davanti ai gradini di casa sua. Ecco che rinascono a nuova vita celeberrimi brani quali Senti le rane che cantano (Amore mio non piangere), Donna Lombarda, L'Inglesina o Il Sirio (storia del naufragio di un Titanic dei poveri, carico di emigranti). In mezzo alla tradizione si ambientano bene anche i brani scritti dallo stesso Poggi: Giovanna (dedicata alla cantante Giovanna Daffini), Nonna Vittoria (dedicata alla nonna di Poggi), Gli occhi del cuore (basata su una poesia del vogherese Alessando Maragliano), Bal d'la sunèta e Turututéla.

E' un disco inciso con amore e incredulo entusiasmo per le radici ritrovate inaspettatamente sommerse dai ricordi dell'infanzia, non poi così lontane dalla musica amata.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 08/07/2002 (382)

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