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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 15454 del 8 gennaio 2019 (81) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il Gabbiano
Il Gabbiano

La Stagione teatrale prosegue con lo spettacolo Il Gabbiamno di Anton Cechov, con interpreti principali Elisabetta Pozzi, Francesco Sferrazza Papa, Alice Arcuri. Regia Marco Sciaccaluga.

Il Gabbiano (1895) fu rappresentato la prima volta a San Pietroburgo senza successo; solo con l’allestimento di Konstantin Sergeevič Stanislavskij (1898) al Teatro dell’Arte di Mosca, venne consacrato come testo emblematico della poetica cecoviana. Il Gabbiano in scena oggi è quello originario, tradotto fedelmente da Danilo Macrì, ovvero il copione come si presentava prima delle modifiche concordate tra la censura russa e l’autore stesso. 

Il titolo crea subito un accostamento simbolico tra il volo stroncato di un gabbiano e la sorte di una umanità illusa, che anela invano a partecipare all’esistenza che li respinge. Come il gabbiano anche i protagonisti della vicenda sono costretti ad abbandonare i rispettivi entusiasmi, i sogni artistici e sentimentali infranti. Racconta la storia di Nina e Kostantin, entrambi tormentati dall’amore, due giovani desiderosi di affermazione artistica e sentimentale. Kostantin, figlio di un'attrice famosa - Irina Arkadina - aspira a diventare scrittore di teatro anche per conquistare l'amore di Nina, che ha la vocazione del palcoscenico. L'insuccesso del suo primo lavoro, allestito in un teatrino di campagna, segna il crollo delle sue speranze – anche la madre Irina, attrice chiusa nel proprio egoismo, non coglie le richieste di sostegno artistico da parte del figlio Konstantin. Nina, delusa, segue a Mosca Trigorin, un letterato alla moda, ex amante di Irina. Ne è sedotta, poi lasciata; ma, tornata nella tenuta di campagna, rifiuta ancora l'amore di Kostantin, che si uccide.

Altri personaggi ruotano attorno alla vicenda: il maestro Semen Medvedenko, che traduce subito tutto in denaro, consapevole che sua moglie Maša, sempre vestita di nero, lo ha accettato come un ripiego, sperando di dimenticare col matrimonio e con la nascita del figlio – che comunque poi trascura – il suo vero amore, quel Konstantin che invece ama, non riamato, Nina. A protestare contro l’ingiustizia dell’esistenza è Petr Sorin, padrone di casa e fratello di Arkadina, sessantenne e malato cronico: egli non accetta l’invito alla rassegnazione del saggio dottor Dorn, che nemmeno gli prescrive delle cure; afferma con forza, nonostante la sua infermità, di aver ancora voglia di vivere, di volere quello che la vita non gli ha concesso. Cechov pone dunque uno struggente sguardo di compatimento sulla disillusione umana, ma anche sul tema dell’incomunicabilità e sul rapporto tra generazioni.

Il regista Marco Sciaccaluga ricostruisce una sinfonia dell’esistenza che ha caratteristiche universali - la messa in scena gioca sul reciproco incontro tra attori e spettatori, all’interno di una cornice scenografica classica che crea la suggestione della dacia sulla sponda di un lago - recuperando lo spirito originale del testo, attraverso il concertato di bravi attori, tra cui spicca lo smagliante carisma di Elisabetta Pozzi, ma anche l’affiatamento del cast composto da Francesco Sferrazza Papa, Federico Vanni, Alice Arcuri, Roberto Alinghieri, Elsa Bossi, Eva Cambiale, Stefano Santospago, Roberto Serpi, Andrea Nicolini, Kabir Tavani. 

 
 Informazioni 
Dove: Pavia - Teatro Fraschini
Indirizzo: Corso Strada Nuova 196
Quando: da venerdì 11 gennaio 2019 a domenica 13 gennaio 2019
Orario: ven e sab 21.00; dom 16.00
 
 
Pavia, 08/01/2019 (15454)




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